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I cittadini e la pandemia: «Non si viva di sola paura»

Il punto di vista di Renato Bucci (Italia in Comune) e Titti Cinone (Azione)

Le ragioni che creano preoccupazione sul decorso della pandemia devono rapportarci alla realtà con conoscenza e logica e cercare di lasciare un margine di manovra strettissimo al libero arbitrio.

Il nuovo DPCM cerca di contenere - con le formule giuridiche di un decreto– gli orientamenti comportamentali che possono aumentare l'esposizione al contagio (e questo dobbiamo riconoscere non è cosa facile).

«Abbiamo tutti noi la responsabilità di essere rispettosi, consapevoli e informati sulle norme di "messa in sicurezza" che dobbiamo gestire, d'altra parte lo abbiamo in buona parte dimostrato: abbiamo imparato a restare a casa, a indossare le mascherine, a fare la fila fuori dal supermercato senza dare in escandescenza, nella fase 2 abbiamo persino imparato a prendere gli aperitivi restando a distanza, e quando vediamo un congiunto sappiamo quasi sempre resistere alla tentazione di abbracciarlo … ma qualcosa ci manda in tilt ed accade quando la nostra fatica è poca cosa difronte al contesto in cui poterla adottare (esempio trasporti, code presso ASL), ed ecco che si comincia a palesare in tutta la sua pericolosità la "pandemia burocratica"» si legge in una nota congiunta di Renato Bucci (Italia in Comune) e Titti Cinone (Azione) che hanno voluto, attraverso le nostre pagine, fornire due contributi affinchè «non si viva di sola paura»

Renato Bucci (Italia in Comune): «Il regime della prudenza non diventi il regime della paura»

«Per chi come me ha per deformazione professionale un approccio giuridico ai testi normativi è sempre difficile rapportarsi con la vaghezza di alcuni concetti che vengono pescati dal gergo comune senza connotazioni descrittive precise. Cosa significa, per esempio, "festa"? Una cena? Una cena con musica di sottofondo? Una cena con balli?. E cosa si intende per "isolamento", unica condizione che consente di sostare o muoversi all'aperto senza mascherina? A quanta distanza deve trovarsi il più vicino "altro essere umano" perché ci si possa sentire giuridicamente in condizione di isolamento? Tuttavia l'esperienza dei primi dpcm ed ordinanze varie emessi nel periodo marzo-maggio mi ha indotto a concludere che le questioni giuridiche non hanno molto peso specifico; chi ne avverte l'insostenibile genericità o approssimazione più che altro è di fondo semplicemente insofferente ai divieti ed è tenacemente legato ad un sistema di libertà personale nel quale si è strutturato per tanti anni il nostro stesso modo di vivere: abbracciarsi, salutarsi con disinvoltura, non guardare al vicino come potenziale untore o vittima di contagio, muoversi, riunirsi, associarsi, frequentare i luoghi della cultura e dello svago senza particolari precauzioni. Credo dunque che, adottato gioco forza il regime della prudenza e della salvaguardia, sia importante che questo non diventi il regime della paura e della diffidenza, che schiaccia le menti sotto molteplici profili. L'impegno dunque deve essere volto a vivere i limiti imposti come una scelta condivisa, scelta di responsabilità e non di paura, scelta di sacrificio virtuoso e non di coazione, scelta provvisoria, con la doverosa aspettativa di uscirne senza rimanere prigionieri di alcuno schema di obbedienza acritica e passiva».

Titti Cinone (Azione): «Evitiamo che la pandemia si trasformi in carestia»

"Convivialità e feste, una questione che cerca di essere disciplinata dal DPCM che scopre la sua vulnerabile natura di norma a tutela delle modalità di socializzazione. A bar e ristoranti è consentita l' attività fino alle 24 ma solo con servizio a tavolo: tutti riusciamo a capire - senza farci solleticare dal gusto di fare ironia sulle fasce orarie in cui il virus entra in azione – che la necessità è quella di contenere la durata di esposizione al rischio del contagio. Il Teatro e così il Cinema, sono assi portanti della nostra identità, al pari della ospitalità, perché rappresentano la cultura del nostro popolo e, qui e ora, siamo chiamati a modificare e a ridisegnare la nostra socialità e dobbiamo farlo cercando di soffocare sentimenti di alienazione.
Le limitazioni, i divieti, le misure di contenimento insomma, chiaramente possono sottendere una questione di scarsa fiducia da parte di poteri politici e istituzionali di fronte alle persone, a noi cittadini insomma.
Ed ecco il punto su cui si va in corto circuito: se l'idea è che i cittadini devono adottare dei principi di precauzione che, declinati nei comportamenti quotidiani di milioni di persone, permetterebbero di combattere e sconfiggere la pandemia, allora questa collaborazione è giusto pensare che sia bilaterale, quindi il necessario supporto deve essere insito nella strategia messa in atto dal governo per fronteggiare la crisi sanitaria. Ma qui eccoci alle criticità dei trasporti (ultima querelle tra il Governo e le Regioni cui ha assegnato l'onere di disporre la programmazione dei servizi pubblici).
Intanto dobbiamo ricordare che l'economia non si accende e spegne come una lampadina, da qui la necessità di attuare un compromesso che miri a realizzare la "mission impossible" di tenere in vita, sia pure fiocamente, l'economia dei settori produttivi, e cercare di contenere il più possibile il rischio che la pandemia si trasformi in carestia. Servono misure coordinate tra Governo, Regioni e cittadini e servono anche velocemente.

Oggi più di ieri servono stimoli coraggiosi per gestire questo presente ed anche il futuro che abbiamo davanti, e per affrontarlo non basterà la disciplina dei cittadini ma una risposta coordinata delle istituzioni, in questo chiediamo che a fianco della paura venga dato il sentimento della speranza di veder connesse le le fatiche del Governo con quelle di cittadini.


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