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Tutto parte dall'omicidio di «Lello» Capriati ammazzato nel 2024: la responsabilità sarebbe di Luca Marinelli del clan Strisciuglio

martedì 5 maggio 2026 23.36
A cura di Nicola Miccione
Una forte risposta dello Stato per fermare un'allarmante escalation di sangue. Bari è stata blindata da un'operazione congiunta di Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza che ha portato all'arresto e al fermo di 14 membri dei clan Capriati e Strisciuglio, risolvendo gli omicidi di Raffaele Capriati e Filippo Scavo.

Le indagini - l'ordinanza è del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, Francesco Vittorio Rinaldi - hanno ricostruito l'omicidio di «Lello» Capriati che «avvenne il 1 aprile 2024 a Torre a Mare, nel giorno del lunedì di Pasqua, quando due killer (Gianluca Marinelli, allora alto in grado nel gruppo Strisciuglio, e il suo complice Nunzio Losacco), giunti a bordo di una Honda Hornet 900 bianca, esplosero contro la vittima quattro colpi di pistola mentre viaggiava in auto».

Marinelli avrebbe deciso di effettuare il "salto di qualità" colpendo il garante del clan avversario per vendicare l'affronto del rione Carbonara, quando Christian e Bino Capriati, insieme a Onofrio Lorusso, ferirono due ragazzi vicini a Marinelli. «All'epoca dei fatti Capriati era il rappresentante più autorevole del clan e il suo eclatante omicidio ha segnato una ulteriore profonda rottura dei fragili equilibri di potere barese, che in qualche modo Capriati aveva provato a salvaguardare».

Le indagini della Polizia di Stato hanno consentito alla Direzione Distrettuale Antimafia di chiedere e di ottenere 11 misure custodiali, non solo per l'omicidio, ma anche per altri reati. Tra gli indagati risulta lo stesso Filippo Scavo, ucciso a Bisceglie. E sempre oggi, l'Antimafia ha disposto l'esecuzione di tre fermi di indiziati di delitto in relazione all'omicidio di «Uecchione», avvenuto il 19 aprile scorso nella discoteca Divine Club di Bisceglie, sulla base delle indagini dei Carabinieri.

Sono stati fermati tre giovani, Dylan Capriati, 22 anni, nipote di «Lello», e altri due giovani, Nicola Morelli, 21 anni, e Aldo Lagioia, 22 anni, di Corato, a cui sono stati contestati, a vario titolo, i reati di omicidio volontario in concorso e porto illegale di armi da fuoco in luogo aperto al pubblico, aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il sodalizio criminale di appartenenza. Il fermo è stato firmato dai pubblici ministeri antimafia Bruna Manganelli e Marco D'Agostino.

L'attività investigativa, nonostante l'atteggiamento «estremamente omertoso» del personale di sicurezza, ha ricostruito la progressione dell'agguato, collocando il delitto quale ulteriore sviluppo del percorso di contrapposizione tra Capriati e Strisciuglio, volto all'occupazione del territorio e al controllo del traffico di droga.