Omicidio Manzi, tutti assolti: per la Corte di Assise «fu legittima difesa»
La decisione, ieri: secondo i giudici «il fatto non costituisce reato». Tornano in libertà Nicola e Savino Pilato, padre e figlio
sabato 20 giugno 2026
14.41
Tutti assolti, due dei tre imputati tornano in libertà. La Corte di Assise di Trani ha assolto dall'accusa di omicidio volontario premeditato Nicola, Savino e Gabriele Pilato, padre e figli di 53, 23 e 19 anni (i primi due sono liberi), accusati della morte di Nicola Manzi, ucciso a Corato, a colpi di fucile, dopo un diverbio familiare.
Per i giudici (presidente Francesco Zecchillo) «il fatto non costituisce reato» in quanto si sarebbe trattato di «legittima difesa». Per il ferimento di Michele Manzi, il fratello della vittima, qualificato come tentato omicidio, e il porto abusivo del fucile, è stato condannato Gabriele Pilato a 10 anni, esclusa la premeditazione. Il padre Nicola e il fratello Savino sono stati condannati a 2 anni solo per l'arma, assolti sia dall'omicidio sia dal tentato omicidio «per non aver commesso i fatti».
L'aggressione, avvenuta il 16 dicembre 2024, sarebbe maturata dopo che Nicola Pilato - stando al capo di imputazione - avrebbe insultato la moglie, sorella della vittima, la quale avrebbe poi chiesto al fratello di intervenire in sua difesa. Ed a quel punto Nicola e Michele Manzi avrebbero affrontato i Pilato, i quali, a bordo di una Volkswagen Golf guidata dal 23enne, avevano raggiunto l'abitazione della vittima, in via Salvi, portando in auto un fucile, prima di avvicinare i fratelli Manzi.
La Procura della Repubblica di Trani riteneva che il figlio Savino, il primo a scendere, avesse attirato la vittima verso la vettura dove era custodita l'arma, mentre il fratello Gabriele, «che era seduto sul sedile posteriore della auto», avrebbe aperto il fuoco. Sarebbe stato proprio quest'ultimo a «prelevare dal sedile anteriore un fucile e sparare contro Nicola Manzi che impugnava una pistola», prima di dirigere «i colpi di fucile verso Michele Manzi», mentre suo fratello Savino «fuggiva».
Nicola Pilato è stato difeso dall'avvocato Fabrizio De Maio, mentre i figli Gabriele e Savino dall'avvocato Giovanni Battista Pavone. Per i primi due l'accusa aveva chiesto la condanna a 30 anni, per Savino a 20 anni. Pavone ha espresso «soddisfazione per la sentenza che ha escluso la responsabilità dei propri assistiti. La decisione recepisce in larga misura l'impostazione difensiva sostenuta durante il processo, riconoscendo la sussistenza dei presupposti della legittima difesa».
Per l'avvocato Pavone «si tratta di una pronuncia che ristabilisce la corretta lettura dei fatti emersi in dibattimento e che ha consentito la immediata liberazione di due dei tre imputati (solo il più giovane resta in carcere, a Matera), ponendo fine ad una complessa vicenda giudiziaria». Le motivazioni nei prossimi 90 giorni.
Per i giudici (presidente Francesco Zecchillo) «il fatto non costituisce reato» in quanto si sarebbe trattato di «legittima difesa». Per il ferimento di Michele Manzi, il fratello della vittima, qualificato come tentato omicidio, e il porto abusivo del fucile, è stato condannato Gabriele Pilato a 10 anni, esclusa la premeditazione. Il padre Nicola e il fratello Savino sono stati condannati a 2 anni solo per l'arma, assolti sia dall'omicidio sia dal tentato omicidio «per non aver commesso i fatti».
L'aggressione, avvenuta il 16 dicembre 2024, sarebbe maturata dopo che Nicola Pilato - stando al capo di imputazione - avrebbe insultato la moglie, sorella della vittima, la quale avrebbe poi chiesto al fratello di intervenire in sua difesa. Ed a quel punto Nicola e Michele Manzi avrebbero affrontato i Pilato, i quali, a bordo di una Volkswagen Golf guidata dal 23enne, avevano raggiunto l'abitazione della vittima, in via Salvi, portando in auto un fucile, prima di avvicinare i fratelli Manzi.
La Procura della Repubblica di Trani riteneva che il figlio Savino, il primo a scendere, avesse attirato la vittima verso la vettura dove era custodita l'arma, mentre il fratello Gabriele, «che era seduto sul sedile posteriore della auto», avrebbe aperto il fuoco. Sarebbe stato proprio quest'ultimo a «prelevare dal sedile anteriore un fucile e sparare contro Nicola Manzi che impugnava una pistola», prima di dirigere «i colpi di fucile verso Michele Manzi», mentre suo fratello Savino «fuggiva».
Nicola Pilato è stato difeso dall'avvocato Fabrizio De Maio, mentre i figli Gabriele e Savino dall'avvocato Giovanni Battista Pavone. Per i primi due l'accusa aveva chiesto la condanna a 30 anni, per Savino a 20 anni. Pavone ha espresso «soddisfazione per la sentenza che ha escluso la responsabilità dei propri assistiti. La decisione recepisce in larga misura l'impostazione difensiva sostenuta durante il processo, riconoscendo la sussistenza dei presupposti della legittima difesa».
Per l'avvocato Pavone «si tratta di una pronuncia che ristabilisce la corretta lettura dei fatti emersi in dibattimento e che ha consentito la immediata liberazione di due dei tre imputati (solo il più giovane resta in carcere, a Matera), ponendo fine ad una complessa vicenda giudiziaria». Le motivazioni nei prossimi 90 giorni.