Proposta di legge sulla carne equina: cosa ne pensano i commercianti coratini?

Abbiamo chiesto il parere di alcuni commercianti della zona circa la possibilità di divieto di macellazione degli equini

venerdì 20 febbraio 2026 9.14
A cura di Anna Lops
Una proposta di legge recentemente presentata, dal titolo "Norme per la tutela degli equini e loro riconoscimento come animali da affezione", ha riacceso il dibattito pubblico sulla questione.

La norma propone il riconoscimento degli equini quali animali di affezione promuovendo misure per la protezione e per l'educazione al rispetto degli stessi. Nella denominazione di "equini" rientrano il cavallo, il pony, l'asino, il mulo, il bardotto, gli ibridi di cavallo e zebra e gli ibridi di asino e zebra.

Il consumo di carne equina non è omogeneo: sembra concentrarsi soprattutto in alcune regioni, tra cui la Puglia, rendendo sul piano locale l'argomento ancora più sensibile e delicato. Cambiamenti normativi rischierebbero di toccare sia usi culinari sia mercati locali.

Con l'obiettivo di escludere alcuni animali dalla filiera animale riconoscendone l'identità come esseri senzienti, il divieto prevederebbe (secondo l'art.5 della pdl A.C. 2187) un fondo di sei milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027 destinato alla riconversione delle attività. Il passaggio, dunque, verso attività come centri di recupero, attività educative o turismo equestre.

Un argomento particolarmente delicato che solleva questioni etiche, culturali ed economiche e che tocca da vicino la maggior parte dei commercianti locali.

Abbiamo chiesto il parere di tre commercianti del territorio che, in maniera differente, utilizzano la carne di cavallo. Da chi lavora esclusivamente con la carne equina, a chi l'ha riportata sulla tavola dei coratini, a chi è stato in grado di unire tradizione e innovazione.

Mariano Como della trattoria "La pace dei sensi": «Premetto che questa legge è stata proposta già una ventina di anni fa. Io mi muovo da 26 anni sul territorio e sono stato il primo a proporre la carne di cavallo in un locale pubblico, essendo comunque la specialità della nostra città. Io ho anche ideato la bistecca. Per quanto riguarda la proposta di legge, il divieto è sulla macellazione sul territorio italiano delle carni di cavallo. Quindi è un po' paradossale perché la carne di cavallo si potrebbe comunque continuare a consumare sul territorio italiano, ma di importazione estera. Parliamoci chiaro, non sono d'accordo con questa proposta soprattutto per la nostra economia che si basa tanto sulla carne equina; quindi, sarebbe un danno economico che qualcuno poi deve riparare. Poi c'è un ulteriore fattore su cui non sono d'accordo: se vuoi vietare la macellazione della carne dei cavalli sul nostro territorio, devi vietare anche quella dei maiali, degli agnelli, devi vietare la caccia. L'altro errore per me è definirli animali d'affezione, come se fossero animali domestici. Non è possibile se non per delle famiglie benestanti che hanno, per esempio, le scuderie. Veniamo da decenni di tradizione e noi, in questo fazzoletto di terra Corato-Andria-Canosa, ci riportiamo questa cultura della carne di cavallo. Per noi il cavallo era anche un mezzo di trasporto e poi, alla fine del suo percorso, veniva consumato sulle nostre tavole. Ma parliamo di decenni di tradizione. Molto tempo fa, infatti, quando si facevano dei viaggi molto lunghi da Nord fino al Sud, si veniva con i cavalli che, una volta stanchi, venivano sostituiti con altri cavalli. Questi cavalli stanchi venivano utilizzati per la macellazione e il consumo. Non si può mettere in ginocchio un'economia che riguarda Corato, Andria, Canosa, la Puglia e anche altre zone d'Italia».

Domenico Marcone del ristorante "Al Mulo Cojone": «Ti parlo sia da chef che da titolare di un'attività ristorativa dove la carne di cavallo è presente e non solo. Parto dal presupposto che se dovesse passare la proposta naturalmente ci adatteremo. Sicuramente Corato ha una forte tradizione su questo tipo di cibo, ma allo stesso tempo mi viene da dirti che se tolgono il cavallo a domino dovrebbero togliere altri tipi di animali da macello. Non ci dimentichiamo che ci sono tanti impianti intensivi di vitello, vacche. Valuteremo in corso d'opera il da farsi. Ad oggi noi del "Al mulo Cojone" la proponiamo, la clientela apprezza e quindi andiamo avanti. Nel nostro caso, tra l'altro, vi è nato il sushi di carne dove ci sono alcuni abbinamenti appunto con la carne di cavallo (non dimentichiamo che per tradizione c'è appunto chi la mangia cruda)».

Franco De Palo, della macelleria equina "Équi": «In merito alla proposta di legge recentemente depositata presso la Camera dei deputati, desidero innanzitutto ringraziare la giornalista Anna Lops del giornale online Corato Viva per avermi interpellato su un tema tanto delicato quanto rilevante per il nostro settore. La carne equina rappresenta, nel nostro territorio, non soltanto una tradizione gastronomica radicata, ma anche un comparto economico che coinvolge famiglie, imprese e professionalità costruite nel tempo. Personalmente, porto avanti un mestiere che affonda le sue radici nella mia storia familiare: prima mio padre, e oggi io, da oltre trent'anni, con dedizione, sacrificio e profondo rispetto per la materia prima e per la clientela. La mia attività, Èquí Macelleria, opera da decenni nella città di Corato, offrendo carne equina di qualità e divenendo un autentico punto di riferimento non solo per la comunità coratina, ma per l'intera area del nord-barese. Nel corso degli anni, la macelleria è cresciuta costantemente, consolidando la fiducia e la fedeltà di generazioni di clienti e affermandosi quale presidio per gli estimatori della carne equina. A Corato, la carne di cavallo è identità, memoria e appartenenza. È il ragù della domenica, piatto emblematico della tradizione coratina, preparato con pazienza e tramandato di generazione in generazione; è il profumo che scandisce i pranzi familiari e accompagna i momenti di convivialità. È anche cultura del taglio e della lavorazione: dalle strisce per l'arrosto alle bombette, dal reale alle bandiere, dalla falda ai tagli più teneri come il filetto. Accanto a questi, la salsiccia di cavallo occupa un ruolo centrale nella tradizione culinaria cittadina, apprezzata per il suo sapore intenso e per la lavorazione artigianale che ne preserva qualità e genuinità. Ogni preparazione racconta una storia fatta di manualità sapiente, esperienza maturata nel tempo e conoscenza profonda della materia prima. In tali gesti si racchiude non soltanto un'attività commerciale, bensì un sapere artigianale che contribuisce a definire l'identità stessa della comunità. Per la Puglia, un eventuale divieto rappresenterebbe una vera e propria ridefinizione identitaria, suscettibile di generare un ampio e articolato dibattito pubblico. Per Corato, in particolare, potrebbe significare l'interruzione di una tradizione culinaria che ha attraversato generazioni. In qualità di macellaio e operatore del settore, desidero pertanto esprimere una riflessione ponderata sulla proposta di legge attualmente all'esame del Parlamento. Comprendiamo la sensibilità crescente dell'opinione pubblica nei confronti del benessere animale e il valore etico che ispira la proposta; tuttavia, è doveroso evidenziare che la filiera equina opera già oggi sotto un sistema di controlli rigorosi, garantendo sicurezza alimentare, tracciabilità e piena osservanza delle disposizioni normative. È imprescindibile che il legislatore tenga conto non soltanto degli aspetti etici e sanitari, ma anche delle ricadute economiche, sociali e culturali che eventuali restrizioni potrebbero determinare su attività storiche come la nostra e su un territorio che in questa tradizione si riconosce. Mi domando, dunque, quale sarà il futuro di questo mestiere e quali prospettive potranno delinearsi per le nuove generazioni che intendano intraprendere la professione di macellaio. È opportuno mettere a rischio un patrimonio di competenze tramandato di padre in figlio, che incarna lavoro, cultura e identità? Confido che il dibattito parlamentare possa svilupparsi con senso di responsabilità e visione d'insieme, salvaguardando un comparto che, per realtà come la mia, non rappresenta soltanto un'attività economica, ma una vocazione radicata nel tempo, espressione autentica di tradizione, professionalità e servizio al territorio».