Komorebi. <span>Foto Anna Lops</span>
Komorebi. Foto Anna Lops
Vita di Città

Il filo rosso tra Corato e Giappone: il Komorebi dell’associazione “Francesco Ludovico Tedone”

La luce del sole che filtra attraverso i rami degli alberi

Esiste un filo rosso che collega l'Italia con il Giappone: è la storia di Francesco Ludovico Tedone, giovanissima vittima dell'incidente ferroviario del 12 luglio 2016. È nella memoria dei coratini quella tragica data che, anche a distanza di anni, continua ad essere commemorata soprattutto grazie alla famiglia di Francesco e all'associazione da loro fondata: con il Komorebi, il ricordo non è solo privato ma diventa momento di condivisione.

Dal 2017, il 12 luglio è diventato un invito a celebrare la vita, a contrastare la morte con l'arte, a infilare le scarpe e, come ha fatto Francesco, a consumarne le suole per scoprire il mondo.

Francesco, infatti, era tornato qualche giorno prima dal suo viaggio dei sogni in Giappone, dove ha coltivato il suo amore per la lingua e per la cultura nipponica. Un'esperienza di un anno che gli ha permesso di entrare in contatto con una cultura tanto diversa, conoscendo nuove persone, tradizioni, profumi, sapori e intessendo un filo che, a sua insaputa, sarebbe rimasto teso anche a distanza di anni.

La personalità instancabile e tenace di Francesco è stata d'ispirazione per la fondazione dell'omonima associazione da parte dei famigliari più stretti: la mamma Angela Iodice, il papà Vincenzo Tedone, il fratello Natale e la sorella Tiziana.

L'evento di punta dell'associazione è il Komorebi che ogni anno si rinnova in modalità differenti, ma con l'obiettivo sempre costante di spronare le persone ad inseguire i propri sogni e di unire le due culture di Francesco. E quest'anno l'obiettivo si fa ancora più concreto con la realizzazione del Komorebi ad Oita, città dove Francesco ha vissuto durante il suo anno di scambio con Intercultura.
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Attraverso il filo conduttore di un "punto d'incontro", inteso come spazio di dialogo tra culture, esperienze, generazioni e forme artistiche, il Komorebi sarà strutturato in due momenti. Il 1° novembre presso la Tomei School (scuola dove il giovane Francesco ha studiato) saranno presenti laboratori artistici e attività di scambio culturale con le classi interculturali. Dopo un primo momento di commemorazione in cui verrà raccontata la storia di Francesco e dell'associazione, verrà realizzato un murale collettivo, ispirato a quello creato accanto alla Stazione Sud di Corato durante Komorebi 2023. Il disegno è diviso in sei pezzi che raccontano dalla partenza in Giappone fino al suo ritorno, attraverso un filo rosso che spezzato dal treno viene ricongiunto da mani che continueranno a dare vita ai suoi passi. Il filo rosso è stato disegnato dalle mani delle persone care a Francesco. La stessa cosa accadrà con il murale in Giappone il cui filo verrà tracciato dalle persone care conosciute durante l'anno di scambio interculturale.

A seguire, ci sarà la cerimonia del tè.

Il 3 novembre, presso l'Horuto Kitchen Hall Stadio, una giornata dedicata ai sapori e alle tradizioni culinarie: degustazione di olio extravergine d'oliva della varietà Coratina, a cura dell'azienda agricola "Novemilachilometri" (nata in collaborazione con l'associazione), accompagnata da piatti tipici giapponesi e pugliesi.

Questo secondo momento nasce dalla consapevolezza che il cibo è uno degli elementi più semplici e genuini di condivisione.

«Quella di Francesco è stata una morte sì privata, ma che ha unito l'intera comunità essendo stata una tragedia» afferma Tiziana, sorella di Francesco. «Il giorno dopo l'incidente c'è stata la fiaccolata che non abbiamo organizzato noi, ma che ha coinvolto l'intera comunità coratina. Ci siamo quindi resi conto che la perdita non aveva coinvolto solo noi, ma tante altre persone erano colpite da quello che era successo. Il fatto di aprirsi agli altri è stata una necessità perché io credo che l'unica cosa a cui aggrapparti effettivamente dopo una grande perdita sia la vicinanza di altre persone e la condivisione di quel dolore. Francesco aveva lasciato tanto in Giappone. Quel tanto che era necessario recuperare e coltivare. Ovviamente questa cosa è possibile solo nella collettività».

Le parole di Angela Iodice, mamma di Francesco: «È difficile spiegare come un grande dolore per un attimo si trasformi in gioia. Sono felice di ritornare in Giappone dopo nove anni, mi sento come se dovessi incontrare Francesco. So che lo rivedrò negli occhi della famiglia Yokono, negli occhi dei suoi amici, negli occhi dei suoi professori, negli occhi anche dei vicini di casa e lo immaginerò nella sua scuola con tutti noi, che il 1° novembre lo ricorderemo tutti insieme con il nostro Komorebi».
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