Commissione consiliare sull'elettrodotto
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Politica

Elettrodotto, si valuterà anche l'ipotesi di delocalizzazione proposta da Diaferia

I consiglieri di maggioranza però avvertono: «difficile tornare indietro»

Alla fine le commissioni consiliari ieri convocate per discutere sul progetto di delocalizzazione dell'elettrodotto, con non poca fatica, hanno deciso di riaggiornarsi per valutare anche la proposta di spostamento sollevata dal compianto Nicola Diaferia, che non tocchi la zona cuscinetto, zona nella quale - lo ricordiamo - vivono persone ed insistono aziende. I consiglieri di maggioranza presenti al tavolo, tuttavia hanno ribadito che l'opzione zero (ossia lasciare tutto inalterato) non è possibile e che «non si possono fare passi indietro».

Una affermazione che, se da un lato denota la volontà di rimuovere il problema da via Massarenti, dall'altra si impone di spostarlo nella zona cuscinetto. Quasi a fatica si è riusciti a convincere i commissari ad analizzare con dovizia di particolari la proposta individuata da Nicola Diaferia: proposta in merito alla quale, lo ha ribadito anche il presidente Tommaso Loiodice, non sono emersi pareri ostativi di alcun tipo. Perché allora non valutarla?

I consiglieri Fiore e Loizzo, che già sulle nostre pagine avevano rilasciato delle dichiarazioni, hanno ribadito la necessità dell'istituzione di una commissione tecnico scientifica che valuti se quanto affermato da Terna, ossia che l'interramento dell'elettrodotto non è possibile, abbia reali fondamenti. Una richiesta in tal senso passò persino dal consiglio comunale, ma fu bocciata. Sottile la stilettata del consigliere Aldo Fiore che, in merito a ciò, si è chiesto «se la volontà di non interrare sia di Terna o del Comune di Corato».

Così come sono sottili le domande in merito alla difficoltà riscontrata nel portare all'ulteriore valutazione della commissione l'alternativa proposta da Nicola Diferia, unica tra le quattro alternative, a impatto molto limitato e che metterebbe d'accordo i comitati cittadini. «Lavoriamo per verificare la fattibilità dell'ipotesi Diaferia. Se poi si tratta di una scelta politica adottare la soluzione della zona cuscinetto è un altro discorso» ha riferito Tommaso Loiodice.

Una cosa è certa: i commissari non vogliono fare alcun passo indietro e vogliono sbrigare la partita sullo spostamento dell'elettrodotto il prima possibile. Il timore, anche paventato dal sindaco presente ai lavori di commissione, è che esperendo nuove vie si possano perdere ulteriori anni per delocalizzare l'elettrodotto che «da lì va spostato». Giustamente diciamo. Ma perché nella zona cuscinetto, dove vivono famiglie e operano aziende?

L'elettrodotto, come fanno notare alcuni commissari, ha necessità di essere spostato soprattutto perché la rete necessita di essere potenziata. Terna deve realizzare l'opera in tempi brevi.

La commissione consiliare ha visto la presenza di alcuni esponenti dei comitati cittadini. Da sempre i comitati e gli abitanti della zona cuscinetto hanno fatto notare che il tipo di delocalizzazione prevista è sbagliato; il progetto stesso è sbagliato, al punto che a distanza di dieci anni ancora non si riesce a trovare una soluzione che possa essere condivisa e armonicamente accettata da tutti gli attori. «Va trovata una soluzione che ci debba rendere orgogliosi della soluzione stessa» è l'invito del sig. Lotito, uno dei residenti della zona cuscinetto.

E la soluzione che potrebbe rendere concordi tutti potrebbe essere proprio quella proposta dal compianto Nicola Diaferia. «Tale soluzione è oggettivamente valida, senza obiezione tecnica nè ambientale. Perché incaponirsi su un progetto impattante e non sfruttare un progetto che limita ogni impatto?» si chiedeva Renato Bucci.

E noi ci chiediamo: perché non valutare una proposta che possa azzerare la concreta probabilità di dure proteste, individuata dal Comune al punto che nel protocollo d'intesa lo stesso Comune si impegna a sedare i malcontenti?

L'impegno della commissione è quello di approfondire la proposta di Nicola Diaferia anche se, per il sindaco «indietro non si torna».

Anni di battaglie, di impegno civico, di malcontenti e di proposte rischiano di consumarsi in consiglio comunale con una approvazione a maggioranza e non all'unanimità.
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