Dalla Murgia un grido contro il riarmo: Corato si prepara alla Marcia della Pace Gravina–Altamura

Sabato 24 ottobre la settima edizione di un cammino nato nel 1963

mercoledì 14 ottobre 2026 15.35
A cura di Anna Lops
Trenta missili nucleari puntati dal cuore della Murgia, migliaia di persone in strada e un'intera comunità che dice no. Era il 13 gennaio 1963 e nasceva la Marcia della Pace Gravina–Altamura. Sessantatré anni dopo, quel cammino continua: sabato 24 ottobre tornerà ad attraversare l'altopiano per la sua settima edizione, in un tempo in cui le guerre bussano di nuovo alle porte dell'Europa e del Mediterraneo.

Ieri, nella sede storica della Biblioteca comunale di Largo Plebiscito, la città di Corato ha posto le basi per raccontare le motivazioni della marcia.

L'incontro pubblico, moderato dal prof. Eliseo Tambone, ha visto la partecipazione del sindaco Corrado Nicola De Benedittis, dell'assessora alla pace Eleonora Loiodice e di mons. Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo.

Per il Comitato promotore sono intervenuti Vito Micunco, Piero Castoro del Centro Studi Torre di Nebbia e Giovanni Capurso.

Una marcia nata dalle guerre di oggi

A spiegare le ragioni dell'edizione 2026 è stato Vito Micunco: «La Marcia Gravina-Altamura ha lunga tradizione. La prima è stata celebrata nel 1963 e quest'anno è la settima edizione». Un'edizione, ha precisato, «organizzata alla luce di ciò che sta succedendo nel mondo, in particolare nel Medio Oriente, perché la guerra rischia di allargarsi a Paesi come il nostro e le basi militari del nostro territorio hanno la possibilità di essere comprese in questo conflitto».

Sul supporto della città di Corato alla marcia si è soffermata l'assessora Loiodice: «In questo contesto in cui non stiamo vivendo una situazione serena dal punto di vista globale, le ricadute della situazione bellica a cui assistiamo a livello mondiale hanno una ricaduta a livello locale. In particolare sul Parco dell'Alta Murgia che è sempre stato militarizzato e bistrattato dal punto di vista anche dei rifiuti nucleari».

Giovanni Capurso ha puntato l'attenzione sul tema del riarmo: «C'è un macro-tema che riguarda le politiche di riarmo. C'è una folle corsa verso il riarmo che porterà a una sottrazione di risorse essenziali per la scuola, la sanità».

Una direzione, ha aggiunto, che porta con sé «dinamiche geopolitiche che vanno a ricadere sui nostri territori, soprattutto per la Puglia che è un posto strategico per il Mediterraneo allargato».

Parole ferme anche da mons. Moscone: «La pace non è un valore qualsiasi o una possibilità, ma è un'urgenza del momento. L'umanità non può permettersi di abbandonare percorsi verso la pace perché sarebbe la fine di sé stessa, oltre che la fine della nostra civiltà e, molto probabilmente, dello stesso ecosistema. È un impegno cristiano, ma soprattutto umano».

Conferenza Marcia Gravina-Altamura © Anna Lops
Conferenza Marcia Gravina-Altamura © Anna Lops
Conferenza Marcia Gravina-Altamura © Anna Lops
Conferenza Marcia Gravina-Altamura © Anna Lops
Conferenza Marcia Gravina-Altamura © Anna Lops
Conferenza Marcia Gravina-Altamura © Anna Lops

Sessant'anni sulla stessa strada

La storia della Marcia è la storia di una terra che ha imparato a farsi sentire. Nel 1963, su iniziativa di un comitato di intellettuali guidato da Tommaso Fiore, sfilarono ad Altamura migliaia di persone contro i missili nucleari Jupiter installati tra l'altopiano e il Materano: pochi mesi dopo l'ultimo missile lasciò la Puglia.

Nel 1983 la Regione destinò quattordicimila ettari di Murgia a poligoni militari permanenti. La risposta arrivò il 14 dicembre 1985 con una nuova marcia da Gravina ad Altamura, a cui parteciparono i sindaci di diversi comuni dell'area, compreso quello di Corato. L'anno successivo don Tonino Bello firmò con altri sette vescovi pugliesi il documento «Terra di Bari, terra di pace».

Si tornò a marciare nel 1987, poi nel 2003, quando in quindicimila scesero in strada dopo lo sversamento di rifiuti tossici sui pascoli, e ancora nel 2005. Da quelle mobilitazioni è nato, nel 2004, il Parco nazionale dell'Alta Murgia.

Due piani, un unico appello

L'edizione 2026 tiene insieme una dimensione globale e una locale. L'appello del Comitato parte dalle guerre in corso e dalla corsa al riarmo.

C'è poi il piano che riguarda da vicino chi vive qui. L'Alta Murgia è l'ultimo grande esempio di steppa mediterranea della Penisola: centomila ettari di pascoli e muretti a secco, oltre millecinquecento specie di piante, le colonie di falco grillaio, un patrimonio di masserie e jazzi che ne fa il più grande sito di archeologia rurale d'Italia. Corato è uno dei tredici comuni del Parco, oggi riconosciuto anche come Geoparco mondiale UNESCO.

Su questo territorio, ricorda il Comitato, pesano questioni mai chiuse. Nel Parco ci sono ancora aree utilizzate per le esercitazioni militari. Tra Puglia e Basilicata ricadono quattordici delle cinquantuno aree indicate come idonee a ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, una delle quali confina con il Bosco Difesa Grande di Gravina. E gli sversamenti illegali di rifiuti, dopo il caso della «Murgia avvelenata» del 2003, si sono ripetuti anche di recente.

La richiesta è quella di «un Sud che non sia retrovia militare né discarica», insieme a un sostegno concreto per chi la Murgia la tiene viva: agricoltori, allevatori, chi la fa conoscere.
L'appuntamento è per sabato 24 ottobre: ancora una volta, a piedi, lungo la strada che da Gravina porta ad Altamura.