Tari a Corato, rincari fino all'87%. AIC: «Ripartizione non equa, stangata sulle imprese»

L'appello dell'Associazione Imprenditori Coratini, presieduta da Vito Cannillo

giovedì 6 agosto 2026 10.05
Il piano tariffario 2026 sulla tassa dei rifiuti (TARI) del Comune di Corato, a fronte di una lieve riduzione per le utenze domestiche, include aumenti consistenti per imprese, commercianti, artigiani e professionisti. Un dato che preoccupa l'Associazione Imprenditori Coratini, presieduta da Vito Cannillo.

Una premessa: dall'AIC si riconosce che l'importo complessivo del servizio non lo decide il Comune ma deriva dal piano del gestore, validato da AGER Puglia (Agenzia territoriale della Regione Puglia per il servizio di gestione dei rifiuti) ed entro i limiti del metodo nazionale ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente).

«Siamo i primi a riconoscere ciò che è imposto dall'alto», spiega Cannillo. «Proprio per questo poniamo la vera domanda: non quanto raccogliere, ma come quel costo è stato ripartito tra i contribuenti. E la ripartizione è una scelta tutta comunale».

Il confronto 2025-2026 mostra rincari fino al +87,37% per esposizioni e autosaloni e al +84,70% per i banchi di mercato, con aumenti oltre il 40% per abbigliamento, artigiani, carrozzerie, ristoranti, bar, supermercati e alimentari. Per un ristorante di 100 mq la TARI passa da 1.343 a 1.890 euro; un negozio di abbigliamento della stessa superficie da 529 a 744 euro.

«Colpisce un'impostazione netta e squilibrata, con rincari in molti casi imprevedibili», continua Cannillo. «Le imprese hanno già dovuto fare i conti con aumenti su energia, materie prime, personale e tassi: un ulteriore carico rischia di frenare la crescita di chi crea lavoro».

La facoltà di graduare i coefficienti, rimessa al Comune, è stata infatti esercitata ai valori minimi per le famiglie e con criteri meno favorevoli per le imprese. «Non chiediamo un privilegio: chiediamo che lo stesso equilibrio dichiarato per le famiglie valga anche per chi produce lavoro».

L'associazione imprenditori contesta in particolare una scelta che non sembra aver tenuto in alcun conto i veri problemi della città. «Si è deciso come ripartire il carico senza guardare alle condizioni reali del tessuto economico coratino», osserva Cannillo. «Abbiamo un commercio al dettaglio fermo e attività ristorative in evidente difficoltà, aggravate anche dall'assenza di una programmazione seria di iniziative di promozione e animazione del territorio. Aumentare la pressione fiscale proprio sulle categorie più esposte, senza un progetto che le sostenga, significa muoversi nella direzione opposta a quella che servirebbe».

C'è poi un aspetto di onestà verso i cittadini. «Alleggerire la tassa alle famiglie è comprensibile ma è un sollievo solo apparente se il costo viene caricato sulle imprese che non possono poi che trasferirlo sui prezzi. Ciò che la famiglia risparmia sulla TARI rischia di ritrovarselo al banco della spesa. È lo stesso cittadino che, come consumatore, finisce per pagare due volte». A fronte di questo quadro, l'A.I.C. indica soluzioni concrete e sostenibili per il bilancio comunale.

La prima riguarda la riduzione per chi già ricicla a proprie spese: molte imprese avviano autonomamente a recupero parte dei rifiuti tramite operatori privati e la normativa nazionale riconosce loro il diritto a una riduzione della tariffa. Non è uno sconto, ma il riconoscimento di un minor carico reale sul servizio. La seconda è la gradualità pluriennale: il metodo copre il quadriennio 2026-2029 e gli aumenti di punta possono essere distribuiti nel tempo anziché concentrati interamente sul 2026.

Su queste basi, l'associazione si dichiara pronta a valutare ogni soluzione con l'amministrazione. Un confronto che, ribadisce l'AIC, deve passare dallo strumento di dialogo strutturato già richiesto: una sede permanente che affronti non solo la tariffa ma anche gli altri nodi aperti del ciclo dei rifiuti — a partire dall'abbandono e dalla repressione degli illeciti ambientali che alimentano uno stato di incertezza e gravano sulla salute e sul decoro della città e indirettamente sui costi a carico di tutti. «Il nostro non è un no», conclude Cannillo.

«È la richiesta di un metodo più equo e di un confronto vero. La sostenibilità si costruisce con l'efficienza e la trasparenza non spostando il peso da una categoria all'altra. Su questa base, siamo pronti a collaborare».