Agor cinema e Olocausto
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Cinema e Olocausto, grande successo per l'evento di Agorà 2.0

L'incontro si è tenuto sabato 4 febbraio presso la sede di Agorà 2.0


Sabato 4 febbraio l''Associazione Culturale Agorà 2.0, presso la sede sita in Via San Benedetto, ha ospitato un incontro davvero interessante sul tema dell'Olocausto visto con gli occhi cinema. I relatori della serata sono stati Enzo Del Vecchio e Francesco Todisco, che hanno condotto il pubblico in un viaggio attraverso la settima arte, esplorando come il cinema abbia rappresentato e interpretato uno dei periodi più bui della storia umana.

L'importanza del cinema come mezzo di comunicazione e di riflessione sulla società e sulla storia è stato il filo conduttore della serata, prendendo in esame due filoni narrativi: le pellicole che fungono da "testimonianza", come "Schindler's List" di Steven Spielberg o "Il Pianista" di Roman Polanski che hanno rappresentato con grande rigore storico le vicissitudini e il filone intitolato "Il potere esorcizzante dell'immaginazione", di cui fan parte film come "La Vita è Bella" e "Il bambino con il pigiama a righe". Queste ultime opere narrano l'olocausto in maniera non meno seria, ma nella tragedia c/'è sempre la luce, la speranza la fa da padrona.

La serata è stata molto partecipata e il pubblico ha mostrato un vivo interesse per i film presentati. Gli spettatori hanno avuto l'opportunità di porre domande e di scambiare opinioni con i relatori, creando un dibattito molto interessante e stimolante.

Questo incontro ha offerto un'occasione unica per capire come il cinema abbia rappresentato uno dei periodi più bui della storia umana, e per riflettere su come la settima arte possa essere un mezzo potente per la comprensione e la riflessione sulla società e sulla storia. Il dibattito ha dimostrato ancora una volta come l'arte e la cultura siano strumenti fondamentali per la crescita e la formazione della società, e ha invitato il pubblico a continuare a sostenere e a partecipare attivamente a questi eventi.

Di seguito i film analizzati nel corso del dibattito:

(I PARTE) "LA TESTIMONIANZA"

"La tregua" - Diario del viaggio verso la libertà dopo l'internamento nel Lager nazista, «La tregua» è l'avventura struggente tra le rovine dell'Europa liberata – da Auschwitz, attraverso la Russia, la Romania, l'Ungheria, l'Austria, fino a Torino – si snoda in un itinerario tortuoso, punteggiato di incontri vittime della stessa guerra: da Cesare. L'epopea di un'umanità ritrovata dopo il limite estremo dell'orrore e della miseria. L'atmosfera generale è quella della liberazione dall'incubo nazista e, al tempo stesso, della sospensione del proprio destino (di "tregua", appunto) in attesa di ricominciare una vita "normale".

"Schindler's list" - La vera storia di Oscar Schindler, un industriale tedesco che, mettendo a rischio la propria vita e la propria carriera, riesce a salvare migliaia di ebrei da un tragico destino. Pochi film come questo sono in grado di rendere importante il ricordo di quanto avvenuto, permettendo però di riflettere anche sul presente. l film è interamente in bianco e nero. Per Spielberg l'Olocausto fu vita senza luce, ed è per questo che un qualsiasi film che voglia raccontare di quegli orrori non può che essere in bianco e nero. Gli unici elementi di colore sono dati dalle candele all'inizio e alla fine del film, dove se le prime si spengono, le seconde si riaccendono, fornendo un segnale di speranza. Iconica poi è la bambina con il cappotto rosso.

"Il pianista" (Roman Polanski) - Il racconto di ciò che ha vissuto un pianista polacco ed ebreo, che sopravvive all'occupazione di Varsavia durante la Seconda Guerra Mondiale. Attraverso i suoi occhi, vediamo le vicissitudini da lui affrontate per cercare di sopravvivere. Centrale, ne Il pianista, il ruolo della musica: il suono del pianoforte rappresenta l'anelito alla salvezza, unico tentativo di opposizione all'annientamento dell'identità e della dignità. Mentre tenta disperatamente di aprire un barattolo di cetrioli in preda ai morsi della fame, viene scoperto da un ufficiale tedesco che scopre che Szpilman è un pianista. L'ufficiale chiede all'uomo di suonare un pianoforte a coda presente in quella casa. Il pianista - molto provato e stanco - riesce comunque a suonare la Ballata in sol minore di Chopin. L'addio tra l'ufficiale e il pianista è molto toccante. Durante il loro ultimo incontro, il tedesco promette a Szpilman che lo ascolterà suonare alla radio polacca dopo la guerra. L'uomo si congeda, non prima di aver donato al polacco il suo cappotto per consentirgli di ripararsi dal freddo. Passano i mesi e il pianista è oramai un uomo libero. Non così per l'ufficiale tedesco, prigioniero in un campo di guerra sovietico. Pur volendo, Szpilman non riuscirà ad arrivare in tempo per salvare il suo "vecchio amico".

"IL FIGLIO DI SAUL" – Penetra un universo fisico o emotivo e diventa appendice dello spettatore. La cinepresa, lungi dall'essere lo sguardo moderno del regista sul mondo, è diretta emanazione del protagonista, la riproposizione del suo universo fantasmatico. La camera a mano insegue Saul, lo pedina, è portavoce della frenesia degli eventi e dichiara un assunto fondamentale: le immagini che si susseguono sono lo sguardo di Saul, la sua rielaborazione del mondo. Il realismo dell'immagine confligge con la natura stessa dell'immagine: la cruda rappresentazione del genocidio, o le urla degli ebrei nelle camere a gas, sono amplificati, esasperati dalla percezione di Saul, diventano espressione della sua mente. Le inquadrature sono strettissime sul corpo di Saul, poco ci è concesso dell'ambiente attorno, la claustrofobia del lager è la claustrofobia della inquadratura. Lo sfondo che circonda Saul è sempre sfocato.

(II PARTE) IL POTERE ESORCIZZANTE DELL'IMMAGINAZIONE

"LA VITA E' BELLA" - Usciva 25 anni fa La Vita è Bella, il film più celebre di Roberto Benigni, una commedia drammatica ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale e incentrata sull'Olocausto. Il film italiano ad aver vinto più Oscar, ad aver incassato di più nel mondo, vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes, è diventato meritatamente un cult a livello globale grazie alla sua semplicità e a una narrazione favolistica che s'immerge nel periodo più buio dell'umanità. Osserviamo insieme i motivi del successo di un unicum nel panorama cinematografico italiano e perché è ancora oggi uno dei film più importanti sulla Shoah. La vita è bella ci insegna che la felicità, a volte, è nel nostro modo di vedere la vita, di accettare e affrontare le avversità. Ci sono stati dei sopravvissuti al terribile sterminio nei campi di concentramento, persone che sono riuscite ad affrontare le torture, la fame e l'ingiustizia. La vita è bella ci insegna la felicità, quella semplice, pura, libera ci insegna l'uguaglianza, l'amore, ci insegna che la voglia di vivere è più forte di qualsiasi incertezza, di qualsiasi ingiustizia. Ci insegna che il vero orrore della società è nell'indifferenza di chi osserva e non fa nulla.

"IL BAMBINO COL PIGIAMA A RIGHE" - Il bambino con il pigiama a righe si sviluppa in uno dei momenti più crudeli e vergognosi dell'umanità: l'olocausto perpetuato durante la Seconda Guerra Mondiale. Episodio criticato e ripudiato, ma da non dimenticare, poiché, come si dice, la storia ci serve per imparare e non per ripetere gli stessi errori. Shmuel e Bruno (veri protagonisti del film) sono nati esattamente lo stesso giorno, ma le loro vite sono completamente diverse. Bruno vive in una famiglia agiata, Shmuel è ebreo e per questo è stato condannato a vivere in un campo di concentramento. Questa contrapposizione di realtà ci mostra come le nostre origini possono segnarci per tutta la vita e condannarci; nessuno sceglie dove nascere, nessuno ha la colpa di appartenere a una culla piuttosto che a un'altra. I bambini non capiscono queste differenze e vedono gli altri uguali a loro, amici con cui giocare e condividere avventure. Non riescono a comprendere perché sono separati da una barriera se sono nati lo stesso giorno, se in fondo sono così simili.

"IL GRANDE DITTATORE" – Il Grande Dittatore è un film molto importante per la storia del cinema, e ancora oggi viene studiato, analizzato e ampiamente citato. La critica è sempre stata concorde nel considerare questo film come un capolavoro sia per la tecnica filmica, che per la narrazione letteraria. Il Grande Dittatore di Charlie Chaplin è un film che ha fatto la storia del cinema, e l'ha fatta perchè è riuscito ad andare al di là del grande schermo. Perché più che un semplice film è il sentimento di un tempo, un tempo storico ben preciso, quello della seconda guerra mondiale. E le sue atrocità, la sua malvagità così banale, così sfacciata, ma allo stesso tempo così presente nelle convinzioni di un intero popolo, è stata denudata completamente da Il grande dittatore e portata di fronte al giudizio etico di un intero mondo. Charlie Chaplin decide di compiere un'opera cinematografica che doveva divenire un appello, un appello per la salvaguardia della democrazia, della libertà di essere e di decidere, un appello che doveva avere una eco mondiale, superare i confini, e superare anche il tempo. E Charlie Chaplin ci è riuscito.
  • Agorà 2.0
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