Maurizio Di Bartolomeo
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Attualità

Maurizio Di Bartolomeo, dal profumo del mosto alla scoperta del vino

Dopo dodici anni trascorsi tra Londra e Ibiza, Maurizio è tornato a Corato e nell’attività di famiglia, La Bottega dell’Allegria.

C'è un ricordo che Maurizio Di Bartolomeo lega più di ogni altro al vino. È quello dell'odore del mosto che, da bambino, sentiva per le strade e nei garage di Corato quando arrivava ottobre e cominciava la vinificazione.
«È una cartolina che mi è rimasta nel cuore», racconta.

Allora non poteva immaginare che molti anni dopo quel profumo sarebbe tornato nella sua vita sotto una forma diversa. Prima come curiosità, poi come passione e infine come professione.
Maurizio oggi ha 31 anni. A 18 è partito per Londra pensando inizialmente a un'esperienza temporanea. È rimasto sette anni. Poi sono arrivati cinque anni a Ibiza e un percorso costruito soprattutto lavorando, osservando e imparando.

«Quando vai a Londra a quell'età, per un ragazzo che viene da Corato sembra un parco giochi», ricorda. Tutto appariva enorme e diverso: la città, i ritmi, la ristorazione, il modo stesso di organizzare il lavoro.
Veniva da una famiglia di ristoratori e pensava di conoscere già quel mondo. Londra gli fece capire che c'era ancora moltissimo da imparare.

La sua formazione è partita dalla gavetta. Non aveva frequentato una scuola alberghiera, ma un istituto tecnico, e il primo vero insegnamento è arrivato dal lavoro quotidiano. «Ho iniziato preparando il caffè per 400 persone al giorno». Anche l'inglese imparato sui libri si rivelò molto diverso da quello necessario per vivere e lavorare ogni giorno in una città internazionale.

È in quegli anni che matura un'idea rimasta centrale nel suo modo di vedere il lavoro: ciò che una professione riesce a insegnarti può avere un valore che va oltre il guadagno immediato. L'importante, soprattutto quando si è giovani, è capire se quello che si sta facendo permette di crescere.

Poi arriva il vino.

A Londra Maurizio comincia a studiarlo con maggiore attenzione, frequenta i tre livelli del WSET e avvia il proprio percorso da sommelier. Quello che fino ad allora era stato soprattutto un ricordo familiare diventa una materia da conoscere.

Studiare vino significa scoprire territori, persone, tradizioni e modi diversi di produrre. Significa anche capire che dietro una bottiglia c'è molto più di quanto possa apparire a chi si avvicina a questo mondo per la prima volta.

Londra, da questo punto di vista, diventa una grande scuola. È un mercato nel quale è possibile incontrare vini provenienti da ogni parte del mondo, dalle grandi produzioni europee fino a quelle della California, dell'Australia o della Nuova Zelanda.

Dopo sette anni arriva Ibiza. Anche qui il lavoro nella ristorazione e nell'ospitalità gli permette di continuare a confrontarsi con persone, culture e approcci differenti. L'esperienza da sommelier cresce soprattutto grazie al contatto quotidiano con colleghi e professionisti incontrati lungo il percorso.

Tra le persone che ricorda maggiormente c'è una responsabile giapponese: «Quello che ho imparato lo devo tutto a lei». Da quell'esperienza conserva soprattutto l'idea della disciplina, della costanza e della disponibilità a continuare a imparare anche quando si pensa di avere già acquisito esperienza.

Dopo dodici anni trascorsi fuori, arriva infine la decisione di tornare a Corato.

Non tanto come conclusione di un percorso, quanto come inizio di una fase diversa.

È proprio tornando che Maurizio comincia a guardare in modo nuovo quello che per anni aveva considerato normale: il modo di accogliere delle famiglie del Sud, la cucina, i prodotti della terra e quella spontaneità nell'ospitalità che difficilmente si può imparare sui libri.

«Noi offriamo la vera ospitalità», dice. Un modo di accogliere che nasce nelle case prima ancora che nei ristoranti: offrire qualcosa da bere, mettere qualcosa in tavola, fare in modo che chi arriva si senta a proprio agio.

«Sono consuetudini che apprendiamo dalle nostre mamme, dalle nostre famiglie».

Lo stesso vale per la cucina pugliese e murgiana. Prodotti e preparazioni che per chi è cresciuto qui possono sembrare quasi scontati acquistano un significato diverso quando vengono osservati con gli occhi di chi arriva da fuori.

Anche il vino pugliese, negli ultimi anni, ha fatto passi importanti. In particolare il territorio del Castel del Monte esprime oggi realtà vitivinicole capaci di lavorare con grande attenzione sulla qualità, sull'identità e sulla valorizzazione dei vitigni e del territorio. Esperienze che dimostrano quanto la Puglia abbia ancora molto da raccontare nel panorama del vino italiano.

Ed è proprio il racconto ciò che oggi interessa maggiormente a Maurizio.
Non quello riservato agli esperti e neppure quello fatto di tecnicismi difficili da comprendere. L'obiettivo è esattamente l'opposto: avvicinare il maggior numero possibile di persone al vino, incuriosirle e far capire che per apprezzare un bicchiere non è necessario sentirsi esperti.

Da questa idea nasce anche «Sfida allo Stazzo», il progetto che mette in relazione cucina murgiana e vino. Non una lezione, ma un'occasione per incontrarsi, assaggiare e scoprire.
«Passare la nostra passione attraverso un piatto, attraverso un bicchiere».

Gli abbinamenti possono così diventare un modo per viaggiare: accanto alla cucina locale possono trovare spazio vini pugliesi, italiani oppure provenienti da altri Paesi, mettendo a confronto territori e tradizioni differenti.

L'esperienza maturata fuori, dunque, non diventa qualcosa da esibire, ma uno degli strumenti attraverso cui continuare a imparare e provare a raccontare ciò che si è scoperto.
Perché anche il ritorno, per Maurizio, è una forma di conoscenza.

«Il territorio sarà molto utile anche a me», ammette. Dopo Londra e Ibiza, c'è una terra apparentemente familiare che sente di dover ancora conoscere fino in fondo.
A 31 anni non prova a disegnare troppo precisamente quello che verrà. Dopo un percorso trascorso in gran parte lontano da casa, preferisce concentrarsi sul presente. «Voglio fare quello che sto facendo e farlo bene».

E forse è proprio questa la parte più interessante del ritorno: utilizzare ciò che si è imparato altrove non per raccontare quanto lontano si è arrivati, ma per guardare più attentamente ciò che si aveva vicino fin dall'inizio.
  • La bottega dell'allegria
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