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Questione Asipu, il Pd: «Il Comune non può "soccorrere" la partecipata»

«Le perdite della società potrebbero incidere pesantemente sui bilanci comunali»

Destini paralleli, quelli del Comune di Corato e dell'Asipu, azienda partecipata che ha gestito il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti sul territorio cittadino fino al 31 luglio del 2020. La riunione della Commissione consiliare bilancio dello scorso 7 aprile ha avuto all'ordine del giorno il futuro della società e in quella sede il Partito Democratico, attraverso il capogruppo Nadia D'Introno, si è espresso in modo molto netto: «Al fine di una valutazione seria dell'appendice al piano industriale, ricordiamo a noi stessi che l'attuale legislazione non consente al Comune di "soccorrere finanziariamente" la partecipata. Ricordiamo a noi stessi che il Comune e la partecipata hanno vita e destino separati. Principi limpidi che non consentono espedienti. Il nostro impegno, speriamo condiviso, è quello di salvaguardare il bilancio comunale».

Una presa di posizione tutt'altro che banale, specie se si considera che il Pd, al momento, è parte integrante - con 4 eletti - della maggioranza che sostiene il Sindaco Corrado De Benedittis. «L'Asipu è diventata una scatola vuota da quando, con delibera dell'allora commissario prefettizio, il servizio di igiene urbana è passato in capo alla Sanb s.p.a., società partecipata da cinque comuni del nord-barese (Corato, Ruvo, Terlizzi, Bitonto, Molfetta)» hanno aggiunto, rimarcando come alla Sanb sia stato trasferito il personale «nonché, con contratto di locazione con scadenza il 31 dicembre 2022, tutti i mezzi di proprietà dell'Asipu. La Sanb ha potuto beneficiare, e continua a beneficiare, del know-how e dell'avviamento dell'Asipu (ovvero tutta la parte "buona" dell'azienda) versando unicamente un canone di locazione» è l'osservazione dei dem coratini. «L'Aspiu è rimasta in vita solo per eseguire residuali e minimi servizi (come ad esempio manutenzione del verde basso e servizi cimiteriali) e, priva di dipendenti, è costretta a sua volta ad esternalizzare i servizi».

La crisi finanziaria dell'azienda sarebbe conclamata: il capitale sociale di oltre 961 mila euro si sarebbe dissolto «a causa delle ingenti perdite» e «l'ammontare dei debiti supera nettamente quello dei crediti (alcuni dei quali ritenuti per giunta di dubbia esigibilità). A ciò si aggiunga che dal 31 dicembre 2019 manca del tutto un accertamento serio dei rapporti debiti/crediti tra l'Asipu e il Comune di Corato, quindi al momento non è ancora nota con chiarezza la situazione economica».

Il Pd ha mosso rilievi molto pesanti anche sul piano tecnico-contabile: «I revisori hanno nuovamente evidenziato che i bilanci passati dell'Asipu sono stati redatti utilizzando artifici contabili. Specificano, ad esempio, che i mezzi che la società quotidianamente utilizzava per l'esecuzione dei servizi (autocarri, autospazzatrici ecc.) sono stati ammortizzati con un'aliquota del 2% anziché del 20%». Quanto al piano industriale presentato dall'amministratore unico per il periodo 2022-2024 «a detta dei revisori dei conti non è finanziariamente sostenibile. Solo una rinegoziazione dei rapporti con Sanb consentirebbe un rilancio della società, considerando le condizioni estremamente svantaggiose per l'Asipu attraverso cui il passaggio è avvenuto. Tuttavia, ancora oggi, nessuna novità vi è a riguardo».

Il Partito Democratico di Corato è preoccupato: «Il presidente del collegio dei revisori del Comune, come già sottolineato in numerosi verbali, ha affermato che le perdite Asipu potrebbero incidere negativamente sugli equilibri del bilancio. In conclusione, sia i revisori comunali che il collegio sindacale Asipu invitano l'amministrazione comunale a mettere in liquidazione la società. Riteniamo che nessuna decisione potrà essere responsabilmente assunta se prima non verrà accertata la situazione debitoria complessiva dell'Asipu, in particolare nei confronti del Comune di Corato, e se non si conosceranno gli esiti di eventuali trattative con la Sanb».
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