Conferenza Kader Diabate
Conferenza Kader Diabate
Cultura

In che pelle abitiamo? Nella storia di Kader l'input per una rivoluzione culturale che parte da Corato

Il racconto di una serata di riflessione sul tema dell'accoglienza

"Accogliere, proteggere, promuovere e integrare sono i quattro verbi da coniugare in prima persona singolare e in prima persona plurale per una comune riposta al fenomeno migratorio." Papa Francesco

"Una marea da sola può sollevare un insieme di barche, ma in una cultura di individui socialmente isolati, automizzati da sconvolgimenti politici ed economici e separati da ampie disuguaglianze, può anche provocare l'annegamento di milioni di persone". E' stata questa riflessione ad aprire l'incontro di presentazione del libro "La pelle in cui abito" di Kader Diabate e Giancarlo Visitilli, giovedì 22 novembre alle ore 17,30 presso l'auditorium del liceo artistico "Federico II Stupor Mundi" di Corato.

Nato dalla condivisione di più realtà associative (Adisco, Aido, Fidapa, Rotary, Casa della Poetessa, Presidio delLlibro, Refugees Welcome Italia-Bari, Open Space, Oasi 2, Tracialand, Diamoci una Mano, Centro di Orientamento ed Educazione Teatrale)- comunica la Prof.ssa Monica Tommasicchio, docente del liceo artistico e moderatrice dell'incontro- il progetto ha origine nella necessità, del particolare momento storico contemporaneo, di facilitare il processo di accoglienza in famiglia di stranieri, in particolare di migranti adolescenti senza sostegno parentale e richiedenti asilo, che evidenziano serie difficoltà di accoglienza e inserimento, dovute principalmente alle attuali politiche di accoglienza nazionali e alle problematiche collegate a vissuti traumatici. Per questo motivo l'articolato progetto ha inteso sperimentare nuovi approcci metodologici, volti ad attivare tutte le potenzialità ricettive degli "ospiti" che arrivano in Italia. La "xenia", cui si ispirano tutte le associazioni coinvolte in una rete fitta di intenti, riassume il concetto di "ospitalità e rapporti tra ospite e ospitante", messo in pratica già nel mondo greco antico ed in molti modelli sociali africani contemporanei. Parlare di accoglienza in questi termini pare un ossimoro per l' assenza di rispetto per l'Altro nell'attuale civiltà occidentale, in cui, dimenticata la grande lezione del passato, dominano l'individualismo più sfrenato, pericolose propagande nazionalistiche e, in generale, una diffusa paura per il diverso.

Da questo punto di vista proprio la storia di Kader Diabate rappresenta un esempio eccellente ed illuminante: arrivato sulle coste di Reggio Calabria nell'autunno del 2016, ospitato nello Sprar di Camini secondo le consuetudini dell' "accoglienza dolce" del famoso modello Riace, al termine del suo percorso di prima accoglienza è stato accolto a Corato, in famiglia, ambiente che gli ha permesso non soltanto di proseguire con successo gli studi superiori (è iscritto come privatista all'IISS Tandoi), ma anche di portare avanti le sue battaglie come attivista per i diritti umani (Kader è oggi ambasciatore Unicef e viene invitato in varie scuole su tutto il territorio nazionale), e come giovane intellettuale e scrittore. Dall'Africa a Corato, oggi Kader e le sue due famiglie, Diabate e Maggiulli, dimostrano che con il sostegno di un ambiente stimolante, affettuoso e accogliente quale appunto quello della famiglia, possono nascere esempi virtuosi di vite non soltanto recuperate alla discriminazione e allo sfruttamento, ma che possono perfino rappresentare una luce, un modello illuminante da seguire per moltissimi giovani, italiani e stranieri, quelli che Kader quotidianamente incontra nelle scuole, università e associazioni culturali. Da Papa Francesco al Presidente Mattarella, dal Ministro per l'istruzione Fioramonti ai molti dirigenti scolastici che lo hanno invitato, Kader ha conquistato tutti con la sua vita spesa per il raggiungimento del suo sogno, la cultura, per le sue approfondite conoscenze storiche, filosofiche e linguistiche, e per il suo approccio semplice e diretto alla questione dell'accoglienza: "In nessuna lingua Africana esiste la parola "straniero". Per noi solo gli oggetti possono essere "strani", non le persone: dall'incontro con l'Altro si può solo crescere, imparare e migliorare, come è accaduto a me durante l'infanzia nella casa paterna, che la mia famiglia ha sempre aperto a studenti provenienti da ogni villaggio intorno alla mia città. E come ancora mi succede nella mia nuova famiglia italiana, con la mia mamma Daniela e mio fratello Marco".
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ACCOGLIENZA IN FAMIGLIA, è questa la strada percorsa da Kader nella sua breve ma intensissima biografia, sia in Costa D'Avorio che in Italia. Così Daniela Maggiulli, docente coratina e mamma elettiva di Kader, nonché presidente dell'associazione culturale La Casa della Poetessa, ci racconta della sua nuova famiglia aperta, multiculturale e multi linguistica, in cui è possibile vivere in pace tutti insieme e con le porte aperte, nonostante le quotidiane difficoltà e le evidenti, spesso notevoli, differenze culturali. Un anno sabbatico a Riace - il paese dell'accoglienza di Mimmo Lucano -, incontri ravvicinati con persone da ogni parte del mondo, l'apertura all'Altro come opportunità di crescita e di arricchimento culturale sono gli ingredienti alla base della scelta felice e convinta di mamma Daniela. Una mamma Buddista, due figli, uno Cattolico e uno Musulmano, una cerchia di amicizie di matrice laica aperte ad ogni visione della vita, con l'unica esclusione dell'ideologia neofascista. Sì, perche Kader e la sua famiglia italiana sono convinti militanti dell'antifascismo e dell'antirazzismo, orgogliosi rappresentanti dell'ANPI, Associazione Nazionale Partigiani Italiani.

ACCOGLIENZA IN FAMIGLIA è anche la proposta culturale e sociale espressa durante la serata da Chiara Angelica D'Oronzo, di Refugees Welcome Italia-Bari, che ha presentato l'esperienza di accoglienza di Alhassane nella famiglia Turturro, un esempio concreto di integrazione. La Onlus, costituita anche a Bari nello scorso marzo, è infatti già presente in molte realtà italiane e impegnata a promuovere l'inclusione sociale di giovani rifugiati tramite l'accoglienza in famiglia. Come la D'Oronzo ha testimoniato, "le ragioni a sostegno di questi percorsi sono semplici: tra i giovani rifugiati che hanno intrapreso percorsi di formazione, imparato la lingua, avviato attività lavorative, in tanti vorrebbero migliorare la propria condizione e le proprie prospettive attraverso alcuni mesi di convivenza con famiglie locali, le quali, a loro volta, potrebbero fare così una straordinaria esperienza umana e culturale. Pertanto Refugees Welcome, attraverso la sua rete di volontari, promuove questi incontri e questi "abbinamenti", attraverso verifiche preliminari e con un costante monitoraggio nel corso del periodo di convivenza". Ha dato un contributo significativo anche Silvia Godelli, attivista della stessa ONLUS, la quale ha ribadito la necessità di essere parte attiva di una società che si sta rapidamente modificando, dando un contributo concreto a supporto di valori che si oppongano agli egoismi, all'autoreferenzialità e ai pregiudizi.

La serata ha visto come protagonisti anche altri soggetti importanti dello scenario culturale coratino. La scuola di Teatro Centro di Orientamento ed Educazione Teatrale di Francesco Martinelli ha proposto due brevi ma intensissime performance con gli allievi della scuola che hanno fatto da cornice artistica all'evento, usando un altro linguaggio, quello teatrale, per sottolineare gli stessi valori di accoglienza e fratellanza, temi centrali dell'evento.

Il Laboratorio Urbano Corato Open Space ha contribuito alla buona riuscita dell'incontro attraverso la realizzazione della comunicazione social, un brillante servizio fotografico e soprattutto attraverso la presentazione del programma "SBAG!" , un progetto di sartoria che produce shopping bag ecosostenibili create con scampoli di tessuto riciclato. I ragazzi e le ragazze di Open Space hanno sorpreso tutti improvvisando una sfilata colorata e multiculturale di SBAGS all'interno dell'auditorium e Roberto D'Introno e Annalisa Mazzilli hanno spiegato che "il progetto nasce dalla passione per il cucito di Ifeanyi Emmanuel, giovane nigeriano residente a Corato, e dall'impegno di Angela Salvatorelli, Angela Cipriani, Antonella e An Nyx, che hanno dedicato il loro tempo per insegnargli l'arte della sartoria. E' nato così il laboratorio per creare delle borse utili a distribuire i pranzi da parte del Centro Aperto Diamoci Una Mano, con l'obiettivo di ridurre l'impatto economico ed ambientale dovuto all'acquisto delle shoppers in plastica."

L'offerta culturale della serata si è ulteriormente arricchita con la mostra "L' umanità resistente, Volti da Riace" dell'artista coratina Beatrice Capozza. I ritratti esposti per la prima volta a Corato, sono stati realizzati con tecnica mista su carta durante la residenza artistica presso la Casa della Poetessa a Riace 2018-2019 ed uno di questi, quello che ritrae Kader, è stato offerto da Beatrice come immagine coordinata per la locandina, la comunicazione e l'evento facebook. "L' umanità resistente è un luogo. È un luogo fatto d'incontri, di voci, di suoni. È un luogo in cui lo sguardo si muove alla ricerca dì qualcosa o di qualcuno per continuare a vivere. Il percorso che ho scelto è frutto del periodo che ho trascorso a Riace e durante il quale ho potuto vedere e sentire qualcosa di unico. Ho visto il passato ed il futuro dare vita al presente attraverso un'azione coraggiosa e disperata: accogliere."

Anche la Fidapa di Corato, per il tramite della presidente entrante Teresa De Meo, ha condiviso questo evento ed è stata entusiasta nel partecipare sin dal primo momento a questa iniziativa, nello spirito condiviso dell'Associazione, che da anni è vicina a chi promuove l'accoglienza di tutti coloro che, in fuga dai loro paesi, cercano pace, lavoro e dignità in Italia. "L'obiettivo della Fidapa all'interno di questa cordata di associazioni", ribadisce la De Meo, "è dare sostegno e dignità a queste persone e assistendole affinché possano inserirsi al meglio nella nostra vita sociale e professionale."

Le sezioni dell'Adisco e dell'Aido di Corato, attraverso le rispettive presidenti Luisa Belsito e Francesca Rella, hanno partecipato a questo evento sicure che Kader, che hanno sentito sin da subito come loro nuovo concittadino, porterà lontano il loro messaggio del Dono di organi, tessuti e cellule staminali in particolare tra le minoranze etniche poco rappresentate nei registri internazionali.

Tutte le altre Associazioni coinvolte condividono l'auspicio che proprio da Corato possa partire una rivoluzione culturale in grado di dare una risposta di apertura, di dialogo e di pace, lanciando una sfida al resto d'Italia: trasformare il problema in opportunità, e superare la necessità di accogliere con la gioia di dare, ma anche di ricevere. Corato, storicamente terra di emigranti oggi accoglie molti immigrati e sente Kader Diabate come nuovo concittadino: una risorsa, non un carico per la società.

"L'accoglienza è essenzialmente un'esperienza di prossimità, di avvicinamento empatico e coinvolgente all'altro. Esige un superamento delle nostre paure, dei nostri pregiudizi, delle nostre remore, del nostro egoismo... " . Fabio Baggio, Sottosegretario Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale - Santa Sede.

  • Kader Diabate
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