Lockdown inglese
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Regno Unito in lockdown, Nancy: «Si vive in allerta, noi italiani lasciati soli dallo Stato»

Partita da Corato per lavorare a Londra, Nancy racconta l'emergenza nazionale britannica

Conclusosi il periodo delle festività natalizie, che aveva comportato una stretta sulle misure di prevenzione contro la diffusione del contagio da Coronavirus, sono da ieri entrate in vigore su tutto il territorio italiano le misure disposte dall'ultimo Dpcm del 14 gennaio, mentre da la Puglia si colora di arancione a partire da oggi.

Fra le misure adottate a dicembre, in virtù anche del manifestarsi di una nuova variante inglese del virus Covid-19, il Ministro Roberto Speranza dal 20 dicembre al 6 gennaio 2021 aveva bloccato i voli in partenza dalla Gran Bretagna e vietato l'ingresso in Italia di chi vi aveva transitato nei 14 giorni antecedenti la firma dell'ordinanza.

Duro colpo per i tanti italiani all'estero per lavoro, in particolar modo per i concittadini residenti nel Regno Unito che avevano programmato di rientrare in famiglia in Italia per trascorrere le festività. O forse no?

Dopo la testimonianza del nostro concittadino Cristian all'inizio della pandemia, nel marzo 2020 (qui la sua storia), a raccontarci la reazione di italiani e inglesi alla decisione della chiusura dei voli da parte dell'Italia, come anche dal resto d'Europa, è Nancy che dall'estate 2020 è partita da Corato alla volta di Londra per perseguire le sue ambizioni lavorative. «Per alcuni la chiusura dei voli è stata presa più come una sfida a trovare il modo per arginare il problema che come un qualcosa di serio» - spiega – Ad esempio, c'è chi usa i passaporti europei per tornare nel proprio paese e da lì prendere voli per altre destinazioni dichiarando di provenire dal paese del passaporto e non dall'Inghilterra».

Avevi in programma di tornare a casa per Natale?

Io non avevo programmato di tornare perché sto lavorando ma tutti i miei amici qui, di Corato o di altre città, hanno sofferto moltissimo l'impossibilità di muoversi e stare in famiglia. Io, come altri, ho deciso a prescindere di non partire perché mettere a rischio la famiglia, specialmente col pericolo di una nuova e più forte variante, semplicemente non ha senso. E poi ci sono tantissimi controlli negli aeroporti, la paura di scoprire di avere il virus facendo un tampone prima di partire era un costo troppo alto, perché per molti avrebbe significato non lavorare più qui.

Mentre l'Italia cambia costantemente colori di regione in regione in base al monitoraggio degli indici Rt, nel Regno Unito si scala di classifica fra le quattro categorie che definiscono le zone di rischio, le Tiers, da 1 a 4, indicante aree ad elevato rischio. Inoltre, dal 14 gennaio il governo britannico ha prolungato il lockdown nazionale con il proclama "Stay at home".

Qual è la situazione attuale?

Le misure adottate durante le feste sono state una riduzione drastica dei mezzi di trasporto (quantitativamente parlando), e più controlli nelle stazioni più trafficate. Durante le feste molta gente ha rispettato le norme ma è anche vero che molti negozi sono rimasti aperti anche h24 per lo shopping natalizio e si è creata ugualmente calca ovunque.

Ora siamo ancora in lockdown, almeno fino a metà febbraio, anche se i controlli sono stati ridotti dopo le feste. Il premier Boris Johnson nei suoi disporsi pubblici si limita a tranquillizzare, mentre tutte le indicazioni del governo sono ben esplicate online. Tendenzialmente si continua a rispettare molto le norme, ad esempio, alle 9.30 del mattino la metro che uso per andare a lavoro è vuota. Resta chi cerca di eludere i controlli, e le possibilità ci sono: basta usare app come Uber per muoversi per la città in auto con i vetri oscurati, senza tante domande.


Come procede la questione vaccini?
Si sta procedendo alla somministrazione dei vaccini ma cresce anche l'indignazione di molti cittadini che hanno firmato i moduli per ricevere la prima dose un mese fa, con la promessa della seconda iniezione dopo una settimana, ma che ancora aspetta di essere richiamata.

C'è comunicazione o una forma di presenza del governo italiano per voi cittadini italiani residenti lì?

Agli italiani non è stato detto nulla in particolare. La cosa più grave, che riscontro qui ma che mi riferiscono anche i miei contatti in Francia, è che le istituzioni di competenza, come consolato ed ambasciata, non rispondono né per email né, ovviamente, per telefono dato che non sono in ufficio. Questo vuol dire sentirsi lasciati da soli dal proprio Stato. Qui l'ambasciata italiana è ferma. Il consolato, essenziale per i disbrigo dei documenti che richiedono anche operazioni di verifica di persona, non è stato organizzato con la presa di appuntamenti online: le pratiche sono semplicemente lasciate in sospeso e nessuno ci lavora. Il che rende complicatissimo per un italiano mettersi in regola con le pratiche e le documentazioni necessarie per vivere e lavorare qui a Londra.

Quale stato d'animo si respira?
Paura e allerta. Almeno per chi vive qui da immigrato il pensiero costante è seguire le norme perché non si vogliono avere problemi in un paese straniero. E poi sicuramente c'è tanta confusione, sulle disposizioni, sulla possibilità di spostarsi fra Tiers di livello diverso e la mancanza di controllo fa in modo che gli spostamenti avvengano comunque in maniera quasi libera.

Quando tornerai a Corato?
Eh, difficile a dirsi. Posso solo mandare un grande abbraccio ai miei genitori e ai miei amici con la speranza di rivederli al più presto.
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