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Legambiente: «Lupo contro cinghiale, una notizia per la biodiversità»

Un approccio scientifico riguardo la presenza delle due specie sulla Murgia

Fino a qualche anno fa si parlava della Murgia per gli spietramenti, le servitù militari, il traffico di rifiuti e l'istituzione del Parco era vista come opportunità per generare opportunità ambientali e sociali per l'intero territorio interessato.

Purtroppo, in questi ultimi anni l'inserimento forzato di flora e fauna alloctona nella pseudosteppa murgiana per generare biodiversità ha creato non poche criticità: questo è avvenuto sia nel caso dei pini al posto di querce e di fragni, di roverelle e di bagolari, pini che si adattano all'ambiente murgiano con una crescita rapida sia nel caso dei cinghiali importati dall'Europa dell'Est.

Per quanto riguarda il lupo, bisogna ricordare che in natura è un predatore generalista e opportunista: se le sue prede d'elezione sono gli ungulati selvatici (essenzialmente cervi, caprioli, daini, camosci, mufloni e cinghiali), non rifiuta tuttavia il bestiame domestico, né le carcasse di animali morti.

In Italia, è il cinghiale la preda principale del lupo. La risposta la si ritrova nell'articolo scientifico intitolato "What does the wild boar mean to the wolf?" pubblicato sull'European Journal of Wildlife Research nel 2017 da un team dell'Università di Siena. In questo articolo, i ricercatori italiani ricordano che i predatori generalisti come il lupo modellano la loro dieta a seconda della disponibilità locale di prede, ma «a sua volta, la misura del consumo di una preda sarebbe influenzata dal numero di specie preda alternative».
Il team dell'Università di Siena ha preso in considerazione il cinghiale e il lupo grigio: due specie diffuse e i cui areali si sovrappongono in molte aree del Sud Europa, come in Italia. Quindi, dove sono presenti i lupi, delle grosse riduzioni "artificiali" del numero dei cinghiali, per esempio attraverso abbattimenti numerici, potrebbeto spostare la predazione dei lupi su prede alternative, come i caprioli e/o il bestiame, aumentando così i conflitti tra lupi e attività antropiche.

Il team di ricercatori guidato da Mori ricorda che «a loro volta, i grandi carnivori svolgono un ruolo fondamentale negli ecosistemi, dato che la loro azione può produrre effetti a cascata sui gruppi trofici inferiori» e che le abitudini alimentari dei lupi si sono evolute per massimizzare la loro salute e sono soggette a vincoli imposti dalla disponibilità di risorse alimentari.

Grazie alla sua plasticità ecologica, il cinghiale (Sus scrofa) è l'ungulato più diffuso del mondo e per il suo tasso riproduttivo particolarmente elevato è una preda molto popolare tra i cacciatori. Ad esclusione dell'uomo, in Europa, il principale predatore del cinghiale è il lupo grigio (Canis lupus). Gli scienziati senesi confermano quanto emerso da studi precedenti: «È noto che l'intensa pressione venatoria altera il comportamento spaziale e il raggruppamento sociale di questo ungulato, aumentando la sua distribuzione concentrata all'interno di boschi e delle aree protette». Inoltre, in tutte le aree coperte dallo studio, nei cinghiali la crescita dei cuccioli è più lenta rispetto a quella dei caprioli, la seconda specie più predata dal lupo. Nella maggior parte dei branchi di cinghiali c'è un numero elevato di individui subadulti e porcastri, che rappresentano una preda per il lupo. Anche i daini e i mufloni vivono in branchi medio-grandi, ma queste specie, anche dove esiste una pressione venatoria, sono molto meno comuni del cinghiale nella dieta dei lupi.

«Pertanto – scrivono i ricercatori – anche tenendo conto di una certa approssimazione, suggeriamo che il cinghiale sia una specie preda ideale per il lupo». E qui lo studio affronta la problematica della riduzione della densità dei cinghiali e conclude: «Si può ipotizzare che una pesante riduzione artificiale dei loro numeri locali, vale a dire oltre il 50- 70% su grandi aree (come molte autorità regionali hanno sostenuto di recente attraverso i media, in Italia), priverebbe il lupo delle sue principali prede, intensificando così la predazione sul capriolo, un animale cacciabile di grande valore, e del bestiame, esacerbando a sua volta il conflitto uomo-lupo. Le azioni preventive per limitare i danni all'agricoltura e al bestiame (ad esempio recinzioni adeguate, cani da pastore addestrati, una legislazione pragmatica in materia di gestione del lupo), così come diverse intensità di controllo dei numeri del cinghiale in relazione alla vocazione ecologica/agricola delle aree, possono essere misure alternative/complementari per ridurre i conflitti uomo-fauna selvatica».
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