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Attualità
«Una battaglia che riguarda tutti»: chiesto lo stato di crisi per l’olio
Dopo la protesta a Bitonto e l’incontro in Prefettura, nell’aula consiliare l’appello delle istituzioni e dei produttori al Ministero
Corato - venerdì 9 ottobre 2026
10.51
Prima i presidi sulle strade bitontine, poi l'incontro con il Prefetto, infine l'assemblea con gli olivicoltori. Ieri, 8 ottobre, l'aula consiliare del Comune di Corato ha ospitato una delle tappe di una mobilitazione che si allarga di giorno in giorno: quella contro il crollo delle quotazioni dell'olio, in una campagna di raccolta che si apre all'insegna dell'incertezza.
Le due richieste
Al centro del confronto due richieste, indicate come prioritarie dagli agricoltori: il riconoscimento immediato dello stato di crisi del comparto olivicolo-oleario e l'apertura di un confronto urgente con il Ministero dell'Agricoltura.
All'incontro, davanti a una platea di olivicoltori in attesa di risposte concrete, sono intervenuti il sindaco Corrado De Benedittis, l'assessore alle Attività produttive Antonio Diaferia, il consigliere comunale Gennaro Caldara, Tommaso Loiodice, presidente nazionale Unapol e presidente del FOOI (Filiera Olivicola Olearia Italiana), Francesco Losito, portavoce del comitato Orgoglio Olivicolo, e Giovanni Bucci, presidente di Oliveti Terra di Bari.
Il sindaco: «Un grande ritardo»
Ad aprire il quadro istituzionale è stato il sindaco, che ha ripercorso l'incontro della mattina in Prefettura. «Questa mattina siamo stati ricevuti dal Prefetto e con loro abbiamo rappresentato lo stato di crisi che il settore olivicolo sta vivendo», ha spiegato De Benedittis.
Agricoltori, sindaci e organizzazioni chiedono che sia il Ministero a riconoscere l'emergenza, «come passo fondamentale per affrontare questa emergenza, a fronte di una campagna di raccolta delle olive che è agli esordi».
Il primo cittadino ha poi puntato il dito sui tempi: «C'è un grande ritardo, infatti la Regione ha richiesto il riconoscimento dello stato di crisi già il 21 maggio». Accanto a questo passaggio, l'apertura di un tavolo con il Ministero per affrontare le criticità del settore. «Il punto di partenza, però, rimane quello di riconoscere lo stato di crisi».
Loiodice: «Sale il grido di disperazione»
Dal mondo della rappresentanza è arrivata la voce di Tommaso Loiodice, che ha descritto la condizione di chi vive di agricoltura. «Gli agricoltori lavorano per un anno intero, aspettano dodici mesi per poter capitalizzare il loro lavoro. Quando, dopo dodici mesi, vedono il loro prodotto che è diventato un nulla, sale il grido di disperazione».
A pesare, ha ricordato, ci sono anche i costi di produzione: «Gli agricoltori hanno delle famiglie, devono portare il pane a casa, devono curare i propri campi e per farlo i costi energetici si sono raddoppiati. Costi alle stelle per il valore di un prodotto che sta scomparendo del tutto».Diaferia: «Depressione nell'umore e nel mercato»
L'assessore Diaferia ha invece sottolineato il clima di sfiducia che accompagna l'avvio della stagione. «Questo è il periodo delle aspettative, dopo un anno di lavoro si aspetta questo momento per raccogliere questi risultati», ha detto. «Non c'è questa serenità nell'affrontare il mercato perché già da maggio i mercati sono fermi, l'olio è in ribasso e c'è un eccesso di giacenza all'interno degli stoccaggi».
Il rischio, ha avvertito, è che la crisi si estenda oltre il comparto: «C'è depressione nell'umore e nel mercato e questo può avere conseguenze significative perché un territorio come quello di Corato, ma soprattutto pugliese, è a forte vocazione olivicola».
I numeri e la concorrenza estera
Sul versante tecnico è intervenuto il dott. Gianni Porcelli, Vice direttore di Confagricoltura Bari-Bat, che ha messo in fila i dati sulle importazioni. In Italia, l'anno scorso, sono state prodotte 250mila tonnellate di olio, mentre dalla Tunisia ne sono arrivate 120mila: una quantità pari a oltre un terzo della produzione nazionale. Per i produttori italiani, ha spiegato, sostenere questa concorrenza diventa sempre più difficile.
Altro nodo è quello dell'olio importato a dazio zero. Secondo quanto riferito, la Tunisia non avrebbe versato alla Commissione europea circa 140 milioni di euro.
Tra le richieste avanzate anche quella dell'ammasso privato: un regolamento che consentirebbe di tenere fermo l'olio per sei mesi. Il meccanismo, previsto a livello europeo, permette di ritirare temporaneamente dal mercato determinati prodotti agricoli e alimentari per sostenerne i prezzi quando si verificano gravi squilibri o eccedenze.
Cosa succede ora
Al termine dell'assemblea resta aperta la partita con Roma. Gli olivicoltori attendono che il Ministero dell'Agricoltura riconosca lo stato di crisi e convochi il tavolo richiesto, mentre la raccolta entra nel vivo. «Una battaglia che riguarda tutti», si è detto a Corato: ora si attende che la politica nazionale risponda.
Le due richieste
Al centro del confronto due richieste, indicate come prioritarie dagli agricoltori: il riconoscimento immediato dello stato di crisi del comparto olivicolo-oleario e l'apertura di un confronto urgente con il Ministero dell'Agricoltura.
All'incontro, davanti a una platea di olivicoltori in attesa di risposte concrete, sono intervenuti il sindaco Corrado De Benedittis, l'assessore alle Attività produttive Antonio Diaferia, il consigliere comunale Gennaro Caldara, Tommaso Loiodice, presidente nazionale Unapol e presidente del FOOI (Filiera Olivicola Olearia Italiana), Francesco Losito, portavoce del comitato Orgoglio Olivicolo, e Giovanni Bucci, presidente di Oliveti Terra di Bari.
Il sindaco: «Un grande ritardo»
Ad aprire il quadro istituzionale è stato il sindaco, che ha ripercorso l'incontro della mattina in Prefettura. «Questa mattina siamo stati ricevuti dal Prefetto e con loro abbiamo rappresentato lo stato di crisi che il settore olivicolo sta vivendo», ha spiegato De Benedittis.
Agricoltori, sindaci e organizzazioni chiedono che sia il Ministero a riconoscere l'emergenza, «come passo fondamentale per affrontare questa emergenza, a fronte di una campagna di raccolta delle olive che è agli esordi».
Il primo cittadino ha poi puntato il dito sui tempi: «C'è un grande ritardo, infatti la Regione ha richiesto il riconoscimento dello stato di crisi già il 21 maggio». Accanto a questo passaggio, l'apertura di un tavolo con il Ministero per affrontare le criticità del settore. «Il punto di partenza, però, rimane quello di riconoscere lo stato di crisi».
Loiodice: «Sale il grido di disperazione»
Dal mondo della rappresentanza è arrivata la voce di Tommaso Loiodice, che ha descritto la condizione di chi vive di agricoltura. «Gli agricoltori lavorano per un anno intero, aspettano dodici mesi per poter capitalizzare il loro lavoro. Quando, dopo dodici mesi, vedono il loro prodotto che è diventato un nulla, sale il grido di disperazione».
A pesare, ha ricordato, ci sono anche i costi di produzione: «Gli agricoltori hanno delle famiglie, devono portare il pane a casa, devono curare i propri campi e per farlo i costi energetici si sono raddoppiati. Costi alle stelle per il valore di un prodotto che sta scomparendo del tutto».Diaferia: «Depressione nell'umore e nel mercato»
L'assessore Diaferia ha invece sottolineato il clima di sfiducia che accompagna l'avvio della stagione. «Questo è il periodo delle aspettative, dopo un anno di lavoro si aspetta questo momento per raccogliere questi risultati», ha detto. «Non c'è questa serenità nell'affrontare il mercato perché già da maggio i mercati sono fermi, l'olio è in ribasso e c'è un eccesso di giacenza all'interno degli stoccaggi».
Il rischio, ha avvertito, è che la crisi si estenda oltre il comparto: «C'è depressione nell'umore e nel mercato e questo può avere conseguenze significative perché un territorio come quello di Corato, ma soprattutto pugliese, è a forte vocazione olivicola».
I numeri e la concorrenza estera
Sul versante tecnico è intervenuto il dott. Gianni Porcelli, Vice direttore di Confagricoltura Bari-Bat, che ha messo in fila i dati sulle importazioni. In Italia, l'anno scorso, sono state prodotte 250mila tonnellate di olio, mentre dalla Tunisia ne sono arrivate 120mila: una quantità pari a oltre un terzo della produzione nazionale. Per i produttori italiani, ha spiegato, sostenere questa concorrenza diventa sempre più difficile.
Altro nodo è quello dell'olio importato a dazio zero. Secondo quanto riferito, la Tunisia non avrebbe versato alla Commissione europea circa 140 milioni di euro.
Tra le richieste avanzate anche quella dell'ammasso privato: un regolamento che consentirebbe di tenere fermo l'olio per sei mesi. Il meccanismo, previsto a livello europeo, permette di ritirare temporaneamente dal mercato determinati prodotti agricoli e alimentari per sostenerne i prezzi quando si verificano gravi squilibri o eccedenze.
Cosa succede ora
Al termine dell'assemblea resta aperta la partita con Roma. Gli olivicoltori attendono che il Ministero dell'Agricoltura riconosca lo stato di crisi e convochi il tavolo richiesto, mentre la raccolta entra nel vivo. «Una battaglia che riguarda tutti», si è detto a Corato: ora si attende che la politica nazionale risponda.

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