«Riprendiamoci la nostra dignità», a Corato il secondo maxi corteo in una settimana - FOTO
Trattori e camion hanno sfilato da via Andria al Palazzo di Città
giovedì 22 ottobre 2026
9.38
Un'intera città che si ferma per sostenere i settori che rappresentano la base dell'economia coratina. Ieri, 21 ottobre, agricoltori e autotrasportatori sono tornati in strada con i loro mezzi per il secondo corteo cittadino nell'arco di una settimana, attraversando le vie principali di Corato.
Camion e trattori, guidati da olivicoltori, giovani, autotrasportatori e intere famiglie, hanno lasciato con il fiato sospeso chi li vedeva passare. Una protesta che continua a essere, allo stesso tempo, pacifica e assordante: i clacson, ieri, si sono fatti sentire più del solito, scandendo il ritmo di una mobilitazione che non intende fermarsi.
Il corteo è partito da via Andria ed è arrivato fino al Palazzo di Città, sede dell'amministrazione comunale, dove la protesta ha raggiunto il suo momento simbolico. Lungo tutto il percorso, il grido è rimasto lo stesso, affidato a cartelli e slogan: «Basta politica, basta associazioni, vogliamo cose concrete». E ancora: «Gasolio caro, olio svenduto, agricoltore tradito e svenduto», fino al richiamo più sentito, «Riprendiamoci la nostra dignità».
Alla base della mobilitazione ci sono i problemi che stringono da tempo le due categorie: da un lato il costo del carburante, che pesa sui bilanci delle aziende agricole e delle imprese di trasporto; dall'altro i prezzi dell'olio, ritenuti insufficienti a ripagare il lavoro e gli investimenti di chi coltiva gli uliveti, in una città dove l'olivicoltura è parte dell'identità e dell'economia locale.
Particolarmente significativa la partecipazione di giovani e famiglie, segno che la protesta non è soltanto il malessere di una categoria, ma coinvolge un intero tessuto sociale che vede nella terra e nel lavoro il proprio futuro.
Il messaggio rivolto alle istituzioni è netto: meno promesse e meno mediazioni, più interventi concreti. Un'esigenza di rappresentanza diretta che prende le distanze tanto dalla politica quanto dalle sigle di categoria.
Camion e trattori, guidati da olivicoltori, giovani, autotrasportatori e intere famiglie, hanno lasciato con il fiato sospeso chi li vedeva passare. Una protesta che continua a essere, allo stesso tempo, pacifica e assordante: i clacson, ieri, si sono fatti sentire più del solito, scandendo il ritmo di una mobilitazione che non intende fermarsi.
Il corteo è partito da via Andria ed è arrivato fino al Palazzo di Città, sede dell'amministrazione comunale, dove la protesta ha raggiunto il suo momento simbolico. Lungo tutto il percorso, il grido è rimasto lo stesso, affidato a cartelli e slogan: «Basta politica, basta associazioni, vogliamo cose concrete». E ancora: «Gasolio caro, olio svenduto, agricoltore tradito e svenduto», fino al richiamo più sentito, «Riprendiamoci la nostra dignità».
Alla base della mobilitazione ci sono i problemi che stringono da tempo le due categorie: da un lato il costo del carburante, che pesa sui bilanci delle aziende agricole e delle imprese di trasporto; dall'altro i prezzi dell'olio, ritenuti insufficienti a ripagare il lavoro e gli investimenti di chi coltiva gli uliveti, in una città dove l'olivicoltura è parte dell'identità e dell'economia locale.
Particolarmente significativa la partecipazione di giovani e famiglie, segno che la protesta non è soltanto il malessere di una categoria, ma coinvolge un intero tessuto sociale che vede nella terra e nel lavoro il proprio futuro.
Il messaggio rivolto alle istituzioni è netto: meno promesse e meno mediazioni, più interventi concreti. Un'esigenza di rappresentanza diretta che prende le distanze tanto dalla politica quanto dalle sigle di categoria.