“U’ Panzone”, “La Vecchiaredd” e “U’ Sceriff”: Le maschere storiche di Corato
L’origine del Carnevale e delle sue maschere più conosciute
sabato 14 febbraio 2026
10.48
Una tradizione conosciuta in tutto il mondo e che vanta una storia millenaria, colma di usanze e abitudini che, con il tempo, hanno assunto forma differente mantenendo il significato originario: il Carnevale non è solo un promemoria sul calendario o un'occasione di puro divertimento, ma rappresenta un momento molto più significativo.
Si tratta di una tradizione la cui origine non è di inconfutabile attestazione, ma differenti fonti la riconducono a epoche remote, in cui la religione dominante era quella pagana.
Seppur legata al mondo cattolico e cristiano, la ricorrenza trae le proprie origini dai Saturnali della Roma antica o dalle feste dionisiache del periodo classico greco. I Saturnali, dedicati all'insediamento nel tempio del dio Saturno e alla mitica età dell'oro, prevedevano festeggiamenti che sovvertivano l'ordine sociale con gli schiavi che potevano considerarsi liberi e l'estrazione a sorte di un princeps che, personificazione di una divinità infera, indossava una buffa maschera e colori sgargianti, tra i quali spiccava il rosso. Da questa tradizione si è ereditato l'uso delle maschere ancora oggi utilizzato.
Durante questi momenti, dunque, era lecito lasciarsi andare, liberandosi da obblighi e impegni e immergendosi in una dimensione di gioia e festa collettiva, tratto distintivo di questa occasione nei diversi secoli.
Con l'avvento del Cristianesimo, il Carnevale ha adattato la sua tradizione pagana a un nuovo contesto religioso. Festeggiata prima del periodo di Quaresima durante la quale, secondo la tradizione, non poteva essere consumata la carne: la parola "carnevale" deriva difatti dal latino carnem levare, ossia "eliminare la carne". Il periodo di carnevale, per tradizione, si colloca sempre tra l'Epifania e il giorno che precede il Mercoledì delle Ceneri, ossia Martedì Grasso.
Il Carnevale assume sembianze differenti in base al luogo e alle tradizioni: basti pensare al rinomato Carnevale di Venezia che vanta costumi elaborati e sfilate di maschere o quello di Putignano che risale al 1394 con una lunga tradizione di carri allegorici e costumi.
Testimonianze circa questa festività a Corato risalgono al periodo successivo la fine dell'Ottocento. Le poche testimonianze precedenti sono quelle tramandate dalla cultura orale.
Diverse le maschere che, ad oggi, sfilano nelle strade coratine, alcune delle quali ricoprono un significato e una valenza storica di tutto rispetto. Tre nello specifico hanno reso storico il Carnevale a Corato: "U' Panzone", "La Vecchiaredd" e "U' Sceriff".
Le tre maschere vantano una storia e significati che Gaetano Bucci, nel libro "La Canzona… e la Maschera", ha evidenziato.
Di queste testimonianze "U' Panzone" è la maschera più antica del Carnevale di Corato.
Nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, in cui una parte della città soffriva la fame, ha inizio la storia dei Panzoni: da una storia di fame in cui la felicità massima sembrava essere quella di "avere la pancia piena", la famiglia Ferrara, conosciuta col soprannome di Sfasciatur, propone la maschera del Panzone, o meglio, de "U' Panzaune".
Caricatura della borghesia agraria a cavallo tra Ottocento e Novecento, è avvertita come potente e prepotente. Una maschera enorme che scoppia di salute e ricchezza, ma solo all'apparenza: finge di avere un cuore grande gettando chili e chili di coriandoli durante le sfilate di carnevale. Non solo. In passato sembra che distribuisse anche confettini colorati e qualche manciata di cacao. La maschera disdegna le altre maschere e occupa tutto lo "stradone": avvicinarsi a loro significa essere soggetti a una leggera "panzata".
Altra caratteristica è la pipa, non spesso utilizzata, ma segno di distinzione sociale e imponenza della figura.
Maschera conosciuta da tutti, è la tradizione di alcune famiglie coratine che si tramandano di generazione in generazione i suoi segreti e i suoi valori.
"La Vecchiaredd" è invece una vera e propria figura carnevalesca risalente alla fine della Seconda Guerra Mondiale, grazie al suggerimento di alcuni coratini emigrati che probabilmente l'avevano "incontrata" in altre città. Misteriosa ed intrigante, "La Vecchiaredd" sembra avere parentele con la "vecchia-fantoccio", che tra fine gennaio e inizio febbraio, veniva bruciata nelle piazze cittadine per propiziare il passaggio della natura dall'inverno alla primavera. Nella tradizione esoterica di Napoli prende origine il trasferimento dal rito del fuoco alla maschera della "Vecchiaredd" e negli anni questa maschera ha visto il susseguirsi di diverse trasformazioni, rendendola più fruibile e più adatta al contesto carnevalesco. Differentemente dal Panzone, questa maschera non ha avuto una continuità mancando anche per anni dalle strade di Corato a causa della sua complessità.
Anche "U' Sceriff" nasce nel secondo dopoguerra come frutto dell'apparente benessere che si iniziò a respirare in quel periodo. Una maschera che ha origine da un mondo lontano, quello degli Stati Uniti d'America e dell'America Latina e dal suo cinema e musica che iniziarono molto presto a circolare in Italia. Lo "Sceriff" rappresenta la giustizia, l'ordine, nonché il sogno di molti ragazzi che, nei giorni di Carnevale, già dalle prime ore riempivano le strade della città. Vestito sempre in modo elegantissimo con pantaloni o gonne strette e gilet nero su camicie con pizzi o merletti, ha sempre il suo tamburello di latta.
Una maschera "vera" se si pensa che in passato questi giovani e in età di fidanzamento entravano nelle case per proporre improbabili avventure future.
La maschera ha avuto grande fortuna tra gli anni Cinquanta e Settanta, tornando in vigore grazie all'associazione Cicres di Corato.
Si tratta di una tradizione la cui origine non è di inconfutabile attestazione, ma differenti fonti la riconducono a epoche remote, in cui la religione dominante era quella pagana.
Seppur legata al mondo cattolico e cristiano, la ricorrenza trae le proprie origini dai Saturnali della Roma antica o dalle feste dionisiache del periodo classico greco. I Saturnali, dedicati all'insediamento nel tempio del dio Saturno e alla mitica età dell'oro, prevedevano festeggiamenti che sovvertivano l'ordine sociale con gli schiavi che potevano considerarsi liberi e l'estrazione a sorte di un princeps che, personificazione di una divinità infera, indossava una buffa maschera e colori sgargianti, tra i quali spiccava il rosso. Da questa tradizione si è ereditato l'uso delle maschere ancora oggi utilizzato.
Durante questi momenti, dunque, era lecito lasciarsi andare, liberandosi da obblighi e impegni e immergendosi in una dimensione di gioia e festa collettiva, tratto distintivo di questa occasione nei diversi secoli.
Con l'avvento del Cristianesimo, il Carnevale ha adattato la sua tradizione pagana a un nuovo contesto religioso. Festeggiata prima del periodo di Quaresima durante la quale, secondo la tradizione, non poteva essere consumata la carne: la parola "carnevale" deriva difatti dal latino carnem levare, ossia "eliminare la carne". Il periodo di carnevale, per tradizione, si colloca sempre tra l'Epifania e il giorno che precede il Mercoledì delle Ceneri, ossia Martedì Grasso.
Il Carnevale assume sembianze differenti in base al luogo e alle tradizioni: basti pensare al rinomato Carnevale di Venezia che vanta costumi elaborati e sfilate di maschere o quello di Putignano che risale al 1394 con una lunga tradizione di carri allegorici e costumi.
Testimonianze circa questa festività a Corato risalgono al periodo successivo la fine dell'Ottocento. Le poche testimonianze precedenti sono quelle tramandate dalla cultura orale.
Diverse le maschere che, ad oggi, sfilano nelle strade coratine, alcune delle quali ricoprono un significato e una valenza storica di tutto rispetto. Tre nello specifico hanno reso storico il Carnevale a Corato: "U' Panzone", "La Vecchiaredd" e "U' Sceriff".
Le tre maschere vantano una storia e significati che Gaetano Bucci, nel libro "La Canzona… e la Maschera", ha evidenziato.
Di queste testimonianze "U' Panzone" è la maschera più antica del Carnevale di Corato.
Nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, in cui una parte della città soffriva la fame, ha inizio la storia dei Panzoni: da una storia di fame in cui la felicità massima sembrava essere quella di "avere la pancia piena", la famiglia Ferrara, conosciuta col soprannome di Sfasciatur, propone la maschera del Panzone, o meglio, de "U' Panzaune".
Caricatura della borghesia agraria a cavallo tra Ottocento e Novecento, è avvertita come potente e prepotente. Una maschera enorme che scoppia di salute e ricchezza, ma solo all'apparenza: finge di avere un cuore grande gettando chili e chili di coriandoli durante le sfilate di carnevale. Non solo. In passato sembra che distribuisse anche confettini colorati e qualche manciata di cacao. La maschera disdegna le altre maschere e occupa tutto lo "stradone": avvicinarsi a loro significa essere soggetti a una leggera "panzata".
Altra caratteristica è la pipa, non spesso utilizzata, ma segno di distinzione sociale e imponenza della figura.
Maschera conosciuta da tutti, è la tradizione di alcune famiglie coratine che si tramandano di generazione in generazione i suoi segreti e i suoi valori.
"La Vecchiaredd" è invece una vera e propria figura carnevalesca risalente alla fine della Seconda Guerra Mondiale, grazie al suggerimento di alcuni coratini emigrati che probabilmente l'avevano "incontrata" in altre città. Misteriosa ed intrigante, "La Vecchiaredd" sembra avere parentele con la "vecchia-fantoccio", che tra fine gennaio e inizio febbraio, veniva bruciata nelle piazze cittadine per propiziare il passaggio della natura dall'inverno alla primavera. Nella tradizione esoterica di Napoli prende origine il trasferimento dal rito del fuoco alla maschera della "Vecchiaredd" e negli anni questa maschera ha visto il susseguirsi di diverse trasformazioni, rendendola più fruibile e più adatta al contesto carnevalesco. Differentemente dal Panzone, questa maschera non ha avuto una continuità mancando anche per anni dalle strade di Corato a causa della sua complessità.
Anche "U' Sceriff" nasce nel secondo dopoguerra come frutto dell'apparente benessere che si iniziò a respirare in quel periodo. Una maschera che ha origine da un mondo lontano, quello degli Stati Uniti d'America e dell'America Latina e dal suo cinema e musica che iniziarono molto presto a circolare in Italia. Lo "Sceriff" rappresenta la giustizia, l'ordine, nonché il sogno di molti ragazzi che, nei giorni di Carnevale, già dalle prime ore riempivano le strade della città. Vestito sempre in modo elegantissimo con pantaloni o gonne strette e gilet nero su camicie con pizzi o merletti, ha sempre il suo tamburello di latta.
Una maschera "vera" se si pensa che in passato questi giovani e in età di fidanzamento entravano nelle case per proporre improbabili avventure future.
La maschera ha avuto grande fortuna tra gli anni Cinquanta e Settanta, tornando in vigore grazie all'associazione Cicres di Corato.