Norbert arriva a Santiago: «Sono partito per portare un messaggio e sono arrivato con una responsabilità ancora più grande: continuare a parlare»
3.385 km da Corato per raggiungere Santiago de Compostela
mercoledì 23 settembre 2026
18.09
Norbert Steingress, partito il primo maggio da Piazza Sedile, ha finalmente raggiunto Santiago de Compostela, la meta che per mesi ha guidato ogni suo passo lungo 3.385 km.
Alla base di questa scelta c'è una vicenda che lo stesso Norbert ha deciso di raccontare pubblicamente: gli abusi subiti da bambino e i ricordi riaffiorati circa quarant'anni dopo. «Volevo dare un significato concreto alla mia storia e trasformarla in una testimonianza pubblica contro la pedofilia e contro quel silenzio che per troppi anni protegge chi fa del male e isola chi ha subito».
Lungo la strada, però, il valore più grande lo ha trovato negli altri: «Molte volte ho avuto la sensazione che il vero viaggio avvenisse proprio lì, nel dialogo con gli altri», e questo spiega perché, guardando indietro, non pensa alla fatica fisica ma a pellegrini, famiglie e giornalisti che gli hanno affidato pensieri, storie e speranze.
A questa dimensione relazionale si collegano i ringraziamenti ai figli Eleonora e Andreas, alle comunità di Corato e Teramo, al Sindaco e al CAI, perché, come da lui spiegato, «non ho mai avuto davvero la sensazione di camminare completamente da solo».
Per questo l'arrivo non è una conclusione: «Santiago per me non è un punto finale», ma un momento per fermarsi e riflettere, consapevole che «raccontare può essere faticoso, ma può anche aprire porte, creare vicinanza e aiutare altri a non sentirsi soli».
«Sono partito per portare un messaggio e sono arrivato con una responsabilità ancora più grande: continuare a parlare», perché dopo le confidenze ricevute sente di dovere qualcosa a chi si è fidato di lui, e infatti «il mio cammino fisico termina qui, ma quello contro la pedofilia e contro il silenzio continua», distinguendo il percorso concluso da quello simbolico, che prosegue come impegno civile.
Da qui la richiesta rivolta a tutti, che la sua storia diventi «un invito a non voltarsi dall'altra parte, ad ascoltare chi trova il coraggio di parlare e a proteggere chi ancora non ha voce», tre azioni concrete che chiedono un cambiamento di atteggiamento collettivo, soprattutto verso i bambini.
«Se questo cammino riuscirà a lasciare anche solo una piccola traccia in questa direzione, allora ogni singolo passo sarà valso la pena».
Alla base di questa scelta c'è una vicenda che lo stesso Norbert ha deciso di raccontare pubblicamente: gli abusi subiti da bambino e i ricordi riaffiorati circa quarant'anni dopo. «Volevo dare un significato concreto alla mia storia e trasformarla in una testimonianza pubblica contro la pedofilia e contro quel silenzio che per troppi anni protegge chi fa del male e isola chi ha subito».
Lungo la strada, però, il valore più grande lo ha trovato negli altri: «Molte volte ho avuto la sensazione che il vero viaggio avvenisse proprio lì, nel dialogo con gli altri», e questo spiega perché, guardando indietro, non pensa alla fatica fisica ma a pellegrini, famiglie e giornalisti che gli hanno affidato pensieri, storie e speranze.
A questa dimensione relazionale si collegano i ringraziamenti ai figli Eleonora e Andreas, alle comunità di Corato e Teramo, al Sindaco e al CAI, perché, come da lui spiegato, «non ho mai avuto davvero la sensazione di camminare completamente da solo».
Per questo l'arrivo non è una conclusione: «Santiago per me non è un punto finale», ma un momento per fermarsi e riflettere, consapevole che «raccontare può essere faticoso, ma può anche aprire porte, creare vicinanza e aiutare altri a non sentirsi soli».
«Sono partito per portare un messaggio e sono arrivato con una responsabilità ancora più grande: continuare a parlare», perché dopo le confidenze ricevute sente di dovere qualcosa a chi si è fidato di lui, e infatti «il mio cammino fisico termina qui, ma quello contro la pedofilia e contro il silenzio continua», distinguendo il percorso concluso da quello simbolico, che prosegue come impegno civile.
Da qui la richiesta rivolta a tutti, che la sua storia diventi «un invito a non voltarsi dall'altra parte, ad ascoltare chi trova il coraggio di parlare e a proteggere chi ancora non ha voce», tre azioni concrete che chiedono un cambiamento di atteggiamento collettivo, soprattutto verso i bambini.
«Se questo cammino riuscirà a lasciare anche solo una piccola traccia in questa direzione, allora ogni singolo passo sarà valso la pena».