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Editoriale

Elezioni, il giorno dopo. L'analisi del voto

Vince l'astensione. Centrosinistra decimato

Che il partito dell'astensione sarebbe stato il più suffragato nella nostra città era facile da prevedere. La memoria storica ci tramanda una certa disaffezione dell'elettorato per i secondi turni. A maggior ragione, quest'anno, con la frammentazione politica che ha portato all'espressione di ben nove candidati sindaci, era nell'aria che parte dei sostenitori degli sconfitti non si sarebbero presentati alle urne. Così come era prevedibile la massiccia presenza di schede nulle e bianche, quasi il 10% di quelle schede che sono state inserite nelle urne. Un dato che non può non far riflettere.

Pasquale D'Introno è il nuovo sindaco di Corato, con una vittoria netta sul suo diretto competitor, il candidato del Polo di Centro Claudio Amorese. Oltre duemila i voti di scarto tra i due. Eppure, all'indomani dei risultati del primo turno che vedevano i due contendenti al ballottaggio distaccati da meno di cento voti, ci si sarebbe aspettato un testa a testa. Così non è stato. D'Introno ha prevalso sull'avversario in tutte le sezioni, anche in maniera netta. Resta il fatto che Pasquale D'Introno, il cui slogan è "Il sindaco di tutti", in realtà ha raccolto il favore di soli 8614 elettori, un quinto degli aventi diritto al voto. Tanto però gli è bastato per poter indossare la fascia tricolore.

Non ci si può sottrarre, all'indomani del voto, ad una riflessione che coinvolge tutte le formazioni politiche in campo. Gli unici a raccogliere una autentica vittoria sono gli attivisti del Movimento Cinque Stelle che per la prima volta esprimono un loro rappresentante in consiglio comunale dopo due tentativi andati a vuoto. Ed è forse per questo che l'unico competitor di Pasquale D'Introno ad andare a stringere la mano al neoeletto sindaco è stato Niccolò Alessandro Longo. Degli altri, nemmeno l'ombra.

Non ha perso, ma nemmeno ha vinto, Corrado De Benedittis, per la prima volta candidato al Comune. La sua campagna elettorale travolgente lo ha portato ad un passo dal ballottaggio, guadagnando oltre un migliaio di voti in più rispetto alle sue liste. Un dato che non può essere trascurato: se De Benedittis riscuote consenso, lo stesso non si può dire della sua squadra.

Hanno perso Claudio Amorese e il suo Polo di Centro, che sarà scarsamente rappresentato in consiglio comunale, nonostante annoveri tra i suoi i candidati più suffragati, primo tra tutti Vincenzo Labianca.

Ha perso il centrosinistra tutto che quasi definitivamente scompare dai banchi del consiglio: il Partito Democratico viene cancellato da questa amministrazione. A portare la bandiera del centrosinistra, o forse a mantenere il cerino, sono rimasti Vito Bovino, che della scarsa efficacia del PD ha pagato le conseguenze, Corrado De Benedittis di fatto mai organico al centrosinistra stesso, al punto da essere espressione di un progetto civico autonomo dal centrosinistra, come dichiarato pubblicamente da De Benedittis. Paolo Loizzo raccoglie i cocci dell'ormai tramontato progetto del "Cantiere in Comune", la grande novità che accompagnò Renato Bucci alla vittoria delle elezioni nel 2013 e pian piano sgretolatosi sino a contare appena duemila voti. Nulla rispetto alla potenziale platea di 43mila elettori. Nel frattempo si è evoluto in "Italia in Comune" ma rimane comunque fortemente decimato rispetto alle scorse amministrative.

Una riflessione interna al centrosinistra e in particolare al Partito Democratico, appare più che mai doverosa.

Ha perso anche Emanuele Lenoci con le sue liste, alcune allestite per mera testimonianza. Balzano agli occhi gli 87 voti ricevuti dalla lista "Nuove Strade per Corato", piena zeppa di candidati che non hanno creduto in loro stessi al punto di non raccogliere nemmeno il proprio voto.

Di Cataldo Mazzilli si apprezza la tenacia, un po' meno l'efficacia. La sua era apparsa da subito una candidatura di testimonianza o, forse, il tentativo di essere ago della bilancia nella definizione dei due contendenti al ballottaggio. Una strategia che non ha funzionato. Resta da capire se il Movimento Nazionale per la Sovranità di Corato sceglierà di seguire le orme nazionali e di partecipare al sodalizio con i "cugini" eterni rivali di Fratelli d'Italia.

A Massimo Mazzilli, invece, chiediamo di interrogarsi sul cosa non ha funzionato della sua amministrazione e di distogliere, almeno per un attimo, lo sguardo dall'autocompiacimento sul lavoro fatto nei suoi anni da sindaco.

Le urne delle elezioni regalano, forse per la prima volta nell'ultimo ventennio, un consiglio comunale fatto prevalentemente di consiglieri al primo mandato. Mancheranno i volti storici di Palazzo San Cataldo: Pasquale Pomodoro, grillo parlante del centrodestra, che ha scelto di non candidarsi; Franco Caputo, figura controversa dell'ultima amministrazione comunale, protagonista di appassionate dichiarazioni di amicizia nei confronti dell'ex sindaco Mazzilli dai banchi del consiglio; mancherà Tommaso Loiodice, mancheranno le arringhe e i capolavori di retorica di Renato Bucci, le espressioni dirette e colorite di Valeria Mazzone; mancherà il più anziano (per servizio) dei consiglieri, ossia Pino Roselli, così come Sergio Tedeschi. Non vedremo l'elegante Luigi Musci e la capogruppo uscente dell'UDC Graziella Valente, di cui ha sempre colpito la capacità di raccogliere consensi nonostante sia biscegliese.

In compenso avremo in consiglio i fratelli D'Introno, l'uno sindaco e l'altro consigliere comunale e i fratelli Bovino (anche se Michele Bovino, primo della lista Bovino Sindaco ha già annunciato di voler rinunciare all'elezione a favore di Michele Lotito). E poco ci è mancato che sedessero sugli stessi banchi anche i fratelli De Benedittis, Corrado e Antonella, quest'ultima fuori solo per effetto della distribuzione dei resti.

Non è detta, però, l'ultima parola: anni di governo di centrodestra ci hanno insegnato che l'utilizzo ancora in vigore del manuale Cencelli può portare a degli stravolgimenti dell'impianto uscito dalle urne con la nomina ad assessori di consiglieri eletti e quindi al subentro dei primi dei non eletti.

Avremo molti consiglieri al loro primo mandato e probabilmente al loro primo impegno politico in assoluto. Nella speranza che riescano da subito ad integrarsi e a capire come funziona la macchina amministrativa certi comunque che potranno contare su segreterie di partito o riferimenti politici ben più addentrati.

Ora ci si attende una giunta di alto profilo, capace di essere operativa ed efficace, che possa aiutare a risanare il gap tra gli eletti e l'elettorato che ha preferito rimanere a casa. E che sia in grado di fugare le perplessità di chi ritiene che le ombre fuori dai luoghi istituzionali possano essere determinanti nella gestione della cosa pubblica.
  • Elezioni Amministrative 2019
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