Le cicale non cantano. <span>Foto Anna Lops</span>
Le cicale non cantano. Foto Anna Lops
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“Le cicale non cantano”: Di Vagno rivive sul palco di Serotonina

Lo spettacolo ha la regia di Claudia Lerro ed è stato prodotto dall'associazione Teatri di.versi

«Il Teatro per essere davvero pregnante deve mostrarsi un acido, una lente di ingrandimento, un riflettore o un luogo di confronto». Queste parole di Peter Brook, regista britannico, tornano alla mente ripensando allo spettacolo teatrale andato in scena lunedì 7 settembre nell'ambito del festival Serotonina: non un semplice racconto, ma una storia ritornata in vita e che ha costretto il pubblico a fare i conti con quanto rappresentato.

"Le cicale non cantano", con la regia di Claudia Lerro, è lo spettacolo teatrale scritto e interpretato da Claudio Scagliarini e Beatrice Gallo, giovanissimi attori rispettivamente di Trani e Corato, che, con la loro interpretazione, hanno ottenuto una menzione speciale al Premio Scintille 2026 (presentato ad Asti e Milano) e il Premio Nuove Sensibilità 2.0 del Teatro Pubblico Campano per il miglior testo teatrale.

Quella raccontata dai due attori è la storia di Giuseppe Di Vagno, o meglio, dei suoi ultimi giorni prima di essere assassinato dai fascisti nel 1921. Accanto a lui, sua moglie Giuseppina Fanelli, contrappeso emotivo dello spettacolo, la voce che vive sospesa tra il pubblico e il privato, tra il presente collettivo che reclama Di Vagno e un futuro più intimo che vorrebbe custodirlo. I suoi dubbi si fanno più acuti quando scopre di aspettare un figlio, eppure nemmeno questa notizia riesce a smuovere il marito dai suoi ideali, quegli stessi ideali che lo condurranno, inesorabilmente, a cadere sotto le armi fasciste.
8 fotoLe cicale non cantano
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«All'epoca noi abbiamo fallito. Non fallite anche voi». Un messaggio diretto, quasi un affondo, che i due attori rivolgono al pubblico riprendendo fedelmente le parole pronunciate dallo stesso Di Vagno. È qui che la memoria si fa monito.

Le cicale dunque non cantano, ma friniscono. Ed è proprio questo loro frinire che resta nella memoria e diventa modello e stimolo per non restare in silenzio

Il lavoro di Claudio e Beatrice è partito da molto tempo prima: ricerche su ricerche per rendere lo spettacolo il più aderente alla realtà possibile. Le fonti storiche hanno incluso i testi di Gianvito Mastroleo, Francesco Colucci e la Fondazione Giuseppe Di Vagno di Conversano.

Alle ricerche è stata poi affiancata la cifra stilistica dei due giovanissimi che sono riusciti a dominare il palco per più di un'ora di spettacolo tra memoria e denuncia, storia e contemporaneità, pubblico e privato. Gli stessi poli tra cui si muove, fino all'ultimo, la vita di Di Vagno.
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