Disegnare la Rappresentanza. <span>Foto Anna Lops</span>
Disegnare la Rappresentanza. Foto Anna Lops
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"Disegnare la Rappresentanza": il dibattito sulla riforma elettorale arriva a Corato

Ieri l'incontro organizzato da Rimettiamo in Moto la Città, Demos e Corrado Sindaco

"La legge elettorale non è un'equazione algebrica, ma è la sintesi più elevata della cultura di un popolo". Una definizione chiara, che riassume l'importanza del voto e la centralità di un momento, come quello elettorale, in cui il cittadino assume piena responsabilità pubblica.

Di qui, dalla definizione di legge elettorale e da un salto temporale lungo circa 80 anni, che il dibattito "Disegnare la rappresentanza" ha preso le mosse: tenutosi ieri 29 luglio, nel comitato di Via Vittorio Veneto 33, e organizzato dalle liste Rimettiamo in Moto la Città, Demos e Corrado Sindaco, l'incontro ha accolto la voce della Prof.ssa Marina Calamo Specchia, docente di Diritto costituzionale comparato e Giustizia costituzionale comparata all'Università degli Studi di Bari, che ha offerto un'analisi tecnica e insieme critica della nuova proposta di riforma elettorale.

La serata è stata introdotta dai consiglieri Giulia Quercia e Giuseppe Di Bartolomeo che hanno sottolineato l'importanza di trattare un tema nazionale anche a livello locale. Così, infatti, è stato fatto anche durante l'ultima seduta di consiglio comunale, in cui è stata portata all'attenzione la richiesta di reintrodurre il concetto di preferenza pura che permetterebbe la scrittura del nome e cognome del candidato preferito da parte dell'elettorale.

A dialogare con la prof.ssa Specchia il prof. Eliseo Tambone: «Il particolare si può comprendere solo alla luce del generale», ha affermato prima di passare la parola alla relatrice.

Guardando al quadro storico e comparato, la docente ha ricordato come l'Italia sia tra i Paesi europei che più insistentemente rincorrono la governabilità attraverso diverse proposte elettorali: dalla legge Mattarella degli anni Novanta, alla legge Calderoli, fino alla riforma del 2015 proposta da Renzi e al Rosatellum del 2017. Modifiche e proposte che, molto spesso, vengono avanzate in periodi preelettorali.

La legge elettorale in questione è la n. 2822 (con altre abbinate), il cui primo firmatario è stato il deputato Galeazzo Bignami di Fratelli d'Italia.

Il testo ha avviato la discussione generale alla Camera il 26 giugno 2026. Il 14 luglio la maggioranza ha subito una battuta d'arresto, quando l'Aula ha bocciato per un solo voto, a scrutinio segreto, un emendamento che introduceva un sistema misto con capilista bloccati e fino a tre preferenze. Questa situazione ha portato alla richiesta di dimissioni del governo da parte delle minoranze.

Il 16 luglio, sempre a scrutinio segreto, Montecitorio ha però approvato il provvedimento con 217 voti favorevoli, 152 contrari e 2 astenuti, tra le proteste delle opposizioni in Aula. Il testo è ora passato al Senato, dove l'esame in commissione riprenderà solo dopo la pausa estiva, presumibilmente dalla settimana del 1° settembre, con un nuovo emendamento sulle preferenze già allo studio della maggioranza.

Tra i punti principali c'è la reintroduzione del premio di maggioranza che potrebbe avvenire solo se la soglia dei voti supera il 42% e permetterebbe un'aggiunta di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato.

Secondo quanto affermato dalla prof.ssa Specchia questo porterebbe all'incostituzionalità: la sommatoria tra il 42% e il premio di maggioranza porterebbe a un 57-58% di maggioranza che è la soglia vicina all'elezione del Presidente della Repubblica o alla revisione costituzionale.
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Tra gli altri punti anche la possibilità di pluricandidature e l'indicazione di un candidato premier.

Come affermato dalla prof.ssa Specchia, si tratta di una legge che modifica il meccanismo di trasformazione dei voti in seggi, «una delle leggi più importanti del Paese», pur non essendo di rango costituzionale ma "di contenuto costituzionalistico", in quanto incide direttamente sul funzionamento degli organi rappresentativi.

«Più un tentativo di inseguire l'artificiosa costruzione di una maggioranza piuttosto che un'esigenza effettiva degli elettori», tanto più che resterebbero irrisolti alcuni nodi critici storici del sistema elettorale italiano, a partire dalla mancanza delle preferenze.
  • Legge elettorale
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