Nuova mappa dei comuni montani: Corato esclusa dalla lista
La Puglia rischia l'esclusione di massa
mercoledì 21 gennaio 2026
12.41
In attesa della nuova proposta del ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, la riforma della classificazione dei Comuni montani resta sospesa in un limbo istituzionale che continua ad alimentare tensioni tra Governo, Regioni ed enti locali. Il mancato accordo in Conferenza Stato-Regioni ha infatti rinviato ancora una volta una decisione destinata a incidere profondamente sull'assetto territoriale del Paese, sull'accesso ai fondi dedicati alla montagna e sulle politiche di contrasto allo spopolamento delle aree interne.
In Puglia l'impatto sarebbe particolarmente pesante: 47 Comuni su 61 (il 77%) uscirebbero dall'elenco dei Comuni montani, tra cui anche Andria, Corato, Minervino, Spinazzola Ruvo e Bitonto. La provincia di Foggia è l'area più colpita, con 26 Comuni esclusi, molti dei quali presentano livelli di vulnerabilità abbastanza elevati (8° decile) secondo l'Indice di Fragilità comunale ISTAT e un reddito pro capite medio intorno ai 16mila euro, ben al di sotto della media nazionale. In alcuni casi si scende sotto i 14mila euro, come a Cagnano Varano e Carpino.
La perdita dello status di Comune montano non è solo simbolica: significa meno fondi, meno agevolazioni fiscali, meno strumenti contro lo spopolamento, con il rischio di aggravare divari territoriali già profondi.
Emblematico il caso di Carlantino, poco più di 700 abitanti, reddito medio di circa 14mila euro, indice di fragilità 9° decile e un'altitudine superiore ai 700 metri. Il sindaco Graziano Coscia avverte: «Restare fuori dall'elenco dei Comuni montani significherebbe pagare l' Imu sui terreni agricoli, difficoltà sul fronte scolastico e un colpo durissimo all'economia locale. Siamo un'area interna, lontana dai poli di servizio, con una popolazione anziana e uno spopolamento già molto forte. Questa norma rischia di accelerare l'abbandono. Su questa riforma – sottolinea il sindaco – Asmel e le altre associazioni dei Comuni si stanno attivando con forza affinché le voci e le reali esigenze dei territori arrivino nelle sedi istituzionali competenti. È fondamentale che il confronto non resti chiuso nei palazzi, ma parta dall'ascolto diretto dei Comuni che vivono ogni giorno le difficoltà delle aree montane e interne».
Per i sindaci pugliesi, la montanità non è una quota altimetrica ma una condizione di vita quotidiana, fatta di distanze, servizi ridotti e fragilità strutturali che non possono essere misurate "con il righello".
Sulle criticità complessive interviene Giovanni Caggiano, presidente di Asmel: «I criteri adottati presentano contraddizioni evidenti. Vengono esclusi Comuni con forti fragilità sociali e riconosciuti nelle SNAI, mentre restano dentro realtà costiere o ad alto reddito. È una distorsione che riduce l'efficacia degli investimenti pubblici».
«Serve una revisione – conclude Caggiano – che integri parametri socio-economici, accessibilità ai servizi e isolamento territoriale, per indirizzare le risorse verso i Comuni e i cittadini realmente fragili».
In Puglia l'impatto sarebbe particolarmente pesante: 47 Comuni su 61 (il 77%) uscirebbero dall'elenco dei Comuni montani, tra cui anche Andria, Corato, Minervino, Spinazzola Ruvo e Bitonto. La provincia di Foggia è l'area più colpita, con 26 Comuni esclusi, molti dei quali presentano livelli di vulnerabilità abbastanza elevati (8° decile) secondo l'Indice di Fragilità comunale ISTAT e un reddito pro capite medio intorno ai 16mila euro, ben al di sotto della media nazionale. In alcuni casi si scende sotto i 14mila euro, come a Cagnano Varano e Carpino.
La perdita dello status di Comune montano non è solo simbolica: significa meno fondi, meno agevolazioni fiscali, meno strumenti contro lo spopolamento, con il rischio di aggravare divari territoriali già profondi.
Emblematico il caso di Carlantino, poco più di 700 abitanti, reddito medio di circa 14mila euro, indice di fragilità 9° decile e un'altitudine superiore ai 700 metri. Il sindaco Graziano Coscia avverte: «Restare fuori dall'elenco dei Comuni montani significherebbe pagare l' Imu sui terreni agricoli, difficoltà sul fronte scolastico e un colpo durissimo all'economia locale. Siamo un'area interna, lontana dai poli di servizio, con una popolazione anziana e uno spopolamento già molto forte. Questa norma rischia di accelerare l'abbandono. Su questa riforma – sottolinea il sindaco – Asmel e le altre associazioni dei Comuni si stanno attivando con forza affinché le voci e le reali esigenze dei territori arrivino nelle sedi istituzionali competenti. È fondamentale che il confronto non resti chiuso nei palazzi, ma parta dall'ascolto diretto dei Comuni che vivono ogni giorno le difficoltà delle aree montane e interne».
Per i sindaci pugliesi, la montanità non è una quota altimetrica ma una condizione di vita quotidiana, fatta di distanze, servizi ridotti e fragilità strutturali che non possono essere misurate "con il righello".
Sulle criticità complessive interviene Giovanni Caggiano, presidente di Asmel: «I criteri adottati presentano contraddizioni evidenti. Vengono esclusi Comuni con forti fragilità sociali e riconosciuti nelle SNAI, mentre restano dentro realtà costiere o ad alto reddito. È una distorsione che riduce l'efficacia degli investimenti pubblici».
«Serve una revisione – conclude Caggiano – che integri parametri socio-economici, accessibilità ai servizi e isolamento territoriale, per indirizzare le risorse verso i Comuni e i cittadini realmente fragili».