
Attualità
Un Nobel tra i ghiacci del Polo Sud e le radici di Corato
Il premio a Francis Halzen per IceCube risuona anche in Puglia: il coratino Marco Scarnera, dottorando a Lovanio, racconta l’emozione di una comunità scientifica internazionale che studia i neutrini dalle profondità del ghiaccio e del mare
Corato - giovedì 8 ottobre 2026
16.48
Martedì mattina la Reale Accademia svedese delle scienze ha assegnato il Premio Nobel per la Fisica 2026 al belga Francis Halzen, per i suoi studi sui neutrini.
Professore all'Università del Wisconsin a Madison (USA), ha saputo della vittoria mentre si trovava in Italia.
Ce ne parla Marco Scarnera, coratino ed ex studente del Liceo Scientifico "Orazio Tedone", oggi dottorando in fisica delle astroparticelle all'Università Cattolica di Louvain (UCLouvain), alma mater del fisico belga.
Il gruppo di ricerca di cui fa parte è impegnato nell'analisi dei dati raccolti dagli esperimenti IceCube e KM3NeT.
Halzen ha ricevuto il premio "per il suo contributo decisivo all'Osservatorio IceCube e la scoperta di neutrini di alta energia di origine astrofisica". Negli anni Ottanta il fisico ha intuito che il ghiaccio può essere usato per catturare particolari particelle note come "neutrini". Sotto la sua guida, per anni, team di scienziati di varie discipline hanno lavorato allo sviluppo e alla costruzione dell'esperimento IceCube.
IceCube è un osservatorio che si trova al Polo Sud, dove a oltre un chilometro e mezzo di profondità gli scienziati hanno posizionato migliaia di sensori immersi in un chilometro cubo di ghiaccio. Questi sensori funzionano come speciali fotocamere sensibili alla debole luce prodotta quando un neutrino, che attraversa l'enorme rivelatore a velocità prossime a quelle della luce, interagisce con il ghiaccio.
I neutrini sono alcune fra le particelle elementari più misteriose e affascinanti della fisica moderna. "Si comportano come fantasmi", ci racconta Marco.
"Per capire quanto siano particolari basta sapere che miliardi di neutrini attraversano i nostri corpi ogni secondo, senza che noi ce ne accorgiamo. Queste particelle arrivano dal Sole, dall'interno della Terra, ma anche da fenomeni estremamente lontani e energetici dell'Universo". IceCube è stato costruito proprio per intercettare questi segnali.
Dietro IceCube c'è una collaborazione oggi composta da più di 450 ricercatori provenienti da 58 istituti di ricerca in 14 paesi, Lovanio compresa.
"Nel nostro team, guidato dalla professoressa Gwenhaël de Wasseige, e in tutta la collaborazione si è respirata grande emozione e incredulità. Con questo premio si riconoscono decenni di lavoro di centinaia di persone, oltre che la caparbietà e il coraggio di scienziati come il professor Halzen, che hanno dovuto superare grandi difficoltà nella fase di realizzazione del rivelatore al Polo Sud".
Aggiunge Marco che "in Italia, al largo della costa siciliana, abbiamo anche noi un rivelatore simile, KM3NeT, situato a 3450 metri di profondità". Stessa idea di IceCube, ma con il mare al posto del ghiaccio.
L'esperimento ha ricevuto molta visibilità l'anno scorso per aver rilevato il neutrino più energetico mai osservato.
Dagli studi di Francis Halzen a Lovanio fino alle ricerche condotte oggi in collaborazioni internazionali, questo Nobel ricorda la forza della scienza che si costruisce nel tempo e oltre i confini.
Professore all'Università del Wisconsin a Madison (USA), ha saputo della vittoria mentre si trovava in Italia.
Ce ne parla Marco Scarnera, coratino ed ex studente del Liceo Scientifico "Orazio Tedone", oggi dottorando in fisica delle astroparticelle all'Università Cattolica di Louvain (UCLouvain), alma mater del fisico belga.
Il gruppo di ricerca di cui fa parte è impegnato nell'analisi dei dati raccolti dagli esperimenti IceCube e KM3NeT.
Halzen ha ricevuto il premio "per il suo contributo decisivo all'Osservatorio IceCube e la scoperta di neutrini di alta energia di origine astrofisica". Negli anni Ottanta il fisico ha intuito che il ghiaccio può essere usato per catturare particolari particelle note come "neutrini". Sotto la sua guida, per anni, team di scienziati di varie discipline hanno lavorato allo sviluppo e alla costruzione dell'esperimento IceCube.
IceCube è un osservatorio che si trova al Polo Sud, dove a oltre un chilometro e mezzo di profondità gli scienziati hanno posizionato migliaia di sensori immersi in un chilometro cubo di ghiaccio. Questi sensori funzionano come speciali fotocamere sensibili alla debole luce prodotta quando un neutrino, che attraversa l'enorme rivelatore a velocità prossime a quelle della luce, interagisce con il ghiaccio.
I neutrini sono alcune fra le particelle elementari più misteriose e affascinanti della fisica moderna. "Si comportano come fantasmi", ci racconta Marco.
"Per capire quanto siano particolari basta sapere che miliardi di neutrini attraversano i nostri corpi ogni secondo, senza che noi ce ne accorgiamo. Queste particelle arrivano dal Sole, dall'interno della Terra, ma anche da fenomeni estremamente lontani e energetici dell'Universo". IceCube è stato costruito proprio per intercettare questi segnali.
Dietro IceCube c'è una collaborazione oggi composta da più di 450 ricercatori provenienti da 58 istituti di ricerca in 14 paesi, Lovanio compresa.
"Nel nostro team, guidato dalla professoressa Gwenhaël de Wasseige, e in tutta la collaborazione si è respirata grande emozione e incredulità. Con questo premio si riconoscono decenni di lavoro di centinaia di persone, oltre che la caparbietà e il coraggio di scienziati come il professor Halzen, che hanno dovuto superare grandi difficoltà nella fase di realizzazione del rivelatore al Polo Sud".
Aggiunge Marco che "in Italia, al largo della costa siciliana, abbiamo anche noi un rivelatore simile, KM3NeT, situato a 3450 metri di profondità". Stessa idea di IceCube, ma con il mare al posto del ghiaccio.
L'esperimento ha ricevuto molta visibilità l'anno scorso per aver rilevato il neutrino più energetico mai osservato.
Dagli studi di Francis Halzen a Lovanio fino alle ricerche condotte oggi in collaborazioni internazionali, questo Nobel ricorda la forza della scienza che si costruisce nel tempo e oltre i confini.



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