Bovino, Malcangi e il dialogo con la maggioranza. «Ecco perché siamo fuori»

L'intervista esclusiva ai due esponenti politici di minoranza

mercoledì 23 dicembre 2020 08.00
A cura di Giuseppe Di Bisceglie
Si è discusso a lungo, nei due mesi che hanno separato l'elezione del sindaco De Benedittis con la celebrazione del primo consiglio comunale, del ruolo che avrebbero avuto all'interno della massima assise cittadina, ma anche all'interno dell'esecutivo, l'ex candidato sindaco Vito Bovino o almeno qualcuno della sua coalizione. Bovino e gli altri rappresentanti della coalizione che lo sosteneva, si erano infatti impegnati a sostenere l'elezione al ballottaggio del sindaco De Benedittis, con un endorsement pubblico, lapalissiano. Un sostegno "privo di logiche spartitorie", fu evidenziato nel documento. Il sogno di una maggioranza granitica a 18 consiglieri a cui aggiungere il sindaco è presto svanita. Nella giunta non c'è nessun esponente nè delle liste strettamente collegate all'ex candidato sindaco Bovino né esponenti di Sud al Centro né tanto meno figure riconducibili alle forze politiche che sostennero Bovino. Se ciò potrebbe sembrare nella norma non è altrettanto semplice comprendere perché l'idillio tra De Benedittis (e coalizione) e Bovino (e coalizione) è terminato prima ancora di cominciare.

Lo abbiamo chiesto al diretto interessato e al segretario politico di Sud al Centro Mario Matteo Malcangi, in una intervista rilasciata in esclusiva alla nostra testata.

Dopo il ballottaggio nessuno degli ex candidati sindaco si è più espresso. Sembra che le elezioni abbiano un po' paralizzato l'attività politica pubblica. Sappiamo però che ci sono stati intensi scambi per la definizione dell'esecutivo. In tanti immaginavano che lei ne avrebbe fatto parte. È stata una sua scelta defilarsi?
All'indomani del primo turno fu sottoscritto un patto di condivisione programmatica che non presupponeva alcun tipo di richiesta in termini di incarichi. Un patto all'insegna della gratuità, in coerenza con la linea del cambiamento e con il perimetro politico nel quale ci riconosciamo. Quel patto fu sottoscritto da diverse forze politiche: non chiedevamo nulla in cambio del nostro sostegno.

Vi è però un intenso vociferare circa la sua presunta ambizione a ricoprire la carica di vice sindaco…
Nessuna vana ambizione. La possibilità che io potessi ricoprire la carica di vice sindaco era stata evidenziata in seguito alla proposta da parte del sindaco De Benedittis di una delega assessorile o consiliare. A quel punto la coalizione ritenne che la carica di vice sindaco sarebbe stata l'occasione per sancire ulteriormente la forza del patto e per rispondere all'elettorato che attendeva che una nostra presenza importante in amministrazione a garanzia del cambiamento tanto auspicato.

E poi cosa è accaduto?
Dopo diversi giorni da quell'incontro, alla vigilia della presentazione della giunta, il sindaco ci rispose che non sarebbe stato possibile affidarci quell'incarico in quanto il suo gruppo non era d'accordo. A tal riguardo ci fu anche riferito che la giunta sarebbe stata composta di sole cinque figure pur di non gravare sulle casse dell'ente. Un eventuale nostro incarico in giunta sarebbe stato ottenuto soltanto previo accordo da parte nostra con un assessore già individuato tra le fila del PD. Incassammo la risposta con serenità, senza avanzare alcuna richiesta, anzi ribadimmo una nostra ulteriore disponibilità ad eleggere insieme il presidente del consiglio comunale, auspicando una condivisione che sino ad allora non si era mai concretizzata.

Perché riferite questi aspetti soltanto adesso?
Già dal 2 novembre avremmo dovuto parlarne ma speravamo ancora di essere coinvolti nelle fasi di programmazione e condivisione politica. Sia chiaro: chiedevamo solo coinvolgimento, null'altro.

Il sindaco, durante la presentazione della giunta, ha tenuto a ribadire di non aver usato il "bilancino". Cosa pensate a proposito? Condividete questo pensiero?
Magari lo avesse usato! Forse oggi avremmo avuto una situazione più equilibrata. Invece oggi raccogliamo anche da persone vicine al primo cittadino attestazioni di solidarietà per il trattamento ricevuto. Il sindaco ha scelto soltanto dal suo gruppo ristretto di fedelissimi.

Un suo "fuori onda" ha di fatto portato dinanzi alla pubblica attenzione il suo malcontento per non essere stato considerato parte della maggioranza del sindaco De Benedittis. C'è stato un chiarimento con il sindaco?
No, nessuno. E quanto accaduto in consiglio lo certifica.

Quale sarà il vostro atteggiamento nei confronti della maggioranza? E nei confronti dei consiglieri del centrodestra? Possiamo dire che l'amministrazione De Benedittis avrà due opposizioni?
Non siamo noi ad aver scelto di andare all'opposizione. Gli eventi raccontano che all'opposizione siamo stati collocati dalle forze di maggioranza anche fisicamente, collocandoci di fronte a loro e non tra loro. Saremo una opposizione costruttiva, senza pregiudizi; una opposizione responsabile. Con il centrodestra avremo un rapporto cordiale ed istituzionale, così come sempre è stato con tutte le forze politiche. La crescita del paese è la bussola della nostra azione politica.

Come coalizione avevate manifestato anche la disponibilità a convergere, per la presidenza del consiglio, su un nome della maggioranza individuato in maniera condivisa. Ha prevalso, invece, la prima proposta, quella di eleggere Valeria Mazzone. Come interpretate questo atto politico?
Intanto facciamo gli auguri di buon lavoro alla presidente Mazzone. È una occasione mancata, anche alla luce del ruolo politico ed istituzionale che riveste lo stesso presidente. Ad onor del vero eravamo già stati contattati, qualche giorno prima della celebrazione del consiglio, da alcuni esponenti della maggioranza per la condivisione di un nominativo già deciso in altre sedi. È come se ci venisse chiesto di ratificare una decisione già presa. Non abbiamo condiviso il modo di fare. Avremmo potuto eleggere il presidente a larga maggioranza, forse addirittura all'unanimità, ma si è preferito andare in terza votazione pur di non mettere in discussione scelte fatte altrove.