
Attualità
Strage ferroviaria Andria-Corato, Natale Tedone: «Il dito va puntato anche su chi permise che un solo errore umano costasse 23 vite»
Confermate le assoluzioni di Ferrotramviaria e dei suoi dirigenti
Corato - giovedì 8 ottobre 2026
12.43
A più di dieci anni dalla strage del 12 luglio 2016, la giustizia italiana ha detto la sua ultima parola. Mercoledì 7 ottobre la Quarta sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d'Appello di Bari del settembre 2025, rendendo definitive le condanne del capostazione di Andria, Vito Piccarreta, e del capotreno Nicola Lorizzo.
Sul tratto a binario unico tra Andria e Corato, gestito da Ferrotramviaria, persero la vita 23 persone e altre 51 rimasero ferite.
Le condanne e le assoluzioni
Le pene sono di 6 anni e 3 mesi per Piccarreta e di 6 anni e 9 mesi per Lorizzo. In primo grado, davanti al Tribunale di Trani nel giugno 2023, erano state di 6 anni e 6 mesi e di 7 anni. Furono poi ridotte in appello di pochi mesi.
Restano ferme anche le assoluzioni. La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso della Procura generale, che aveva chiesto di annullare l'assoluzione di Ferrotramviaria, dell'allora direttore generale Massimo Nitti e del direttore di esercizio Michele Ronchi.
Il sostituto procuratore generale Ferdinando Lignola, nella requisitoria, aveva sostenuto che le responsabilità non furono solo dei ferrovieri e aveva chiesto un nuovo processo d'appello per i dirigenti e per la società. La Cassazione non lo ha accolto. Con questa decisione si chiude anche il lungo procedimento nei confronti di Nitti e Ronchi.
Il blocco telefonico e la domanda che resta
Proprio qui si inserisce il tema sollevato dai familiari. La tratta era a binario unico alternato e veniva gestita attraverso il sistema del blocco telefonico. In un sistema di questo tipo la sicurezza della circolazione dipende in larga parte dai contatti telefonici tra i capistazione: sono loro a darsi conferma che il tratto di linea è libero prima di autorizzare la partenza di un treno. Non esiste un automatismo tecnologico che impedisca di far partire due convogli in senso opposto sulla stessa tratta. Se un operatore sbaglia, nulla ferma il treno.
È su questo punto che interviene Natale Tedone, fratello di Francesco Ludovico Tedone, una delle vittime. Il suo commento alla sentenza di ieri è un atto d'accusa che va oltre i singoli condannati:
«L'esito finale di due soli ferrovieri condannati e della società e dei dirigenti assolti mi lascia una forte sensazione di tristezza rispetto alla dimensione della tragedia. È vero che Piccarreta e Lorizzo hanno avuto un ruolo diretto nella sequenza di eventi che portò allo scontro. Sappiamo anche che il sistema era quello del blocco telefonico, e sappiamo bene quanto sia vetusto e poco sicuro un sistema del genere.
Perché un sistema ferroviario nel 2016 consentiva che un singolo errore umano potesse trasformarsi in 23 morti? Una grande tragedia ferroviaria come quella del 12 luglio raramente nasce da un'unica persona che "sbaglia".
Se alla fine della catena di controllo trovi due esseri umani che commettono un errore e quell'errore provoca 23 morti. Il dito non solo dovrebbe essere puntato contro i diretti responsabili, ma anche contro tutti coloro che permettevano che un solo errore umano avesse conseguenze come quelle che conosciamo.»
Sul tratto a binario unico tra Andria e Corato, gestito da Ferrotramviaria, persero la vita 23 persone e altre 51 rimasero ferite.
Le condanne e le assoluzioni
Le pene sono di 6 anni e 3 mesi per Piccarreta e di 6 anni e 9 mesi per Lorizzo. In primo grado, davanti al Tribunale di Trani nel giugno 2023, erano state di 6 anni e 6 mesi e di 7 anni. Furono poi ridotte in appello di pochi mesi.
Restano ferme anche le assoluzioni. La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso della Procura generale, che aveva chiesto di annullare l'assoluzione di Ferrotramviaria, dell'allora direttore generale Massimo Nitti e del direttore di esercizio Michele Ronchi.
Il sostituto procuratore generale Ferdinando Lignola, nella requisitoria, aveva sostenuto che le responsabilità non furono solo dei ferrovieri e aveva chiesto un nuovo processo d'appello per i dirigenti e per la società. La Cassazione non lo ha accolto. Con questa decisione si chiude anche il lungo procedimento nei confronti di Nitti e Ronchi.
Il blocco telefonico e la domanda che resta
Proprio qui si inserisce il tema sollevato dai familiari. La tratta era a binario unico alternato e veniva gestita attraverso il sistema del blocco telefonico. In un sistema di questo tipo la sicurezza della circolazione dipende in larga parte dai contatti telefonici tra i capistazione: sono loro a darsi conferma che il tratto di linea è libero prima di autorizzare la partenza di un treno. Non esiste un automatismo tecnologico che impedisca di far partire due convogli in senso opposto sulla stessa tratta. Se un operatore sbaglia, nulla ferma il treno.
È su questo punto che interviene Natale Tedone, fratello di Francesco Ludovico Tedone, una delle vittime. Il suo commento alla sentenza di ieri è un atto d'accusa che va oltre i singoli condannati:
«L'esito finale di due soli ferrovieri condannati e della società e dei dirigenti assolti mi lascia una forte sensazione di tristezza rispetto alla dimensione della tragedia. È vero che Piccarreta e Lorizzo hanno avuto un ruolo diretto nella sequenza di eventi che portò allo scontro. Sappiamo anche che il sistema era quello del blocco telefonico, e sappiamo bene quanto sia vetusto e poco sicuro un sistema del genere.
Perché un sistema ferroviario nel 2016 consentiva che un singolo errore umano potesse trasformarsi in 23 morti? Una grande tragedia ferroviaria come quella del 12 luglio raramente nasce da un'unica persona che "sbaglia".
Se alla fine della catena di controllo trovi due esseri umani che commettono un errore e quell'errore provoca 23 morti. Il dito non solo dovrebbe essere puntato contro i diretti responsabili, ma anche contro tutti coloro che permettevano che un solo errore umano avesse conseguenze come quelle che conosciamo.»


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