
Politica
Corato, Zona Comune: «La maggioranza vorrebbe un’opposizione decorativa»
La replica dopo quanto accaduto durante il consiglio del 30 ottobre
Corato - lunedì 2 novembre 2026
10.09 Comunicato Stampa
Dopo quanto accaduto durante il Consiglio comunale del 30 ottobre, Zona Comune Corato replica alla nota della maggioranza, riportando al centro del dibattito le gravi criticità evidenziate dalla Corte dei conti nella gestione delle partecipate comunali.
Di seguito la nota completa:
«La nota della maggioranza è il classico tentativo di spostare l'attenzione dal merito dei problemi al tono di chi li denuncia. È una tecnica vecchia: quando non si riesce a rispondere ai fatti, si prova a delegittimare chi quei fatti li porta in aula.
I fatti, però, restano lì. E sono pesantissimi.
Pochi giorni prima del Consiglio comunale, la Corte dei conti ha adottato una deliberazione durissima nei confronti del Comune di Corato, accertando il parziale adempimento degli obblighi in materia di partecipazioni, rilevando cause di razionalizzazione obbligatoria, censurando il mantenimento di alcune società partecipate, stigmatizzando anomalie gestionali macroscopiche, richiamando il Comune all'obbligo di stipulare preventivamente contratti di servizio e disponendo perfino la trasmissione alla Procura regionale della Corte dei conti per le valutazioni di competenza.
Questo è il punto politico vero. Tutto il resto è fumo.
La maggioranza oggi parla di rispetto istituzionale, ma evita accuratamente di spiegare ai cittadini perché la Corte dei conti abbia scritto parole tanto gravi sul modo in cui sono state gestite alcune partecipazioni comunali. Evita di spiegare - se non in modo generico e cercando di trasferire al passato eventuali responsabilità - perché siano state accertate criticità su S.i.x T. Spa, sull'Agenzia per l'occupazione dell'Area Nord Barese Ofantina, sul GAL Le città di Castel del Monte, su ASIPU e sul rapporto tra ASIPU e SANB.
Evita di spiegare perché si sia arrivati a parlare di antieconomicità, duplicazione dei costi, affidamenti diretti frammentari, assenza di contratti di servizio, anomalie organizzative e possibili profili di danno erariale. E allora diciamolo con chiarezza: il nervosismo mostrato in aula dalla maggioranza e dal Sindaco non nasce dalle parole dell'opposizione. Nasce dal peso politico e istituzionale di quella deliberazione.
È comprensibile, sul piano umano, che un atto così severo possa creare preoccupazione. Ma è inaccettabile che quella preoccupazione si trasformi in aggressività politica, insofferenza istituzionale e tentativo di zittire chi esercita il proprio ruolo.
L'opposizione non ha fatto altro che il proprio dovere: leggere gli atti, studiarli, porre domande, contestare le incongruenze, chiedere conto delle responsabilità politiche e amministrative. Chi oggi si scandalizza per la durezza degli interventi dovrebbe prima scandalizzarsi per la durezza delle censure mosse dalla Corte dei conti al Comune.
La verità è che la maggioranza vorrebbe un'opposizione decorativa: presente in aula, ma muta; formalmente legittimata a parlare, ma sostanzialmente invitata a non disturbare; libera di intervenire, purché non tocchi i nervi scoperti del potere. In altre parole, una minoranza ridotta a figurina del Consiglio comunale. E invece no: il mandato ricevuto dai cittadini impone l'esatto contrario. Impone controllo, incalzante verifica, contestazione puntuale, anche aspra se necessario. Quanto accaduto in Consiglio — con bagarre, sospensione della seduta e forte scontro politico, circostanze riconosciute dalla stessa maggioranza nella sua nota — dimostra proprio questo: non è stata l'opposizione a sottrarsi al confronto; è stata la maggioranza a mostrare di non saper reggere un confronto vero, cioè documentato, serrato e politicamente scomodo.
L'abbandono dell'aula, quindi, non è stato né un gesto teatrale né un cedimento. È stato un atto politico preciso: prendere atto che, in quel clima, il confronto democratico era stato reso impossibile dall'atteggiamento della maggioranza. Quando la controparte sostituisce al merito la caricatura, alle risposte l'irritazione, al dialogo la demonizzazione dell'avversario, restare in aula significa solo offrire copertura istituzionale a una degenerazione del dibattito. Respingeremo quindi al mittente ogni tentativo di capovolgere la realtà.
Le offese, gli atteggiamenti offensivi e i comportamenti non rispettosi non possono essere scaricati sull'opposizione per nascondere la crisi politica della maggioranza. Chi governa dovrebbe avere la forza di rispondere nel merito, non rifugiarsi nel vittimismo. Chi governa dovrebbe chiarire ai cittadini cosa intende fare dopo una deliberazione che non contiene rilievi marginali, ma censure formali, accertamenti puntuali e perfino una trasmissione degli atti alla Procura regionale. Ed è questo che la maggioranza non riesce a fare. Perché il problema non è una frase polemica in aula. Il problema è che esiste un atto ufficiale della magistratura contabile che mette nero su bianco una serie di criticità gravissime nella gestione delle partecipate comunali. E di fronte a tutto questo, la maggioranza invece di spiegare, minimizza; invece di chiarire, attacca; invece di assumersi la responsabilità politica, prova a colpire chi pone le domande.
La minoranza continuerà a fare opposizione con rigore, con precisione e con determinazione. Continuerà a denunciare ogni opacità, ogni incongruenza, ogni tentativo di trasformare il Consiglio comunale in un luogo dove la maggioranza pretende applausi e l'opposizione dovrebbe limitarsi a sussurrare. Continuerà a difendere il diritto dei cittadini a conoscere la verità su affidamenti, partecipate, costi, contratti e utilizzo delle risorse pubbliche. Se la maggioranza è in difficoltà, se ne assuma la responsabilità politica. Ma non pensi di cavarsela accusando chi svolge fino in fondo il proprio mandato. Ringraziamo il consigliere dell'Udc Vito Scaringella che ha mostrato solidarietà nei nostri confronti abbandonando l'aula.»
Di seguito la nota completa:
«La nota della maggioranza è il classico tentativo di spostare l'attenzione dal merito dei problemi al tono di chi li denuncia. È una tecnica vecchia: quando non si riesce a rispondere ai fatti, si prova a delegittimare chi quei fatti li porta in aula.
I fatti, però, restano lì. E sono pesantissimi.
Pochi giorni prima del Consiglio comunale, la Corte dei conti ha adottato una deliberazione durissima nei confronti del Comune di Corato, accertando il parziale adempimento degli obblighi in materia di partecipazioni, rilevando cause di razionalizzazione obbligatoria, censurando il mantenimento di alcune società partecipate, stigmatizzando anomalie gestionali macroscopiche, richiamando il Comune all'obbligo di stipulare preventivamente contratti di servizio e disponendo perfino la trasmissione alla Procura regionale della Corte dei conti per le valutazioni di competenza.
Questo è il punto politico vero. Tutto il resto è fumo.
La maggioranza oggi parla di rispetto istituzionale, ma evita accuratamente di spiegare ai cittadini perché la Corte dei conti abbia scritto parole tanto gravi sul modo in cui sono state gestite alcune partecipazioni comunali. Evita di spiegare - se non in modo generico e cercando di trasferire al passato eventuali responsabilità - perché siano state accertate criticità su S.i.x T. Spa, sull'Agenzia per l'occupazione dell'Area Nord Barese Ofantina, sul GAL Le città di Castel del Monte, su ASIPU e sul rapporto tra ASIPU e SANB.
Evita di spiegare perché si sia arrivati a parlare di antieconomicità, duplicazione dei costi, affidamenti diretti frammentari, assenza di contratti di servizio, anomalie organizzative e possibili profili di danno erariale. E allora diciamolo con chiarezza: il nervosismo mostrato in aula dalla maggioranza e dal Sindaco non nasce dalle parole dell'opposizione. Nasce dal peso politico e istituzionale di quella deliberazione.
È comprensibile, sul piano umano, che un atto così severo possa creare preoccupazione. Ma è inaccettabile che quella preoccupazione si trasformi in aggressività politica, insofferenza istituzionale e tentativo di zittire chi esercita il proprio ruolo.
L'opposizione non ha fatto altro che il proprio dovere: leggere gli atti, studiarli, porre domande, contestare le incongruenze, chiedere conto delle responsabilità politiche e amministrative. Chi oggi si scandalizza per la durezza degli interventi dovrebbe prima scandalizzarsi per la durezza delle censure mosse dalla Corte dei conti al Comune.
La verità è che la maggioranza vorrebbe un'opposizione decorativa: presente in aula, ma muta; formalmente legittimata a parlare, ma sostanzialmente invitata a non disturbare; libera di intervenire, purché non tocchi i nervi scoperti del potere. In altre parole, una minoranza ridotta a figurina del Consiglio comunale. E invece no: il mandato ricevuto dai cittadini impone l'esatto contrario. Impone controllo, incalzante verifica, contestazione puntuale, anche aspra se necessario. Quanto accaduto in Consiglio — con bagarre, sospensione della seduta e forte scontro politico, circostanze riconosciute dalla stessa maggioranza nella sua nota — dimostra proprio questo: non è stata l'opposizione a sottrarsi al confronto; è stata la maggioranza a mostrare di non saper reggere un confronto vero, cioè documentato, serrato e politicamente scomodo.
L'abbandono dell'aula, quindi, non è stato né un gesto teatrale né un cedimento. È stato un atto politico preciso: prendere atto che, in quel clima, il confronto democratico era stato reso impossibile dall'atteggiamento della maggioranza. Quando la controparte sostituisce al merito la caricatura, alle risposte l'irritazione, al dialogo la demonizzazione dell'avversario, restare in aula significa solo offrire copertura istituzionale a una degenerazione del dibattito. Respingeremo quindi al mittente ogni tentativo di capovolgere la realtà.
Le offese, gli atteggiamenti offensivi e i comportamenti non rispettosi non possono essere scaricati sull'opposizione per nascondere la crisi politica della maggioranza. Chi governa dovrebbe avere la forza di rispondere nel merito, non rifugiarsi nel vittimismo. Chi governa dovrebbe chiarire ai cittadini cosa intende fare dopo una deliberazione che non contiene rilievi marginali, ma censure formali, accertamenti puntuali e perfino una trasmissione degli atti alla Procura regionale. Ed è questo che la maggioranza non riesce a fare. Perché il problema non è una frase polemica in aula. Il problema è che esiste un atto ufficiale della magistratura contabile che mette nero su bianco una serie di criticità gravissime nella gestione delle partecipate comunali. E di fronte a tutto questo, la maggioranza invece di spiegare, minimizza; invece di chiarire, attacca; invece di assumersi la responsabilità politica, prova a colpire chi pone le domande.
La minoranza continuerà a fare opposizione con rigore, con precisione e con determinazione. Continuerà a denunciare ogni opacità, ogni incongruenza, ogni tentativo di trasformare il Consiglio comunale in un luogo dove la maggioranza pretende applausi e l'opposizione dovrebbe limitarsi a sussurrare. Continuerà a difendere il diritto dei cittadini a conoscere la verità su affidamenti, partecipate, costi, contratti e utilizzo delle risorse pubbliche. Se la maggioranza è in difficoltà, se ne assuma la responsabilità politica. Ma non pensi di cavarsela accusando chi svolge fino in fondo il proprio mandato. Ringraziamo il consigliere dell'Udc Vito Scaringella che ha mostrato solidarietà nei nostri confronti abbandonando l'aula.»


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