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Il Governo incassa una fiducia stretta al Senato

Piarulli (M5S) vota sì. Si apre il "caso Ciampolillo"

L'aula del Senato ha concesso la fiducia al Governo Conte con 156 voti a suo sostegno. Una quota insufficiente a garantirgli la maggioranza assoluta. La crisi, in sostanza, non è stata ancora superata dall'esecutivo, di cui fa parte il biscegliese Francesco Boccia nel delicato ruolo di ministro per gli affari regionali e le autonomie.

Il lungo e acceso dibattito a Palazzo Madama, con toni molti aspri sui vari fronti, si è concluso nella serata di martedì 19 gennaio. Le intricate procedure di voto (col controverso episodio che ha riguardato il senatore barese Lello Ciampolillo, eletto nel Movimento 5 Stelle, ammesso sub judice alla votazione insieme al socialista Nencini) sono terminate con un sostanziale pareggio tra i favorevoli e la somma di contrari (140) e astenuti (16).

Contrariamente a quanto supposto in diverse ricostruzioni circolate negli ultimi giorni, la senatrice molfettese di Forza Italia Carmela Minuto ha espresso la sua avversità al Governo, restando perciò all'opposizione. L'imprenditrice non ha compiuto il tanto sospettato passaggio nei ranghi della maggioranza, avvenuto invece da parte di Maria Rosaria Rossi e Andrea Causin, immediatamente espulsi dal partito fondato da Silvio Berlusconi. Negativo, come da attese, il voto del barlettano Dario Damiani.

Fiducia a Conte, senza alcun tipo di esitazione, dalla coratina Bruna Piarulli, eletta nel collegio uninominale Puglia 2 che comprende anche il territorio biscegliese (sconfisse Carmela Minuto, poi eletta nel listino proporzionale, e Loredana Lezoche del centrosinistra nel 2018) e dal barlettano Ruggiero Quarto, che prevalse nell'ampio collegio Puglia 3 sul biscegliese Sergio Silvestris e la dem Elena Gentile. Disco verde anche dalla barlettana Assuntela Messina, eletta nel listino del Partito Democratico.

Lunedì, a Montecitorio, la deputata giovinazzese Francesca Galizia (Movimento 5 Stelle) ha votato la fiducia a Conte, come anche il collega di partito andriese Giuseppe D'Ambrosio, mentre il biscegliese Davide Galantino (eletto coi pentastellati e in seguito passato a Fratelli d'Italia) si è schierato contro.
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