Studenti in marcia per la dignità e i diritti
Alla manifestazione di Roma presenti anche alcuni studenti ed ex studenti del Liceo Artistico , accompagnati da due docenti.
mercoledì 1 aprile 2026
9.37
A Roma, sabato scorso,tra migliaia di voci che hanno scelto di non restare in silenzio, c'eravamo anche noi: studenti ed ex studenti del Liceo Artistico "Federico II – Stupor Mundi" di Corato, insieme a due docenti che hanno condiviso con noi il viaggio, il senso civico e la responsabilità di esserci.
Con il supporto della CGIL-Bat, che ha messo a disposizione un pullman, abbiamo raggiunto la capitale per esprimere il nostro dissenso verso un criterio governativo che percepiamo come disfunzionale e distante dalla realtà sociale che viviamo ogni giorno.
In piazza abbiamo riscoperto l'ascolto collettivo: un popolo che si riconosce, si accoglie e si sostiene.
In un tempo in cui persino l'antifascismo sembra non essere più un valore scontato, abbiamo scelto di ribadire che la violenza – quella che devasta vite, memorie, culture – non può essere mascherata da formalità o menzogne.
Abbiamo marciato per chi non ha voce, per chi perde la vita in mare, sotto le bombe, nelle carceri di morte.
Abbiamo gridato contro l'oppressione, contro la guerra, contro ogni forma di genocidio. Perché essere cittadini significa questo: non voltarsi dall'altra parte.
Questa esperienza ci ha permesso di onorare il nostro mandato esistenziale di giovani e studenti: contestare ciò che non funziona, difendere la dignità negata a troppi, rivendicare un mondo più giusto.
Ed è stato emozionante vedere una parte del popolo italiano unirsi per proteggere diritti, scelte, integrità e il rapporto del nostro Paese con il resto del mondo.
Con un pensiero che continua a risuonare nel cuore e nella testa, come un impegno e una promessa condivisa:
El pueblo unido jamás será vencido.
Con il supporto della CGIL-Bat, che ha messo a disposizione un pullman, abbiamo raggiunto la capitale per esprimere il nostro dissenso verso un criterio governativo che percepiamo come disfunzionale e distante dalla realtà sociale che viviamo ogni giorno.
In piazza abbiamo riscoperto l'ascolto collettivo: un popolo che si riconosce, si accoglie e si sostiene.
In un tempo in cui persino l'antifascismo sembra non essere più un valore scontato, abbiamo scelto di ribadire che la violenza – quella che devasta vite, memorie, culture – non può essere mascherata da formalità o menzogne.
Abbiamo marciato per chi non ha voce, per chi perde la vita in mare, sotto le bombe, nelle carceri di morte.
Abbiamo gridato contro l'oppressione, contro la guerra, contro ogni forma di genocidio. Perché essere cittadini significa questo: non voltarsi dall'altra parte.
Questa esperienza ci ha permesso di onorare il nostro mandato esistenziale di giovani e studenti: contestare ciò che non funziona, difendere la dignità negata a troppi, rivendicare un mondo più giusto.
Ed è stato emozionante vedere una parte del popolo italiano unirsi per proteggere diritti, scelte, integrità e il rapporto del nostro Paese con il resto del mondo.
Con un pensiero che continua a risuonare nel cuore e nella testa, come un impegno e una promessa condivisa:
El pueblo unido jamás será vencido.