
Attualità
Desertificazione commerciale a Corato: 120 vetrine chiuse in circa 10 anni
Dalla LXI Riunione Scientifica della RIEDS all’approfondimento su Corato dell’economista Annamaria Fiore
Corato - giovedì 19 marzo 2026
13.02
Un ampio lavoro di ricerca ha messo in luce un fenomeno in crescita su tutto il territorio italiano: la desertificazione commerciale. La ricerca complessiva è stata presentata l'anno scorso alla LXI Riunione Scientifica della RIEDS a Roma e successivamente pubblicata nella rivista scientifica collegata. Più di recente, Confcommercio ha ripreso questi dati con l'analisi "Città e demografia d'impresa".
Dal 2012 al 2025 i dati raccolti parlano di 156mila negozi e attività ambulanti (oltre un quarto del totale) che hanno dovuto chiudere le porte. Un fenomeno che ha colpito e continua a colpire soprattutto il Nord Italia, con realtà come Belluno, Vercelli, Trieste e Alessandria, ma da cui non è esente nemmeno il Sud. Questa circostanza è in aumento soprattutto nell'ultimo periodo con un tasso medio annuo del 3,1% nel 2025 contro il 2,2% osservato nelle precedenti analisi.
Le cause sono diverse, ma un ruolo decisivo è giocato dall'e-commerce: tra il 2015 e il 2025 l'e-commerce quasi triplica (+98,4%), passando da 31 a oltre 62 miliardi di euro. Nel 2025, in base a quanto emerso, le vendite online rappresenteranno oltre l'11% dei beni acquistabili e il 18% dei servizi.
Tra i fattori della desertificazione giocano un ruolo importante la demografia, il reddito e l'accessibilità. Positivamente correlati alla vitalità commerciale sono la crescita demografica (ne è fattore di rischio l'invecchiamento della popolazione), il reddito medio pro capite e la densità abitativa, l'accessibilità ai principali centri urbani.
Non si può parlare di soluzioni univoche, ma di politiche place-based, su misura per ogni territorio e che prendano in considerazione le specificità locali.
Un maggiore approfondimento sulla città di Corato è stato condotto da Annamaria Fiore, economista e coordinatrice dell'Area ricerca economica e informazione statistica di ARTI-Regione Puglia.
Corato è tra i comuni che ha visto chiudere diverse vetrine: dal 2012 al 2023 circa 120 unità locali del commercio al dettaglio (-19%) hanno interrotto il loro operato, contribuendo a una trasformazione profonda del tessuto commerciale della città.
Nello specifico un confronto tra 2012 e 2023 mette in luce un profondo cambiamento: esercizi non specializzati, ipermercati, supermercati, minimarket sono passati da 64 nel 2012 a 52 nel 2023; alimentari, bevande e tabacco da 151 a 129; le pompe di benzina sono diminuite di 2 unità, passando da 11 a 9; il settore tecnologico e delle comunicazioni è l'unico rimasto stabile a 15 esercizi commerciali; prodotti per uso da 69 a 57; articoli culturali e ricreativi da 41 a 30; abbigliamento, calzature, farmacie, profumerie, gioiellerie da 221 a 174; commercio ambulante da 46 a 24.
«La buona notizia? Questa diminuzione non si traduce in una perdita equivalente di posti di lavoro: molte persone si spostano verso realtà più grandi, come la GDO o altre forme di distribuzione», ha scritto Annamaria Fiore su un post Facebook. «La cattiva notizia? A sparire sono soprattutto i negozi di prossimità, quelli che fanno vivere le strade, che conoscono i clienti per nome, che rappresentano un presidio sociale oltre che economico. Sono loro a rendere una città più sicura, più viva, più comunitaria».
Dal 2012 al 2025 i dati raccolti parlano di 156mila negozi e attività ambulanti (oltre un quarto del totale) che hanno dovuto chiudere le porte. Un fenomeno che ha colpito e continua a colpire soprattutto il Nord Italia, con realtà come Belluno, Vercelli, Trieste e Alessandria, ma da cui non è esente nemmeno il Sud. Questa circostanza è in aumento soprattutto nell'ultimo periodo con un tasso medio annuo del 3,1% nel 2025 contro il 2,2% osservato nelle precedenti analisi.
Le cause sono diverse, ma un ruolo decisivo è giocato dall'e-commerce: tra il 2015 e il 2025 l'e-commerce quasi triplica (+98,4%), passando da 31 a oltre 62 miliardi di euro. Nel 2025, in base a quanto emerso, le vendite online rappresenteranno oltre l'11% dei beni acquistabili e il 18% dei servizi.
Tra i fattori della desertificazione giocano un ruolo importante la demografia, il reddito e l'accessibilità. Positivamente correlati alla vitalità commerciale sono la crescita demografica (ne è fattore di rischio l'invecchiamento della popolazione), il reddito medio pro capite e la densità abitativa, l'accessibilità ai principali centri urbani.
Non si può parlare di soluzioni univoche, ma di politiche place-based, su misura per ogni territorio e che prendano in considerazione le specificità locali.
Un maggiore approfondimento sulla città di Corato è stato condotto da Annamaria Fiore, economista e coordinatrice dell'Area ricerca economica e informazione statistica di ARTI-Regione Puglia.
Corato è tra i comuni che ha visto chiudere diverse vetrine: dal 2012 al 2023 circa 120 unità locali del commercio al dettaglio (-19%) hanno interrotto il loro operato, contribuendo a una trasformazione profonda del tessuto commerciale della città.
Nello specifico un confronto tra 2012 e 2023 mette in luce un profondo cambiamento: esercizi non specializzati, ipermercati, supermercati, minimarket sono passati da 64 nel 2012 a 52 nel 2023; alimentari, bevande e tabacco da 151 a 129; le pompe di benzina sono diminuite di 2 unità, passando da 11 a 9; il settore tecnologico e delle comunicazioni è l'unico rimasto stabile a 15 esercizi commerciali; prodotti per uso da 69 a 57; articoli culturali e ricreativi da 41 a 30; abbigliamento, calzature, farmacie, profumerie, gioiellerie da 221 a 174; commercio ambulante da 46 a 24.
«La buona notizia? Questa diminuzione non si traduce in una perdita equivalente di posti di lavoro: molte persone si spostano verso realtà più grandi, come la GDO o altre forme di distribuzione», ha scritto Annamaria Fiore su un post Facebook. «La cattiva notizia? A sparire sono soprattutto i negozi di prossimità, quelli che fanno vivere le strade, che conoscono i clienti per nome, che rappresentano un presidio sociale oltre che economico. Sono loro a rendere una città più sicura, più viva, più comunitaria».


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