Chiesa dei Cappuccini
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Cultura

“In paupertate splendor", l'inestimabile patrimonio dei Cappuccini a Corato in un volume

Una corposa monografia che fa luce sulla memoria storica del complesso conventuale cappuccino

Un lavoro di studio e ricerca corale di diverse professionalità, quasi tutto al femminile, teso a conoscere le radici della memoria storica della presenza dei Cappuccini a Corato e scoprire il patrimonio custodito nella chiesa dei Cappuccini nella nostra città.

Si intitola "In paupertate splendor. La chiesa e il convento dei Cappuccini a Corato tra memoria storica e prospettive future", la monografia pubblicata da Ed. Insieme, grazie al sostegno di Forza Vitale Laboratorio Fitoterapico, e il Patrocinio dell'Assessore all'Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia, presto disponibile anche presso le librerie della nostra città.

«L'orizzonte del nostro presente può risplendere a volte dei bagliori riflessi da luoghi sopravvissuti allo scorrere del tempo. E il tempo che passa modifica quei luoghi lasciando segni indelebili negli spazi, nelle architetture e nelle cose che li abitano» - si legge nella presentazione. L'ex complesso conventuale dell'Ordine cappuccino di Corato custodisce in sé oltre cinquecento anni di storia le cui tracce - documentarie, architettoniche ed artistiche - sono state ripercorse e recuperate nel volume a cura di Angela Paganelli, con il contributo dell'architetto Ada Loiodice, dell'archeologa Serena Petrone, delle studiose di storia dell'arte Tiziana Monterisi, Michela Petrizzelli e Maria Pia Sardano, corredato dalle foto di Domenico Messa e il progetto grafico di Lella Povia.

Testimonianze orali, carteggi privati, documenti d'archivio, manufatti, epigrafi e iscrizioni e tutte le fonti capaci di contribuire a delineare un perfetto quadro storico sull'ex complesso conventuale cappuccino di Corato, convergono in quest'opera che si propone di valorizzare il patrimonio storico-artistico e archivistico-documentario quale testimonianza da comprendere e proteggere e sulla quale costruire la coscienza e l'identità di quel luogo.

Un lavoro che nasce dalla comune convinzione, come sottolinea la curatrice Angela Paganelli, che «una comunità consapevole della propria storia si lega più convintamente al proprio territorio, amandolo e difendendolo. Affinché non si corra il rischio che la non conoscenza faccia diventare oscure e marginali realtà che sono veri scrigni di storia».

La storia

L'indagine parte dall'analisi generale del fenomeno monastico con attenzione alle comunità ecclesiali e gli ordini religiosi presenti a Corato dal Cinquecento ai giorni nostri. Edificato alla fine del Cinquecento, precisamente nel 1594, per accogliere la comunità monastica del francescanesimo riformato, a partire dal XIX secolo il complesso cappuccino è stato convertito in sede di opere di pubblica utilità grazie all'impegno dell'Arciconfraternita del Sacro Monte di Pietà, oggi consegnatario dell'intero immobile, e al prezioso supporto della Congregazione delle Suore di Carità dell'Immacolata Concezione d'Ivrea, la congregazione dedita alla cura dei malati, al soccorso dei poveri e all'alfabetizzazione della comunità.

Nel 1959, infatti, don Luca Masciavé, cui l'opera è dedicata, si rese conto delle nuove esigenze e necessità che la struttura non era più capace di soddisfare adeguatamente e incaricò le suore d'Ivrea, che dal 1868 si occupavano di gestire l'asilo infantile, la scuola elementare e il laboratorio di lavori femminili, di costituire un moderno asilo con opere annesse.

Nel cospicuo patrimonio, costituito da documenti, dipinti murali, tele, argenti e tessuti liturgici, e nella lunga storia che esso testimonia, si riflette con continuità e con limpidezza l'originaria paupertas francescana, libera e rigorosa scelta dei religiosi di rinunciare ai beni per offrirsi alla comunità cittadina in piena relazione con tutte le forme organizzate di vita sociale. Una povertà intesa come semplicità nelle linee e sobrietà negli stili con una originale e inestimabile valenza storico-culturale.

Il patrimonio

Impianto complesso, emblema della scelta di separazione dal mondo esterno e concentrazione sulla vita contemplativa, con una struttura architettonica ermetica e introversa distribuita intorno a chiostri e aree verdi, la chiesa dei Cappuccini è un vero e proprio scrigno di inestimabili tesori.

Ne sono un esempio le preziosissime lunette di San Francesco, fortemente provate dai segni del tempo, emerse nella sacrestia in seguito ai lavori di sistemazione dei locali attigui alla chiesa nel 2015. Risalenti al XIX secolo, le sei scene sono purtroppo frammentarie e poco leggibili, la superficie pittorica è parzialmente caduta ma viene loro data nuova vita grazie al lavoro inedito di ricostruzione in computer grafica contenuto in questo volume.

Necessitano di intervento di pulitura e restauro e risalgono alla tradizione francescana/cappuccina del XVIII secolo le otto tele ottocentesche raffiguranti i santi: San Serafino da Montegranaro, San Giuseppe da Leonessa, San Fedele da Sigmaringen, San Bonaventura da Bagnoregio, Santa Chiara, San Bernardo da Corleone, Santa Lucia, San Rocco.

Incantevoli i cicli decorativi dello studiolo raffiguranti Maria SS. Assunta in Cielo e i Quattro Evangelisti (San Matteo, San Marco, San Luca, San Giovanni), dipinti restituiti nel 2001 al loro aspetto originario in seguito a intervento di restauro. Di importazione le due grandi tele del San Nicola in cattedra di Gaspar Hovic del 1581 e della Pietà ai piedi della Croce di G. D. Oppido Materano del 1614.

Due le preziose testimonianze di argenteria napoletana del XVIII secolo, un ostensorio raggiato e un calice del 1735, entrambi di pregiatissima lavorazione.

Impreziosiscono il patrimonio cappuccino alcuni paramenti liturgici in seta con ricami in filo d'oro che si distinguono per la perizia tecnica della loro manifattura e la preziosità dell'ornamentazione.
In paupertate splendor - copertina
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