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Eventi
Tra radici, scelte e comunità: “La natura bella delle cose” di Barbara Nappini
Ieri a Corato la presentazione del libro della presidente di Slow Food
Corato - giovedì 23 aprile 2026
12.23
"La natura bella delle cose" di Barbara Nappini, presidente di Slow Food, è molto più di un libro: è un vero e proprio invito al cambiamento in una stretta connessione tra autobiografia, impegno civile ed ecologia.
Il libro è stato presentato ieri 22 aprile nella cornice di Palazzo Gioia, in un incontro moderato dal giornalista Sabino Ferrucci.
"La natura bella delle cose", con la prefazione di Carlo Petrini, si iscrive perfettamente nella visione che da sempre anima il lavoro della presidente dello Slow Food: un'alimentazione basata sul concetto di cibo "buono, pulito e giusto" e che la stessa autrice ha esplorato sotto molteplici punti di vista, intrecciando individuale e collettivo.
Una lettura scorrevole e un crescendo biografico che partendo da piccole considerazioni e piccoli ricordi del suo quotidiano conducono a una riflessione molto più ampia tra una dimensione individuale e una collettiva. Un'autobiografia che rappresenta un punto di partenza per valutazioni approfondite sul rapporto tra uomo, cibo e natura.
Il lavoro in una multinazionale della moda, il desiderio di cambiare e il coraggio nel farlo: così inizia "La natura bella delle cose" ed è proprio con questo spirito di rinnovamento che il libro prende forma.Attraverso il racconto emergono temi come il ruolo di una femminilità portatrice di un'autentica diversità, la riconnessione del cibo al proprio spazio o il riduzionismo, che guidano il lettore in un viaggio nel sistema alimentare non esente da condizionamenti politici e geopolitici.
Restituire al cibo il proprio luogo non è un lavoro semplice, ma è necessario per salvaguardarne e valorizzarne l'autenticità e particolarità, così come è sempre più complesso affacciarsi a un quadro generale andando oltre i particolarismi.
E ciò che Barbara Nappini invita a fare con il suo libro è una riconnessione con ciò che ci circonda, con le piccole e quotidiane azioni che ci permettono di restare umani.
«L'invito è a partecipare e ad avere fiducia nelle proprie idee e nel potere degli essere umani di poter incidere nel corso degli eventi». Un appello, quindi, a non essere solo semplici consumatori, ma veri e propri creatori e artefici delle proprie scelte e della propria vita.
Il libro è stato presentato ieri 22 aprile nella cornice di Palazzo Gioia, in un incontro moderato dal giornalista Sabino Ferrucci.
"La natura bella delle cose", con la prefazione di Carlo Petrini, si iscrive perfettamente nella visione che da sempre anima il lavoro della presidente dello Slow Food: un'alimentazione basata sul concetto di cibo "buono, pulito e giusto" e che la stessa autrice ha esplorato sotto molteplici punti di vista, intrecciando individuale e collettivo.
Una lettura scorrevole e un crescendo biografico che partendo da piccole considerazioni e piccoli ricordi del suo quotidiano conducono a una riflessione molto più ampia tra una dimensione individuale e una collettiva. Un'autobiografia che rappresenta un punto di partenza per valutazioni approfondite sul rapporto tra uomo, cibo e natura.
Il lavoro in una multinazionale della moda, il desiderio di cambiare e il coraggio nel farlo: così inizia "La natura bella delle cose" ed è proprio con questo spirito di rinnovamento che il libro prende forma.Attraverso il racconto emergono temi come il ruolo di una femminilità portatrice di un'autentica diversità, la riconnessione del cibo al proprio spazio o il riduzionismo, che guidano il lettore in un viaggio nel sistema alimentare non esente da condizionamenti politici e geopolitici.
Restituire al cibo il proprio luogo non è un lavoro semplice, ma è necessario per salvaguardarne e valorizzarne l'autenticità e particolarità, così come è sempre più complesso affacciarsi a un quadro generale andando oltre i particolarismi.
E ciò che Barbara Nappini invita a fare con il suo libro è una riconnessione con ciò che ci circonda, con le piccole e quotidiane azioni che ci permettono di restare umani.
«L'invito è a partecipare e ad avere fiducia nelle proprie idee e nel potere degli essere umani di poter incidere nel corso degli eventi». Un appello, quindi, a non essere solo semplici consumatori, ma veri e propri creatori e artefici delle proprie scelte e della propria vita.
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