Diciott’anni legato a un palo: quando il “rito” diventa umiliazione

Un gruppo di ragazzi festeggia la maggiore età di un amico con sputi, petardi e farina. Un episodio che interroga sul senso di maturità e responsabilità nelle nostre comunità

giovedì 1 gennaio 2026 15.24
Nella notte di Capodanno, attorno all'una, in piazza 11 Febbraio, si è verificata una scena che lascia attoniti e solleva interrogativi profondi sul concetto stesso di "maturità". Un ragazzo, appena diciottenne, è stato trovato legato con del nastro adesivo a un palo della segnaletica stradale, circondato da una quindicina di coetanei che gli lanciavano addosso farina, petardi e persino sputi.

Chi ha assistito alla scena, temendo un grave episodio di bullismo, si è fermato per chiedere se il giovane avesse bisogno di aiuto. La risposta, sorprendente e disarmante, è stata: «No, ha fatto 18 anni e stiamo festeggiando».

Un "festeggiamento" che ha assunto i contorni dell'umiliazione pubblica, trasformando un traguardo simbolico — l'ingresso nell'età adulta — in un rituale degradante, pericoloso e privo di qualsiasi forma di rispetto.

L'episodio non è solo un fatto di cronaca: è uno specchio. Riflette il modo in cui alcuni giovani interpretano la goliardia, la complicità, il divertimento. E riflette, inevitabilmente, anche ciò che gli adulti — famiglie, scuole, comunità — trasmettono o non trasmettono in termini di responsabilità, empatia e consapevolezza.

La maggiore età dovrebbe essere un passaggio verso la libertà, certo, ma anche verso la responsabilità. Verso la capacità di riconoscere i limiti, di rispettare gli altri e se stessi. Quando questo passaggio viene celebrato con atti che sfiorano la violenza e l'umiliazione, qualcosa si incrina.

Non servono commenti, forse. Basta guardare la scena per capire quanto lavoro ci sia ancora da fare per trasformare la "maturità" in qualcosa di più di un numero sulla carta d'identità.