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Cronaca

Rapiscono dati informatici e chiedono il riscatto

Nel mirino degli hacker alcune aziende del territorio

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Lo chiamano "virus del riscatto" ed è noto al mondo informatico ormai da un paio di anni, essendo tra la più subdole forme di estorsione informatica della storia di internet.

È il virus Cryptoloker, un virus informatico capace di crittografare i files presenti in un computer rendendoli illeggibili. Il tutto, però, ha un risvolto ancora più infido: per poter riottenere l'accesso ai propri dati, l'utente è chiamato a pagare un vero e proprio riscatto.

A molti sarà capitato di vedersi recapitare email inaspettate da indirizzi di posta elettronica fraudolenti che rimandano a grosse aziende, fornitori di utenze, studi commerciali, persino poste elettroniche certificate. Ed è in alcune di queste email che si annida il virus capace di infettare migliaia di files presenti nel computer.

Ne sa qualcosa il titolare di una azienda di Corato che, credendo di visualizzare un file proveniente da posta elettronica certificata di una azienda fornitrice di servizi, si è ritrovato in pochissimi minuti a non poter gestire più alcun file presente nel suo computer. Un grosso danno, anche in termini economici.

«Lavoro prevalentemente con la posta elettronica e sono centinaia le mail che mi giungono quotidianamente, anche da importanti aziende cui affido le utenze della mia ditta. Ho ritenuto pertanto naturale aprile una posta elettronica certificata, scritta in un italiano corretto, ed il suo allegato, non pensando minimamente potesse trattarsi di un virus informatico. All'apertura dell'allegato tutti i files sono divenuti illeggibili» ci racconta la vittima dell'attacco informatico.

«Al momento dell'apertura del file mi è apparso un messaggio in cui i pirati informatici mi richiedevano di pagare una cifra per riottenere i miei files, una vera e propria richiesta di riscatto».

Le modalità di pagamento sono insolite: si chiede infatti alla vittima di acquistare bitcoin, una moneta elettronica capace di circolare anonimamente, che sfrutta la mancanza di un ente centrale che renda impossibile a qualunque autorità, governativa o meno, il blocco dei trasferimenti.

«Ho dovuto pagare quasi mezzo bitcoin (pari a 400 euro, ndr) per poter ottenere la chiave di decriptazione dei miei files» ci confida il malcapitato.

Navigando su internet è facile imbattersi in altre testimonianze di vittime di questa estorsione informatica. Centinaia sono le pagine dedicate al problema, in cui vengono offerti suggerimenti per aggirare il subdolo virus. In tutti i casi i consulenti informatici consigliano di valutare sempre con grande attenzione gli allegati, diffidando dalla presenza di files in formato .zip o .exe .
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