Sicurezza a Corato, Pietro Zona: «La città non può più aspettare»

L'ex candidato sindaco interviene dopo i recenti episodi di violenza

venerdì 5 giugno 2026 14.47
«Corato, ma cosa stiamo aspettando ancora?». È una denuncia dura dell'ex candidato sindaco Pietro Zona, che interviene sui propri canali social dopo i recenti episodi di violenza che hanno scosso la città. «Un'altra sera di paura, un'altra aggressione, un'altra persona ferita», scrive Zona, ricordando prima «il rider pestato e umiliato mentre cercava solo di lavorare» e poi la recente gambizzazione.

«Due episodi diversi ma la stessa domanda che rimbalza ovunque: che altro deve succedere prima che qualcuno si svegli davvero?» Nel suo intervento, l'ex candidato sindaco punta l'attenzione anche sulla presenza delle forze dell'ordine sul territorio. «La sera della gambizzazione in strada non c'era nessuno: né Polizia né Carabinieri. Zero. E questo non è accettabile»

Secondo Zona, tra i cittadini starebbe crescendo un diffuso sentimento di insicurezza. «La gente ha paura di passeggiare, di uscire, di sedersi a un tavolo. Corato sta scivolando in una degenerazione evidente e far finta di niente non è più possibile. Non si può vivere con la paura addosso, non si può normalizzare la violenza come se fosse un inevitabile rumore di fondo».

Da qui l'appello rivolto alla nuova amministrazione comunale. «Il nuovo sindaco ha un dovere preciso: pretendere dal Prefetto la convocazione immediata del Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica. Non è un favore. Non è un gesto simbolico. È un atto dovuto».

Zona richiama quindi le responsabilità istituzionali in materia di sicurezza urbana: «È vero che il coordinamento delle forze dell'ordine spetta al Prefetto, ma è altrettanto vero che il sindaco è il primo responsabile della sicurezza urbana e dell'incolumità pubblica».

L'ex candidato sindaco chiede infine un cambio di passo deciso da parte delle istituzioni locali. «Serve una scossa, serve che il Comune batta i pugni sul tavolo, che chieda rinforzi, che pretenda controlli, che non si limiti ai comunicati di circostanza».

E conclude con un appello netto: «Corato non può diventare un territorio dove chi lavora viene pestato da ragazzini e chi cammina rischia di trovarsi in mezzo a una sparatoria. Non possiamo rassegnarci. Non possiamo tacere. Sindaco, Comune: fate la vostra parte adesso. La città non può più aspettare».