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Quando la cura diventa umanità

Un ringraziamento sincero agli operatori, agli infermieri e ai medici dell’Ospedale Umberto I di Corato

«Gentili operatori socio-sanitari, infermieri e medici, dell'ospedale. Umberto I di Corato,
Ci sono esperienze che ti cambiano il modo di guardare le persone e il valore delle cose. Le notti trascorse in ospedale, accanto a mio padre, al quarto piano, al reparto di medicina interna, sono state tra queste.
In quelle ore silenziose, quando tutto sembra rallentare e i pensieri diventano più pesanti, ho avuto la possibilità di osservare davvero il vostro lavoro. Non da lontano, ma da vicino. Persona per persona, stanza per stanza, paziente per paziente.
Sapevo che per mio padre, purtroppo, non ci sarebbe stata una possibilità. E ogni giorno che passava rendeva tutto più chiaro e più difficile da accettare.
Proprio per questo, quello che ho visto nel vostro modo di lavorare ha avuto ancora più valore.
Ho visto professionalità, quella vera, fatta di competenza, attenzione e precisione. Ma soprattutto ho visto umanità. Nei piccoli gesti, nelle parole dette con rispetto, nella pazienza anche quando la stanchezza si faceva sentire.
Ho visto qualcosa che mi ha colpito profondamente: lo stesso modo di prendersi cura di tutti. Senza differenze. Senza scorciatoie.
Ma ancora di più, ho visto che proprio verso i pazienti più fragili, quelli più soli o in maggiore difficoltà, riuscivate a dare qualcosa in più. Un'attenzione in più. Un gesto in più. Un tempo in più.
Non era un trattamento uguale per tutti nel senso più freddo del termine. Era qualcosa di più giusto: dare di più a chi aveva più bisogno.
E questo non accade per caso. Accade quando il lavoro diventa responsabilità vera verso le persone.
E ho visto tutto questo soprattutto di notte, quando è più difficile, quando nessuno guarda, quando il lavoro pesa di più.
Ma c'è una cosa che sento di dire con chiarezza: quello che ho visto non è stato fatto "per me" o per la mia famiglia come qualcuno potrebbe pensare.
È stato fatto per tutti.

Per ogni persona ricoverata, per ogni famiglia in attesa, per ogni storia diversa che attraversa quei corridoi. Con la stessa attenzione, con lo stesso rispetto, e con quella capacità rara di capire quando qualcuno aveva bisogno di qualcosa in più.
In quei momenti, per chi è accanto a una persona cara, voi diventate molto più di un riferimento sanitario. Diventate un punto di equilibrio, una presenza che dà sicurezza, un sostegno silenzioso che fa la differenza.
Quando sai che il tempo è limitato, ogni gesto conta il doppio. Ogni parola resta. E voi, in quei giorni, avete fatto molto più del vostro dovere.
Non è qualcosa di scontato. E troppo spesso non viene detto abbastanza.
Per questo sento il bisogno di dirvelo oggi, con semplicità ma con grande sincerità: grazie.
Grazie per quello che fate ogni giorno.
Grazie per come lo fate.
Grazie per la dignità che riuscite a garantire a ogni paziente.
Grazie per quella capacità, rara, di dare ancora di più a chi ne ha più bisogno.
Porterò con me ciò che ho visto in quelle notti: un esempio concreto di servizio, fatto non solo di lavoro, ma di rispetto e attenzione verso le persone.
Con profonda gratitudine»

Vito Scaringella
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