
Religione
Da dove viene l’autorità di parlare in nome di Dio?
Il dibattito nato dalla comunicazione dell’Arcivescovo D’Ascenzo offre l’occasione, grazie al contributo di Marco Muggeo, per approfondire il fondamento dell’autorità ecclesiale nella Chiesa cattolica
Corato - giovedì 23 luglio 2026
11.24
In questi giorni si è sviluppato un dibattito che, partendo dalla vicenda della Fraternità Sacerdotale San Pio X e dalla comunicazione diffusa dall'Arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, mons. Leonardo D'Ascenzo, tocca una domanda molto più profonda: da dove viene l'autorità di parlare in nome di Dio?
Come missionario digitale, Marco Muggeo sente il dovere di offrire una riflessione che non nasce dalla volontà di alimentare contrapposizioni, ma dal desiderio di aiutare a comprendere ciò che la Chiesa cattolica crede e insegna.
Muggeo ricorda anzitutto che mons. D'Ascenzo non ha espresso una posizione personale né introdotto una disciplina nuova: ha semplicemente richiamato quanto stabilito dal Dicastero per la Dottrina della Fede riguardo alla situazione della Fraternità San Pio X.
Un intervento che assume particolare rilevanza anche per il territorio di Corato, dove sono presenti celebrazioni officiate da sacerdoti della Fraternità.
La questione, tuttavia, va oltre la cronaca locale. Essa tocca il cuore dell'ecclesiologia cattolica e il modo in cui la Chiesa comprende sé stessa.
Il Concilio Vaticano II, nella costituzione dogmatica Lumen Gentium, afferma:«Questa è l'unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica e che il Salvatore nostro, dopo la sua resurrezione, diede da pascere a Pietro (cfr. Gv 21,17), affidandone a lui e agli altri apostoli la diffusione e la guida (cfr. Mt 28,18ss), e costituì per sempre colonna e sostegno della verità (cfr. 1 Tm 3,15). Questa Chiesa, in questo mondo costituita e organizzata come società, sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui» (LG 8).
Per la fede cattolica, sottolinea Muggeo, l'autorità di insegnare, guidare e custodire il deposito della fede non nasce dalla convinzione personale, dalla cultura teologica o dalla pretesa di rappresentare più autenticamente la Tradizione. Essa trova il proprio fondamento nella missione affidata da Cristo agli Apostoli e trasmessa ai loro successori attraverso la successione apostolica.
Il Vangelo stesso presenta questa dimensione ecclesiale: Cristo affida a Pietro il compito di confermare i fratelli nella fede (Lc 22,31-32), gli consegna le chiavi del Regno (Mt 16,17-19) e, dopo la risurrezione, gli affida il compito di pascere il suo gregge (Gv 21,15-17).
Agli Apostoli affida inoltre la missione universale di annunciare il Vangelo a tutte le genti (Mt 28,18-20).Da questa prospettiva nasce una seconda considerazione che Muggeo ritiene decisiva: non esiste contrapposizione tra Tradizione e Magistero.
La Tradizione non è una realtà statica, bloccata in un determinato momento della storia, ma la trasmissione viva della fede apostolica nel tempo.
Lo Spirito Santo «introduce la Chiesa nella pienezza della verità» e «la fa ringiovanire, continuamente la rinnova» (LG 4).In questo contesto assume particolare importanza il ministero dei vescovi, successori degli Apostoli e custodi della Traditio Apostolica.
La successione apostolica non è individuale o privata, ma ecclesiale e collegiale: i vescovi esercitano il loro ministero in comunione tra loro e con il Vescovo di Roma, successore di Pietro.
Anche il ministero petrino va compreso in questa luce. San Giovanni Paolo II, nell'enciclica Ut Unum Sint, ricorda che il compito del Papa è vigilare affinché in tutte le Chiese si possa ascoltare autenticamente la voce di Cristo.
Il suo non è un potere, ma un servizio all'unità della fede e alla custodia del Vangelo.La domanda iniziale, allora, può ricevere una risposta chiara: nella visione cattolica, l'autorità di parlare in nome di Dio deriva da Cristo stesso, che ha voluto una Chiesa visibile, apostolica e guidata da pastori chiamati a custodire e trasmettere fedelmente il deposito della fede. Per questo la Chiesa riconosce nel Successore di Pietro e nei vescovi in comunione con lui il principio visibile dell'unità ecclesiale e la garanzia dell'autentica trasmissione della fede apostolica.Una convinzione che non nasce da logiche di potere, ma dalla fede in quella promessa che accompagna la Chiesa fin dalle origini:
«Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).
Come missionario digitale, Marco Muggeo sente il dovere di offrire una riflessione che non nasce dalla volontà di alimentare contrapposizioni, ma dal desiderio di aiutare a comprendere ciò che la Chiesa cattolica crede e insegna.
Muggeo ricorda anzitutto che mons. D'Ascenzo non ha espresso una posizione personale né introdotto una disciplina nuova: ha semplicemente richiamato quanto stabilito dal Dicastero per la Dottrina della Fede riguardo alla situazione della Fraternità San Pio X.
Un intervento che assume particolare rilevanza anche per il territorio di Corato, dove sono presenti celebrazioni officiate da sacerdoti della Fraternità.
La questione, tuttavia, va oltre la cronaca locale. Essa tocca il cuore dell'ecclesiologia cattolica e il modo in cui la Chiesa comprende sé stessa.
Il Concilio Vaticano II, nella costituzione dogmatica Lumen Gentium, afferma:«Questa è l'unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica e che il Salvatore nostro, dopo la sua resurrezione, diede da pascere a Pietro (cfr. Gv 21,17), affidandone a lui e agli altri apostoli la diffusione e la guida (cfr. Mt 28,18ss), e costituì per sempre colonna e sostegno della verità (cfr. 1 Tm 3,15). Questa Chiesa, in questo mondo costituita e organizzata come società, sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui» (LG 8).
Per la fede cattolica, sottolinea Muggeo, l'autorità di insegnare, guidare e custodire il deposito della fede non nasce dalla convinzione personale, dalla cultura teologica o dalla pretesa di rappresentare più autenticamente la Tradizione. Essa trova il proprio fondamento nella missione affidata da Cristo agli Apostoli e trasmessa ai loro successori attraverso la successione apostolica.
Il Vangelo stesso presenta questa dimensione ecclesiale: Cristo affida a Pietro il compito di confermare i fratelli nella fede (Lc 22,31-32), gli consegna le chiavi del Regno (Mt 16,17-19) e, dopo la risurrezione, gli affida il compito di pascere il suo gregge (Gv 21,15-17).
Agli Apostoli affida inoltre la missione universale di annunciare il Vangelo a tutte le genti (Mt 28,18-20).Da questa prospettiva nasce una seconda considerazione che Muggeo ritiene decisiva: non esiste contrapposizione tra Tradizione e Magistero.
La Tradizione non è una realtà statica, bloccata in un determinato momento della storia, ma la trasmissione viva della fede apostolica nel tempo.
Lo Spirito Santo «introduce la Chiesa nella pienezza della verità» e «la fa ringiovanire, continuamente la rinnova» (LG 4).In questo contesto assume particolare importanza il ministero dei vescovi, successori degli Apostoli e custodi della Traditio Apostolica.
La successione apostolica non è individuale o privata, ma ecclesiale e collegiale: i vescovi esercitano il loro ministero in comunione tra loro e con il Vescovo di Roma, successore di Pietro.
Anche il ministero petrino va compreso in questa luce. San Giovanni Paolo II, nell'enciclica Ut Unum Sint, ricorda che il compito del Papa è vigilare affinché in tutte le Chiese si possa ascoltare autenticamente la voce di Cristo.
Il suo non è un potere, ma un servizio all'unità della fede e alla custodia del Vangelo.La domanda iniziale, allora, può ricevere una risposta chiara: nella visione cattolica, l'autorità di parlare in nome di Dio deriva da Cristo stesso, che ha voluto una Chiesa visibile, apostolica e guidata da pastori chiamati a custodire e trasmettere fedelmente il deposito della fede. Per questo la Chiesa riconosce nel Successore di Pietro e nei vescovi in comunione con lui il principio visibile dell'unità ecclesiale e la garanzia dell'autentica trasmissione della fede apostolica.Una convinzione che non nasce da logiche di potere, ma dalla fede in quella promessa che accompagna la Chiesa fin dalle origini:
«Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).
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