
Attualità
“Colori che parlano”: gli studenti del Federico II per una società che riconosce ogni dignità
Nel giorno contro omofobia, bifobia e transfobia, i ragazzi del Liceo Artistico trasformano il dolore in impegno e le pareti della scuola in un manifesto di Vita Vera
Corato - martedì 19 maggio 2026
9.06
Sabato scorso, in occasione della Giornata internazionale contro omofobia, bifobia e transfobia, gli studenti del Liceo Artistico "Federico II Stupor Mundi" di Corato hanno scelto di fare ciò che una scuola dovrebbe sempre incoraggiare: prendere parola, prendere posizione, prendersi cura del mondo che abitano.
Guidati dalla prof.ssa Quatela e dagli spunti dei docenti Capobianco e De Feo, i ragazzi hanno costruito un momento collettivo di riflessione e creazione artistica, partendo da un pensiero semplice e radicale:
che quando si parla di persone, il centro deve essere il rispetto intrinseco, quella dignità che appartiene a tutti e che troppo spesso viene negata.
Gli studenti hanno ricordato storie che non possono essere archiviate come "casi", perché parlano di noi, della società che siamo e di quella che scegliamo di diventare.
Hanno ricordato Beatrice, ragazza trans morta suicida a Ragusa lo scorso febbraio, privata della possibilità più elementare: vivere semplicemente, esprimere emozioni, condividere il proprio spazio con una comunità capace di accogliere la diversità come ricchezza.
Hanno ricordato Bakari Sako, ucciso nella città vecchia di Taranto, vittima di una violenza assurda, gratuita, figlia di un'ignoranza che non possiamo più permetterci di chiamare "episodica".
E si sono chiesti: come possiamo stupirci, se continuiamo a costruire esperienze sulla morte invece che sulla vita?
Come possiamo pretendere un futuro diverso se non impariamo ad ascoltarci, se non riconosciamo che ogni volta che una persona viene ferita, umiliata o cancellata, siamo tutti a perdere?
Per questo gli studenti hanno scelto di celebrare insieme una giornata di rispetto, una giornata di Vita Vera: una vita in cui la diversità non è un ostacolo, ma la condizione stessa per riconoscerci e stimarci.
Hanno dipinto le pareti della scuola utilizzando i colori della prima bandiera queer, creata dall'artista e attivista Gilbert Baker nel 1978 e sventolata per la prima volta nelle strade di San Francisco.
Una bandiera che non è solo simbolo, ma necessità: la necessità di dare spazio all'eros, all'amore in tutte le sue forme, alla passione che muove i nostri gesti migliori, al desiderio di fare del bene agli altri.
Con questi colori, con queste parole, con queste mani sporche di vernice e di futuro, gli studenti del Federico II hanno augurato a tutti un 17 maggio sentito e pieno, un giorno che non sia celebrazione isolata, ma promessa quotidiana.
Promessa di una comunità che non ha paura della differenza.
Promessa di una scuola che educa alla vita, non alla sopravvivenza.
Promessa di un mondo in cui nessuno debba più chiedere il permesso di essere ciò che è.
Guidati dalla prof.ssa Quatela e dagli spunti dei docenti Capobianco e De Feo, i ragazzi hanno costruito un momento collettivo di riflessione e creazione artistica, partendo da un pensiero semplice e radicale:
che quando si parla di persone, il centro deve essere il rispetto intrinseco, quella dignità che appartiene a tutti e che troppo spesso viene negata.
Gli studenti hanno ricordato storie che non possono essere archiviate come "casi", perché parlano di noi, della società che siamo e di quella che scegliamo di diventare.
Hanno ricordato Beatrice, ragazza trans morta suicida a Ragusa lo scorso febbraio, privata della possibilità più elementare: vivere semplicemente, esprimere emozioni, condividere il proprio spazio con una comunità capace di accogliere la diversità come ricchezza.
Hanno ricordato Bakari Sako, ucciso nella città vecchia di Taranto, vittima di una violenza assurda, gratuita, figlia di un'ignoranza che non possiamo più permetterci di chiamare "episodica".
E si sono chiesti: come possiamo stupirci, se continuiamo a costruire esperienze sulla morte invece che sulla vita?
Come possiamo pretendere un futuro diverso se non impariamo ad ascoltarci, se non riconosciamo che ogni volta che una persona viene ferita, umiliata o cancellata, siamo tutti a perdere?
Per questo gli studenti hanno scelto di celebrare insieme una giornata di rispetto, una giornata di Vita Vera: una vita in cui la diversità non è un ostacolo, ma la condizione stessa per riconoscerci e stimarci.
Hanno dipinto le pareti della scuola utilizzando i colori della prima bandiera queer, creata dall'artista e attivista Gilbert Baker nel 1978 e sventolata per la prima volta nelle strade di San Francisco.
Una bandiera che non è solo simbolo, ma necessità: la necessità di dare spazio all'eros, all'amore in tutte le sue forme, alla passione che muove i nostri gesti migliori, al desiderio di fare del bene agli altri.
Con questi colori, con queste parole, con queste mani sporche di vernice e di futuro, gli studenti del Federico II hanno augurato a tutti un 17 maggio sentito e pieno, un giorno che non sia celebrazione isolata, ma promessa quotidiana.
Promessa di una comunità che non ha paura della differenza.
Promessa di una scuola che educa alla vita, non alla sopravvivenza.
Promessa di un mondo in cui nessuno debba più chiedere il permesso di essere ciò che è.


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