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Il consiglio comunale non elegge il presidente del consiglio

La crisi è tangibile. I commenti dell'opposizione

ll consiglio comunale non è riuscito ad eleggere il presidente del Consiglio comunale.

Il dato politico che emerge è quello di una maggioranza spaccata, che non è riuscita ad esprimere neanche in terzo scrutinio, lì dove era sufficiente la maggioranza semplice dei voti, il presidente del consiglio.

Il consiglio comunale dovrà riunirsi nuovamente entro dieci giorni.

«Abbiamo assistito a un altro scandalo della politica coratina. Quella che sembrava una maggioranza bulgara, unita e compatta oggi risulta una maggioranza spaccata su più fronti. Questo penalizza la nostra città che da mesi è ferma e ciò non fa che alimentare altre problematiche. La città è disperata. Con grande rammarico, ciò che abbiamo visto oggi è un grave affronto ai nostri concittadini che erano nella speranza di vedere un cambiamento. Purtroppo le logiche della politica coratina ci portano a dover sopportare un metodo che non fa bene alla città. Il sindaco ha dimostrato di non voler scendere a compromessi sulla giunta e ciò si è riflesso sulla votazione del presidente del consiglio. Oggi apriamo delle riflessioni, non escludiamo ipotesi di sostegno al sindaco. Entro fine mese occorrerà approvare i debiti fuori bilancio e il consiglio comunale deve concretizzare questo atto per senso di responsabilità» afferma il consigliere Vincenzo Labianca.

«Avevamo previsto questa situazione e stasera parleremo ai cittadini. Ritengo indispensabile spiegare alla cittadinanza quello che sta accadendo» afferma Nico Longo.
«Noi abbiamo la nostra integrità politica. Rappresento il partito di governo e devo mantenere la mia linea. Ci sono però dei temi in comune con l'opposizione e pertanto, quando servirà fare squadra lo faremo. Sono contrario all'accanimento terapeutico: se non eleggono il presidente del consiglio o sono spaccati o non sono degni. Il 31 luglio occorrerà approvare le variazioni di bilancio: stando così le cose dovrà approvarle il commissario ad acta» continua Longo.

«Può essere la fine dell'amministrazione D'Introno o l'inizio di una agonia che porterà comunque al voto a maggio» ha detto Longo rispondendo alle nostre domande. «La rottura evidentemente non è tra il sindaco e i consiglieri di maggioranza ma evidentemente con qualcun altro. Questo ce lo deve dire il sindaco».

Anche Emanuele Lenoci interviene sull'argomento: «Abbiamo assistito ad un bruttissimo episodio della vita politica cittadina. Pensavamo che l'elezione del presidente del consiglio potesse essere un segnale della maggioranza alla città ma ci siamo trovati dinanzi al gioco delle tre carte a danno del sindaco e della cittadinanza. Questo è il sindaco che loro hanno scelto non più tardi di un mese e mezzo fa? O hanno deciso che non è più idoneo? Ci troviamo dinanzi ad una agonia politica e morale: siamo di fronte ad una empasse completa della maggioranza. Abbiamo tante questioni da affrontare: se la situazione non viene risolta dalla maggioranza in breve tempo credo che il sindaco avrà il coraggio di confermare le dimissioni».
«Non saremo a sostegno di giunte tecniche, politiche o semitecniche. Se la maggioranza avesse condiviso con noi un nome, un metodo o un percorso noi l'avremmo valutata. Abbiamo votato scheda bianca nelle prime due votazioni, alla terza abbiamo proposto il mio nome. Possiamo valutare tutti i nomi ma attraverso un percorso condiviso. La maggioranza valuti attentamente se proseguire, altrimenti lasci».

Questo il commento di Corrado De Benedittis: «Forte disappunto per come si è concluso il consiglio. In conclusione di seduta i consiglieri si sono alzati e hanno parlato liberamente. È segno del clima di arroganza che c'è all'interno del mondo politico coratino. Siamo di fronte ad una evidente crisi amministrativa. Non c'è una maggioranza compatta in grado di eleggere il presidente del consiglio. Prima dell'apertura del voto io ho proposto all'intera assise consiliare di trovare una intesa per eleggere un presidente del consiglio con i due terzi dei voti. Alla mia proposta fatta sia alla maggioranza che alle opposizioni non ho ricevuto alcuna risposta: fatto molto grave. Votare senza neanche un dibattito preliminare ritengo sia un fatto ancor più grave della crisi amministrativa. È urgente che le forze politiche e la città sappiano cosa sta succedendo. Siamo di fronte ad una crisi al buio di cui non si è parlato in aula e non se ne discute neanche fuori dal palazzo municipale». «Auspichiamo che il consiglio comunale sia messo nelle condizioni di poter lavorare. Rilancio il mio appello a trovare una figura di presidente del consiglio condivisa da tutta l'assemblea».

Secondo Vito Bovino: «Una situazione che non si era verificata prima di ora. Una figura come quella del presidente del consiglio comunale non è stata individuata neanche nella maggioranza. La maggioranza sembra disconoscere il proprio sindaco, appena eletto. Sembra un matrimonio del tutto irriconoscibile, stiamo diventando lo zimbello di tutta l'Italia. In tutto questo chi perde è la città di Corato. Siamo a scrivere una pagina nera, vergognosa della nostra città. Ad oggi le vere motivazioni non si sono ancora evidenziate: dai piccoli segnali che si intercettano il sindaco D'Introno mostra tanto coraggio. Neanche la maggioranza ci teneva ai lavori consigliari, tant'è che non ci hanno presentato alcuna figura da proporre. Non faccio mistero di aver votato in terza votazione Emanuele Lenoci».
«Il sindaco e la maggioranza prendano posizioni forti, coerenti e coraggiose. Se la situazione è questa si vada al voto senza attendere. L'incertezza amministrativa si paga: gli uffici sono in balia delle onde».
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