Referendum sull'educazione sessuo-affettiva: raggiunte le 500mila firme

Cosa prevede la legge Valditara, cosa chiede il quesito e le voci di Cannillo e Di Bartolomeo

domenica 13 settembre 2026 10.05
A cura di Anna Lops
Sono 500.000 le firme raccolte per il referendum "Sì educazione affettiva nelle scuole" per ripristinare l'educazione affettiva e sessuale nelle scuole italiane, superando le attuali restrizioni normative. Un traguardo raggiunto in tempi rapidi se si pensa che la raccolta, tra firme online e cartacee, è avvenuta in poco più di un mese.

Cosa prevede la legge attuale


Il testo, conosciuto come "ddl Valditara" dal nome del ministro dell'Istruzione che lo ha promosso, ha concluso il proprio iter parlamentare il 4 giugno 2026 con il via libera definitivo del Senato: 78 voti favorevoli, 38 contrari, nessun astenuto. Era già stato approvato dalla Camera a dicembre 2025. Promulgata il 9 giugno, la legge 104/2026 è entrata pienamente in vigore dal 1° settembre, in coincidenza con l'avvio del nuovo anno scolastico.

Le regole cambiano a seconda dell'età. La legge distingue tra attività curricolari ed extracurricolari e introduce due regimi diversi a seconda del grado scolastico.

Per l'infanzia e primaria vige un divieto assoluto. Non è possibile realizzare alcun progetto, laboratorio o attività che tratti la sessualità, in nessuna forma, nemmeno con il coinvolgimento di esperti esterni.
Per le Medie e superiori qualsiasi attività che riguardi sessualità, affettività o identità di genere può partire solo con il consenso scritto e preventivo dei genitori, o dello studente stesso se maggiorenne. Prima di avviare il percorso, la scuola è tenuta a consegnare alle famiglie il programma del corso, i materiali didattici, gli obiettivi e il profilo di eventuali esperti esterni. Se una famiglia nega il consenso, l'istituto deve comunque garantire allo studente un percorso alternativo per tutta la durata del progetto.

Non tutto passa dal filtro del consenso familiare: alcuni contenuti restano strutturali nei programmi scolastici. È il caso dell'educazione al rispetto e all'empatia, che entra stabilmente in ogni grado di scuola con un taglio centrato sulle relazioni interpersonali e sul contrasto alle discriminazioni, senza però toccare la sfera sessuale o le teorie sull'identità di genere. Resta obbligatoria anche l'educazione sessuale in senso biologico, insegnata nei programmi di scienze in modo uniforme in tutti gli istituti. Una novità assoluta, poi, è l'introduzione di moduli sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, che dalle medie in poi entrano nei programmi con un approfondimento crescente alle superiori.

Che cosa chiede il referendum


Secondo il comitato promotore, eliminando l'attuale normativa "l'educazione sessuale e affettiva tornerà a essere un'attività scolastica inclusiva, equiparata alle altre scelte extracurriculari approvate da genitori, docenti e studenti tramite i PTOF". Tornerebbe possibile, sostengono, promuovere la consapevolezza del corpo e dell'affettività con linguaggi adatti a ogni fascia d'età, inclusa quella infantile; verrebbe meno la pratica dell'esclusione dall'aula per chi non ha il consenso dei genitori; e scuole, docenti e famiglie potrebbero integrare stabilmente questi temi nei percorsi formativi, senza gli attuali vincoli burocratici.

«500000 firme non significano automaticamente referendum»


Il risultato raggiunto non è passato inosservato a Corato ed è stato così commentato dai due consiglieri di "Rimettiamo in moto la città" Gianluca Cannillo e Giuseppe Di Bartolomeo: «L'Italia è tra i pochi Paesi Europei a non aver introdotto l'insegnamento obbligatorio dell'educazione sessuo-affettiva, relegando questa materia agli aspetti scientifici e biologici.
Eppure la scienza ha dimostrato quanto sia importante, fin dai primi anni di vita, la conoscenza del proprio corpo, la consapevolezza emotivo e il rispetto dei confini personali.
500000 firme non significano automaticamente referendum. Adesso si rende necessario il controllo da parte della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale. Dopo questi passaggi, se tutto sarà approvato, si andrà al voto».