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Politica
Campo Sportivo, una nota riservata del Comune sotto la serranda di Pietro Zona: «Non era presente negli atti»
Il caso è stato portato in consiglio comunale dal consigliere Zona
Corato - martedì 29 settembre 2026
11.08
Un documento interno del Comune, destinato alla Procura di Trani, alle forze dell'ordine e agli uffici dell'amministrazione, è finito nelle mani del consigliere Pietro Zona senza passare dai canali ufficiali. Zona ha raccontato di averlo ricevuto in forma anonima: la nota sarebbe comparsa sotto la serranda del suo studio, senza che si sappia chi l'abbia lasciata lì.
A raccontare la vicenda è stato lo stesso consigliere durante la seduta di consiglio comunale di ieri 28 settembre.
Ma il mistero su chi abbia consegnato il foglio è solo una parte della vicenda. Dal racconto di Zona emerge infatti una contraddizione ben più pesante. Il documento porta la firma dell'ingegner Antonio Cacosso, dirigente del III Settore, ed è datato 17 settembre 2026.
Eppure, quando il gruppo consiliare Zona Comune aveva presentato una richiesta di accesso agli atti sul Campo Sportivo, era stato proprio Cacosso a rispondere. Secondo quanto riferito dal consigliere, la risposta era stata negativa: non risultava alcun atto o documento dirigenziale, da lui emesso il 17 settembre 2026, relativo all'impianto.
La nota trovata da Zona, invece, ha esattamente quella data.
Il consigliere ha spiegato di aver già chiesto l'accesso agli atti sulla vicenda e che quella nota non era tra i documenti consegnati. Da qui le sue domande all'Amministrazione: è effettivamente del dirigente la nota? E nel caso fosse stato firmato da lui, perché non era stato messo a disposizione?
Cosa c'è scritto nella nota?
La nota è datata 17 settembre e porta la firma del dirigente del III Settore, l'ingegner Antonio Cacosso. Segue l'ordinanza dirigenziale n. 175/2026 del 4 settembre, adottata dopo l'occupazione di alcuni spazi del campo, e ricostruisce quanto accaduto nel frattempo.
Il 14 settembre la Polizia locale aveva verificato che i locali erano stati liberati spontaneamente. Una relazione successiva di ASIPU, la società che gestisce l'impianto, ha però segnalato che il locale n. 2, usato come blocco spogliatoi, era ancora occupato e conteneva beni non rimossi. La società parla inoltre di una serratura danneggiata, servizi igienici fuori uso e porte forzate. Nel locale n. 2 e nell'ex biglietteria, sempre secondo ASIPU, funzionavano elettrodomestici alimentati con un allaccio abusivo alla rete elettrica comunale.
Sulla base di questo quadro Cacosso dispone lo sgombero coattivo immediato del locale n. 2 e degli altri spazi ancora interessati da occupazioni o interferenze. L'intervento è affidato alla Polizia Locale, con la richiesta di ausilio delle altre forze dell'ordine. Sono previste anche la sostituzione delle serrature e la verifica dell'impianto elettrico.
Il "ragionevole sospetto"
La nota richiama poi un passaggio della relazione ASIPU sul quale non c'è alcun accertamento. L'amministratore unico parla di un «ragionevole sospetto», basato su confidenze mai formalizzate per iscritto. Alcune associazioni che usano l'impianto avrebbero versato somme in nero a una persona, il cui nome nel documento è omesso, in cambio di servizi o per evitare disservizi. Cacosso precisa che spetta solo alla magistratura e alla polizia giudiziaria valutare se ci sia un rilievo penale.
Il punto 8 e la questione dei tempi
È qui che si concentra l'intervento del consigliere. Nel punto 8 Cacosso sollecita di nuovo il sindaco, «con la massima urgenza», ad adottare l'ordinanza contingibile e urgente prevista dall'articolo 54, commi 4 e 4-bis, del Testo unico degli enti locali. È il provvedimento che il sindaco emette come Ufficiale del Governo per la sicurezza urbana e l'incolumità pubblica. Il dirigente ricorda che la richiesta era già stata fatta il 4 settembre con una nota protocollata e che, al 17, risultava «priva di riscontro». Aggiunge che la situazione «non consente ulteriori indugi» e che l'eventuale inerzia sarebbe stata annotata agli atti, lasciando la valutazione nel merito al sindaco.
La replica di De Benedittis
Il sindaco Corrado De Benedittis ha respinto l'idea di un ritardo: secondo lui quanto richiesto è stato fatto nei tempi previsti. Ha spiegato che il termine indicato dal dirigente era di cinque giorni e che, dopo, non si è più presentata la necessità dell'ordinanza.
Una spiegazione che differisce da quanto scritto nella nota del 17 settembre, in cui Cacosso parla di una situazione di via d'urgenza.
Cosa succede ora
Restano aperti due fronti. Il primo è la fuga del documento: si attendono gli esiti della verifica annunciata dalla segretaria generale. Il secondo è politico: bisognerà ricostruire quali provvedimenti siano stati adottati tra il 4 e il 25 settembre e capire come la cronologia si concili con la nota. Sui fatti riferiti da ASIPU la parola passa alla magistratura.
A raccontare la vicenda è stato lo stesso consigliere durante la seduta di consiglio comunale di ieri 28 settembre.
Ma il mistero su chi abbia consegnato il foglio è solo una parte della vicenda. Dal racconto di Zona emerge infatti una contraddizione ben più pesante. Il documento porta la firma dell'ingegner Antonio Cacosso, dirigente del III Settore, ed è datato 17 settembre 2026.
Eppure, quando il gruppo consiliare Zona Comune aveva presentato una richiesta di accesso agli atti sul Campo Sportivo, era stato proprio Cacosso a rispondere. Secondo quanto riferito dal consigliere, la risposta era stata negativa: non risultava alcun atto o documento dirigenziale, da lui emesso il 17 settembre 2026, relativo all'impianto.
La nota trovata da Zona, invece, ha esattamente quella data.
Il consigliere ha spiegato di aver già chiesto l'accesso agli atti sulla vicenda e che quella nota non era tra i documenti consegnati. Da qui le sue domande all'Amministrazione: è effettivamente del dirigente la nota? E nel caso fosse stato firmato da lui, perché non era stato messo a disposizione?
Cosa c'è scritto nella nota?
La nota è datata 17 settembre e porta la firma del dirigente del III Settore, l'ingegner Antonio Cacosso. Segue l'ordinanza dirigenziale n. 175/2026 del 4 settembre, adottata dopo l'occupazione di alcuni spazi del campo, e ricostruisce quanto accaduto nel frattempo.
Il 14 settembre la Polizia locale aveva verificato che i locali erano stati liberati spontaneamente. Una relazione successiva di ASIPU, la società che gestisce l'impianto, ha però segnalato che il locale n. 2, usato come blocco spogliatoi, era ancora occupato e conteneva beni non rimossi. La società parla inoltre di una serratura danneggiata, servizi igienici fuori uso e porte forzate. Nel locale n. 2 e nell'ex biglietteria, sempre secondo ASIPU, funzionavano elettrodomestici alimentati con un allaccio abusivo alla rete elettrica comunale.
Sulla base di questo quadro Cacosso dispone lo sgombero coattivo immediato del locale n. 2 e degli altri spazi ancora interessati da occupazioni o interferenze. L'intervento è affidato alla Polizia Locale, con la richiesta di ausilio delle altre forze dell'ordine. Sono previste anche la sostituzione delle serrature e la verifica dell'impianto elettrico.
Il "ragionevole sospetto"
La nota richiama poi un passaggio della relazione ASIPU sul quale non c'è alcun accertamento. L'amministratore unico parla di un «ragionevole sospetto», basato su confidenze mai formalizzate per iscritto. Alcune associazioni che usano l'impianto avrebbero versato somme in nero a una persona, il cui nome nel documento è omesso, in cambio di servizi o per evitare disservizi. Cacosso precisa che spetta solo alla magistratura e alla polizia giudiziaria valutare se ci sia un rilievo penale.
Il punto 8 e la questione dei tempi
È qui che si concentra l'intervento del consigliere. Nel punto 8 Cacosso sollecita di nuovo il sindaco, «con la massima urgenza», ad adottare l'ordinanza contingibile e urgente prevista dall'articolo 54, commi 4 e 4-bis, del Testo unico degli enti locali. È il provvedimento che il sindaco emette come Ufficiale del Governo per la sicurezza urbana e l'incolumità pubblica. Il dirigente ricorda che la richiesta era già stata fatta il 4 settembre con una nota protocollata e che, al 17, risultava «priva di riscontro». Aggiunge che la situazione «non consente ulteriori indugi» e che l'eventuale inerzia sarebbe stata annotata agli atti, lasciando la valutazione nel merito al sindaco.
La replica di De Benedittis
Il sindaco Corrado De Benedittis ha respinto l'idea di un ritardo: secondo lui quanto richiesto è stato fatto nei tempi previsti. Ha spiegato che il termine indicato dal dirigente era di cinque giorni e che, dopo, non si è più presentata la necessità dell'ordinanza.
Una spiegazione che differisce da quanto scritto nella nota del 17 settembre, in cui Cacosso parla di una situazione di via d'urgenza.
Cosa succede ora
Restano aperti due fronti. Il primo è la fuga del documento: si attendono gli esiti della verifica annunciata dalla segretaria generale. Il secondo è politico: bisognerà ricostruire quali provvedimenti siano stati adottati tra il 4 e il 25 settembre e capire come la cronologia si concili con la nota. Sui fatti riferiti da ASIPU la parola passa alla magistratura.
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