Corato cuore della protesta di lavoratori e studenti con la forza della pacatezza: gli scatti simbolo della manifestazione
Sulla pagine di CoratoViva il foto-racconto del fotografo coratino Michele Mancano
lunedì 19 ottobre 2026
12.39
Quella che oggi - come nei giorni scorsi - sta attraversa Corato è una mobilitazione sentita, che trova la sua forza nella continuità e nella pacatezza, così come emerge dagli scatti del fotografo coratino Michele Mancano. Un racconto per immagini che restituisce il volto più autentico della mobilitazione: quello di uomini di fatica, trasportatori e agricoltori alle prese con costi sempre più difficili da sostenere, insieme agli studenti che chiedono attenzione per il proprio futuro.
Nei volti, nei gesti e negli incontri della giornata di oggi, iniziata con l'ennesimo presidio lungo la SP231, emerge una rabbia che non ha bisogno di trasformarsi in violenza per essere legittima. È la stanchezza di chi lavora, produce, si mette alla guida di un mezzo o trascorre le giornate nei campi e vede assottigliarsi, giorno dopo giorno, il margine per andare avanti. Accanto a loro, i giovani, protagonisti di un confronto pacato con il sindaco De Benedittis all'interno della corte di Palazzo di Città.
Sono immagini semplici, che viaggiano sulla stessa lunghezza d'onda dei manifestanti nelle vicine città di Cerignola e Canosa di Puglia, ma che possiedono un forte significato simbolica, se messe a confronto con quelle che rimbalzano sui telegiornali nazionali, dove le proteste vengono talvolta oscurate dalle violenze e dalle vetrine infrante da gruppi di giovanissimi estranei alle ragioni della mobilitazione. Episodi che - propagandosi visivamente da Milano - rischiano di confondere il senso di una rivendicazione sacrosanta con comportamenti che nulla hanno a che fare con essa.
A Corato, invece, la protesta mostra il volto concreto di chi chiede ascolto, rispetto e condizioni sostenibili per continuare a lavorare e vivere dignitosamente. Corato, attraverso la serietà e la compostezza dei suoi manifestanti, si conferma cuore vivo, attivo e pulsante di una mobilitazione che è voce di un disagio condiviso in tutto il Mezzogiorno.
Nei volti, nei gesti e negli incontri della giornata di oggi, iniziata con l'ennesimo presidio lungo la SP231, emerge una rabbia che non ha bisogno di trasformarsi in violenza per essere legittima. È la stanchezza di chi lavora, produce, si mette alla guida di un mezzo o trascorre le giornate nei campi e vede assottigliarsi, giorno dopo giorno, il margine per andare avanti. Accanto a loro, i giovani, protagonisti di un confronto pacato con il sindaco De Benedittis all'interno della corte di Palazzo di Città.
Sono immagini semplici, che viaggiano sulla stessa lunghezza d'onda dei manifestanti nelle vicine città di Cerignola e Canosa di Puglia, ma che possiedono un forte significato simbolica, se messe a confronto con quelle che rimbalzano sui telegiornali nazionali, dove le proteste vengono talvolta oscurate dalle violenze e dalle vetrine infrante da gruppi di giovanissimi estranei alle ragioni della mobilitazione. Episodi che - propagandosi visivamente da Milano - rischiano di confondere il senso di una rivendicazione sacrosanta con comportamenti che nulla hanno a che fare con essa.
A Corato, invece, la protesta mostra il volto concreto di chi chiede ascolto, rispetto e condizioni sostenibili per continuare a lavorare e vivere dignitosamente. Corato, attraverso la serietà e la compostezza dei suoi manifestanti, si conferma cuore vivo, attivo e pulsante di una mobilitazione che è voce di un disagio condiviso in tutto il Mezzogiorno.