Domenico Leone. <span>Foto Domenico Scavo</span>
Domenico Leone. Foto Domenico Scavo
Vita di Città

Domenico Leone, ucciso in piazza dai tedeschi. «Corato gli attesti riconoscimento»

L’appello del nipote Domenico Scavo: «Mio nonno morì per aiutare i Carabinieri e la città, le istituzioni non lo ignorino»

Morì sotto il fuoco tedesco per aiutare i Carabinieri e difendere la sua città. Per questo suo atto di generosità e valore, da anni, il nipote richiede a gran voce alla città di Corato di non dimenticarlo e di rendergli omaggio con un attestato di riconoscimento ufficiale.

La storia di Domenico Leone resta viva nei ricordi di famiglia ma è suo nipote Domenico Scavo, che si spende affinchè venga ricordata anche dai coratini, ad esser riuscito a ricostruire quanto accaduto a suo nonno entrando in possesso di un documento ufficiale della Legione territoriale dei Carabinieri di Bari. Datato 25 febbraio 1944 e indirizzato alla Regia Prefettura, riporta le brutalità commesse dai tedeschi nel nostro territorio. «I tedeschi, in seguito agli eventi bellici, durante l'invasione del territorio di questa provincia, commisero le seguenti brutalità» - si legge nel documento. E nell'elenco degli atti di violenza che segue, anche quanto accaduto a Corato.

«L'11 settembre 1943 in Corato circa 8 soldati germanici, giunti con una macchina in piazza Municipio, tentarono di impossessarsi dell'autocorriera che presta servizio Corato-Trani. – le testuali parole contenute nella documentazione - Alcuni militari dell'Arma coadiuvati da guardie campestri e vigili notturni, si opponevano all'atto criminoso. Ne nasceva un conflitto armato, durante il quale da parte tedesca venivano sparate varie raffiche di mitragliatrice e di pistola mitragliatrice; da parte dei militari dell'Arma colpi di moschetto. In tale occasione veniva ucciso il bracciante Leone Domenico nato a Corato il 6 aprile 1912 che volontariamente aveva voluto prestare valido aiuto all'arma. Rimanevano invece feriti il vigile notturno Perrone Giuseppe e Martinelli Giuseppe».

La morte del coratino Leone causata da «raffica di mitragliatrice da soldataglia tedesca, mentre in compagnia dei RR.CC. cercava di opporre resistenza ad atti di violenza» è attestata anche in un rapporto del 1° ottobre 1943, inviato dal Commissario Prefettizio di Corato Savino Tandoi al Prefetto, avente ad oggetto "civili morti a causa di guerra".

Quanto accaduto in quel periodo nel nostro territorio e nella nostra città è riportato anche dallo studioso coratino Pasquale Tandoi, autore della trilogia "Corato in camicia nera" e nel testo dell'Istituto pugliese per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea intitolato "L'8 settembre 1943 in Puglia e Basilicata – documenti e testimonianze", a cura di Vito Antonio Leuzzi e Giulio Esposito (Edizioni del Sud). Anche il mensile cittadino Lo Stradone, nel numero di ottobre 2019, dedica ai fatti del '43 un approfondimento di Roberto Ferrante.

Ma, ad oggi, non vi è alcun riconoscimento ufficiale da parte della città nei confronti di quello che risulta essere l'unico coratino caduto per mano tedesca in un atto di coraggio e amore per la sua città.

«Mio nonno era un bracciante agricolo, soldato in licenza di convalescenza» - racconta il nipote Domenico Scavo - «Quel giorno si trovava nella caserma dei Carabinieri e non esitò a seguire l'allora maresciallo Lo Presti per essere d'aiuto ai militari dell'Arma nel contrastare i tedeschi».

Domenico Leone morì lasciando una figlia di soli 5 anni – la mamma di Scavo - e una moglie incinta della loro seconda bambina che nacque dopo 2 mesi.

«Malgrado i ricordi di mia madre fossero molto sbiaditi, data la tenera età in cui perse il padre, nella nostra famiglia non si è mai smesso di parlare di mio nonno. - racconta il nipote – Mio nonno è morto per aiutare i Carabinieri e difendere la sua città. Della sua tragica morte, e del valore di quanto ha fatto, ne parlano i documenti ufficiali, ne riportano i libri di storia del territorio, ma non vi è alcun accenno alla sua memoria a livello istituzionale da parte della città per cui ha dato la vita».

Scavo ha più volte sollecitato un cenno di riconoscimento nei confronti di suo nonno all'attenzione dei vari sindaci che si sono susseguiti da quando è riuscito ad entrare in possesso dei documenti ufficiali, richiamando anche l'attenzione del Prefetto e della Presidenza della Repubblica.

«Mi sono rivolto al sindaco Perrone, poi Mazzilli, senza ricevere alcuna risposta, ora a De Benedittis. – spiega Scavo - Non pretendo gli sia eretta una statua o intitolata una via, vorrei solo che la sua morte sia riconosciuta come atto di amore e coraggio. Basterebbe un attestato, una targa, un piccolo ma significativo riconoscimento da parte di Corato che serva a fare in modo che la città faccia tesoro della propria memoria storica e che non dimentichi mai, né dia per scontata la morte di mio nonno».
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