Ieri ho creduto nell’umanità: la Murgia riscopre il suo DNA pacifista
A 47 anni dalla prima marcia Gravina-Altamura, studenti e lavoratori per difendere la terra e rivendicare l’Articolo 11 della Costituzione il resoconto di Johnny Papagni
martedì 27 ottobre 2026
10.45
Il 24 ottobre 2026, ho creduto nell'umanità. Dopo 47 anni dalla prima storica marcia Gravina-Altamura, il popolo murgiano è tornato a farsi sentire, dimostrando che il legame profondo con questa terra non si è mai spezzato. Nel 1963 la gente sfilava per dire "no" all'installazione delle basi missilistiche Jupiter in un contesto congelato dalla violenza muta della Guerra Fredda.
Oggi, con ragioni diverse ma con la stessa identica fermezza, siamo scesi in piazza noi. Coloro che nel secolo scorso manifestavano per la pace oggi potrebbero essere i nostri nonni; a distanza di decenni, il testimone è passato nelle nostre mani per impedire che questo fragile equilibrio ambientale si trasformi in una base militare a cielo aperto.
La memoria storica ha ripreso vita ad Altamura, in una piazza Zanardelli che un tempo ascoltava Tommaso Fiore leggere a gran voce i messaggi pacifisti di Carlo Levi e Aldo Capitini.
Ieri, al loro posto, c'eravamo noi: studenti e lavoratori arrivati da tutta la Puglia per rivendicare un futuro che ci appartiene.
Siamo riusciti nel nostro intento più grande, ovvero mantenere viva l'identità del Parco dell'Alta Murgia, rimanendo fedeli al DNA originario della marcia: essere la voce del "popolo della pace" e riscoprire la bellezza del nostro paesaggio.
La comunità pugliese si è riscoperta unita per fermare la progressiva militarizzazione di una regione già stretta tra i presidi di Amendola, Brindisi, Taranto e Galatina.
Vedere i nostri professori sfilare al di fuori delle mura scolastiche, schierati al nostro fianco per un diritto comune, è stato un momento di fortissimo impatto emotivo.
Questa mobilitazione è la prova lampante che la nostra generazione non è pigra o indifferente come viene spesso descritta da media che ci censurano o ignorano i nostri bisogni. Sappiamo essere forti come chi ci ha preceduto.
Quando in gioco c'è la tutela di un patrimonio umanitario e ambientale, l'età e l'orientamento politico passano in secondo piano.
A ogni passo della marcia si è percepito il desiderio di unità di un intero popolo, per il quale la pace non è un semplice slogan politico, ma una necessità.
Abbiamo invocato l'articolo 11 della Costituzione, una carta d'identità nazionale che oggi sembra diventare sempre più utopica.
Ma , tra le strade di Altamura, non c'erano utopisti o sognatori. C'era solo una popolazione stanca di vedere la propria terra strumentalizzata e maltrattata per scopi violenti che non le sono mai appartenuti.
Oggi, con ragioni diverse ma con la stessa identica fermezza, siamo scesi in piazza noi. Coloro che nel secolo scorso manifestavano per la pace oggi potrebbero essere i nostri nonni; a distanza di decenni, il testimone è passato nelle nostre mani per impedire che questo fragile equilibrio ambientale si trasformi in una base militare a cielo aperto.
La memoria storica ha ripreso vita ad Altamura, in una piazza Zanardelli che un tempo ascoltava Tommaso Fiore leggere a gran voce i messaggi pacifisti di Carlo Levi e Aldo Capitini.
Ieri, al loro posto, c'eravamo noi: studenti e lavoratori arrivati da tutta la Puglia per rivendicare un futuro che ci appartiene.
Siamo riusciti nel nostro intento più grande, ovvero mantenere viva l'identità del Parco dell'Alta Murgia, rimanendo fedeli al DNA originario della marcia: essere la voce del "popolo della pace" e riscoprire la bellezza del nostro paesaggio.
La comunità pugliese si è riscoperta unita per fermare la progressiva militarizzazione di una regione già stretta tra i presidi di Amendola, Brindisi, Taranto e Galatina.
Vedere i nostri professori sfilare al di fuori delle mura scolastiche, schierati al nostro fianco per un diritto comune, è stato un momento di fortissimo impatto emotivo.
Questa mobilitazione è la prova lampante che la nostra generazione non è pigra o indifferente come viene spesso descritta da media che ci censurano o ignorano i nostri bisogni. Sappiamo essere forti come chi ci ha preceduto.
Quando in gioco c'è la tutela di un patrimonio umanitario e ambientale, l'età e l'orientamento politico passano in secondo piano.
A ogni passo della marcia si è percepito il desiderio di unità di un intero popolo, per il quale la pace non è un semplice slogan politico, ma una necessità.
Abbiamo invocato l'articolo 11 della Costituzione, una carta d'identità nazionale che oggi sembra diventare sempre più utopica.
Ma , tra le strade di Altamura, non c'erano utopisti o sognatori. C'era solo una popolazione stanca di vedere la propria terra strumentalizzata e maltrattata per scopi violenti che non le sono mai appartenuti.