With or without illumina la scena con gli studenti del liceo artistico
Nella restituzione finale del festival LE DANZATRICI en plein air, gli studenti del Federico II hanno trasformato la danza in un atto di verità, presenza e inclusione.
domenica 21 giugno 2026
6.52
La serata del 19 giugno ha rappresentato il cuore pulsante di WITH OR WITHOUT, il momento in cui il percorso di mesi si è fatto scena, luce, relazione.
Sul palco del festival internazionale LE DANZATRICI en plein air, gli studenti e le studentesse del Liceo Artistico Federico II Stupor Mundi hanno dato vita a una restituzione coreografica che ha superato ogni aspettativa: intensa, necessaria, profondamente umana.
La danza, guidata dal lavoro sensibile di Giulio De Leo ed Erika Guastamacchia, ha mostrato ciò che il progetto aveva promesso fin dall'inizio: che la diversità non è un limite, ma un linguaggio; che la fragilità non è un ostacolo, ma una forza scenica; che i corpi, tutti i corpi, possono diventare arte quando trovano uno spazio che li accoglie e li ascolta.
Gli studenti del Federico II – con e senza disabilità – hanno portato in scena una verità che non si può simulare.
Ogni gesto, ogni contatto, ogni pausa era carica di una tensione drammatica autentica, lontana da ogni retorica e da ogni pietismo.
Per i ragazzi, è stata un'esperienza che resterà: un palco professionale, un pubblico vero, un progetto che li ha messi al centro non per ciò che "manca", ma per ciò che sono.
Per il territorio, un segnale forte: l'arte può cambiare lo sguardo, può educare alla complessità, può costruire comunità.
Sul palco del festival internazionale LE DANZATRICI en plein air, gli studenti e le studentesse del Liceo Artistico Federico II Stupor Mundi hanno dato vita a una restituzione coreografica che ha superato ogni aspettativa: intensa, necessaria, profondamente umana.
La danza, guidata dal lavoro sensibile di Giulio De Leo ed Erika Guastamacchia, ha mostrato ciò che il progetto aveva promesso fin dall'inizio: che la diversità non è un limite, ma un linguaggio; che la fragilità non è un ostacolo, ma una forza scenica; che i corpi, tutti i corpi, possono diventare arte quando trovano uno spazio che li accoglie e li ascolta.
Gli studenti del Federico II – con e senza disabilità – hanno portato in scena una verità che non si può simulare.
Ogni gesto, ogni contatto, ogni pausa era carica di una tensione drammatica autentica, lontana da ogni retorica e da ogni pietismo.
Per i ragazzi, è stata un'esperienza che resterà: un palco professionale, un pubblico vero, un progetto che li ha messi al centro non per ciò che "manca", ma per ciò che sono.
Per il territorio, un segnale forte: l'arte può cambiare lo sguardo, può educare alla complessità, può costruire comunità.