Nico Como
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Cultura

"Te lo dice papà", Nico Como racconta il calcio fra storia e passione. Intervista

In un libro evoluzione ed involuzione del calcio locale e nazionale, un dono paterno e un omaggio all'amore di una vita: lo sport

Se dovessi pensare a qualcuno in grado di istruire anche un neofita sul calcio e sulla storia del calcio locale, prima ancora di varcare i confini territoriali, la scelta cadrebbe senza ombra di dubbio su Nico Como, punto di riferimento per lo sport e per la storia calcistica nella nostra città di Corato.

Giornalista, presidente della polisportiva San Gerardo e presidente regionale della L.I.S. La Lega Imprese Sportive, di cui è uno dei 5 referenti Puglia, Nico Como ha dalla sua quella carta vincente che lo rende quanto di più simile ad una enciclopedia vivente dello sport locale: la passione.

Classe 1965, lo sport fa parte della sua vita sin da bambino, quando seguiva papà Luigi, Presidente di una polisportiva. Ha praticato calcio, a livello agonistico, ciclismo e tennis, fino ad arrivare a coniugare sport e giornalismo diventando corrispondente a soli 14 anni. Innegabile la sua conoscenza del settore e l'attenzione che ripone nella gestione della sua Polisportiva e nei rapporti con i tanti ragazzi che vede crescere e maturare ogni giorno e di cui si sente anche un po' papà. È anche a loro che Nico Como dedica il libro "Te lo dice papà. Mio figlio è un campione", (FOS Edizioni) che traccia la storia dell'evoluzione e dell'involuzione del calcio a partire dagli anni '70.

Cos'è "Te lo dice papà"?

È un libro che analizza le contrapposizioni di due epoche e generazioni agli antipodi, viste con l'occhio sia da ex bambino, che da papà putativo di tanti ragazzi, ma anche di uomo vissuto di sport. Le prime, riferentesi fino agli anni '70, in cui i genitori si opponevano al sacrosanto diritto dei bambini al gioco, divertimento e sport; le seconde, in cui padri, a volte frustrati, sono locomotiva di una voglia pigra, non sempre spontanea, di sport, talvolta invadente e deleteria per i propri figli, ritenuti campioni, spesso con il prosciutto agli occhi.

Il libro ripercorre le tappe del passaggio dalla strada alle scuole calcio, con pregi e limiti; i tanti atteggiamenti distorti di genitori, dirigenti, tecnici; lo sfrenato transito da un calcio romantico e passionale ad uno basato sull'estetica ed altamente legato a interessi finanziari. Una analisi che evidenzia anche la nuova pietra miliare data dalla legge Bosman, e le sue conseguenze a cascata su tutto il calcio, compreso dilettantistico e giovanile, la nuova valenza di quest'ultimo nel panorama nazionale, l'evoluzione o involuzione di entrambi, pro e contro delle nuove regole (vedi Under). Per poi arrivare all'Italia dei flop, le beghe di palazzo e di tentativi di riforma, le criticità che il calcio moderno produce e tanti, tanti numeri.

"Te lo dice papà. Mio figlio è un campione", perchè questo titolo?

Sono diverse le accezioni di lettura del titolo. Innanzitutto, si riferisce al fatto che, attualmente, per molti genitori i propri figli sono dei campioni, ne sono fermamente convinti anche se in realtà così non è, e a volte questi genitori celano una frustrazione personale riflettendo sui propri figli ciò che avrebbero voluto fare loro.

"Te lo dice papà" è una dedica a mio padre che, da ragazzo, quando sognavo di diventare come il mio idolo Paolo Rossi, ha avuto la schiettezza di dirmi che giocare non fosse il mio forte. Sono in questo ambiente da quando avevo 3 anni e forse giocare è stata davvero l'unica cosa che non sapevo fare bene. È stata dura ma è servita e credo che i genitori debbano fare anche questo, dire ai propri figli cosa non fa per loro. "

Te lo dice papà" perchè io mi sento in parte un padre putativo di tanti ragazzi, una guida che dà loro consigli e indicazioni, ed in particolare dedico questo libro a tre ragazzi che purtroppo non sono più con noi: Mauro Bucci, scomparso in un incidente stradale; Felice Cialdella, portato via dalla malattia; Alessandro Lauciello, barbaramente ucciso con la carovana del suo circo in Marocco.


Lo hai detto e lo scrivi anche nel tuo libro: "Mio padre mi ha trasferito questa grande passione, sviscerata poi in più sfaccettature (da mini calciatore ad arbitro, giornalista, dirigente, piccolo imprenditore sportivo), ma sempre con una vena poetica e romantica". Il libro è una dedica e un ringraziamento a lui, per averti detto con chiarezza e crudezza, al momento opportuno, che il calcio giocato non fosse per te. Qual è la linea guida più importante che ti lascia tuo padre e qual è quella che trasmetti ai tuoi ragazzi e a chi legge questo libro?

Ho intrapreso questa attività per passione, poi è diventata il mio lavoro. Come mio padre, anche io ho investito molto prima ancora di guadagnare, e continuo a mantenere questa visione un po' poetica piuttosto che imprenditoriale del calcio, in controtendenza con quello che è diventato oggi questo settore, così eccessivamente basato sull'aspetto finanziario. Da mio padre, ciò che ho ereditato è la passione e ai ragazzi io oggi dico "fate qualsiasi cosa vogliate e praticate lo sport che preferite, ma fatelo con passione".

La tua è una accurata riflessione anche sull'incidenza del football nella società, l'esigenza di una rivoluzione culturale ma anche una analisi sul calcio ai tempi del Covid. Com'è stato quest'ultimo periodo segnato dalla pandemia per il mondo dello sport e quali le prospettive per rialzarsi e tornare alla normalità?

È stato un periodo certamente tragico. Dal punto di vista imprenditoriale e associativo, indubbie sono state le perdite per via delle spese affrontate senza introiti e potrei dire che ci vorranno due anni per recuperare. Il Covid-19 ha bloccato un intero meccanismo che ha pagato per l'esser stato considerato a rischio diffusione di contagio.

Mi sono battuto moltissimo per la ripartenza, per far sentire la nostra voce, per esporre la realtà del nostro settore e l'ho fatto ancor prima che come presidente LIS o di Polisportiva, come uomo la cui vita è lo sport. Ho illustrato la situazione al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, all'assessore regionale Pier Luigi Lopalco e al Ministro Spadafora, da cui ho ricevuto risposte dirette e il concretizzarsi, poi, del protocollo per la ripartenza dello sport dal 25 giugno. Siamo ripartiti e, grazie a Dio, lo abbiamo fatto alla grande.

Anche dal punto di vista dell'utenza c'era una grande voglia di ripartenza, il che ha rappresentato un beneficio da entrambe le parti ma io penso che i più giovani faranno maggiormente le spese di quest'ultimo difficile periodo. Ritengo ci siano state conseguenze di carattere psicologico sui bambini a cui è venuto meno non solo lo sport di per sé ma lo svago, la disciplina, la socialità, la possibilità di affermare se stessi e le loro passioni. Questa generazione, soprattutto la fascia che va dagli 8 ai 14 anni che sono quelle già consapevoli, credo si porterà dietro anche successivamente delle ripercussioni psicologiche.


Presentato ufficialmente ieri sera presso la Polisportiva San Gerardo, la sua casa, quello di Nico Como è un libro che, attraverso una lettura scorrevole ed avvincente, ripercorre decenni di sport attraverso storie di vita ed aneddoti, consentendo al lettore di conoscere le varie sfaccettature dello sport e del calcio in particolare, quelle della passione, dei sacrifici, delle sfide e a volte anche delle rinunce.

Ho avuto l'onore di leggerlo e di farmi guidare dal suo sguardo attento, scrupoloso, analitico ma anche paterno. Nico Como, in punta di una penna esperta ed articolata, presenta l'essenza del vero essere campione e di quello sport sano e gratificante che ancora oggi può essere possibile, malgrado evoluzioni ed involuzioni, purchè non si spenga mai la passione.
4 fotoNico Como - Presentazione libro "Te lo dice papà"
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