
Cronaca
Corato, dove il vandalismo è uno sport e il Teatro fa da stadio
Dove la cultura si frantuma… insieme ai finestrini
Corato - lunedì 20 ottobre 2025
8.44
Corato, città d'arte, cultura e… vetri infranti. Sì, perché davanti al Teatro Comunale, dove un tempo si celebrava la bellezza della scena, oggi si consuma un altro tipo di spettacolo: quello dei giovani che, armati di pali stradali, sfondano i finestrini delle auto in sosta. Non per rabbia, non per protesta. Per gioco. Perché, si sa, l'adrenalina non si compra, ma si può trovare facilmente tra un cartello divelto e un parabrezza distrutto.
Il copione è semplice: si prende il palo che dovrebbe chiudere l'accesso alla strada (quello che, ironia della sorte, dovrebbe proteggere), lo si brandisce come una lancia olimpica e… si mira al vetro. Applausi. Risate. E magari video su Instagram. E poi via, verso la prossima auto, come in una caccia al tesoro urbana dove il premio è l'eco del vetro che si frantuma.
La domanda sorge spontanea: perché? La risposta è disarmante nella sua semplicità: "Per gioco". Un passatempo come un altro, come le figurine, il calcetto, o il karaoke. Solo che qui il microfono è un palo di ferro e il pubblico è composto da automobilisti increduli e assicuratori disperati.
E va tutto bene. Nessuno si indigna, nessuno interviene. Il Teatro osserva, muto, come un vecchio attore costretto a recitare in una tragedia che non ha scritto. Le auto si parcheggiano con la stessa fiducia con cui si lasciano le chiavi a uno sconosciuto. E i pali? Lì, pronti, come strumenti di una sinfonia urbana stonata.
Ironia a parte, questo "gioco" ha un nome: vandalismo. E come ogni atto vandalico, lascia dietro di sé non solo vetri rotti, ma anche una crepa nel senso civico, nella fiducia reciproca, nella convivenza. Corato merita di meglio. I suoi giovani anche.
Forse è tempo di riscrivere il copione. Magari con una scena in cui il Teatro torna a essere luogo di cultura, e non di distruzione. Dove i pali servono a proteggere, non a colpire. Dove il "gioco" è quello della creatività, non della devastazione.
Il copione è semplice: si prende il palo che dovrebbe chiudere l'accesso alla strada (quello che, ironia della sorte, dovrebbe proteggere), lo si brandisce come una lancia olimpica e… si mira al vetro. Applausi. Risate. E magari video su Instagram. E poi via, verso la prossima auto, come in una caccia al tesoro urbana dove il premio è l'eco del vetro che si frantuma.
La domanda sorge spontanea: perché? La risposta è disarmante nella sua semplicità: "Per gioco". Un passatempo come un altro, come le figurine, il calcetto, o il karaoke. Solo che qui il microfono è un palo di ferro e il pubblico è composto da automobilisti increduli e assicuratori disperati.
E va tutto bene. Nessuno si indigna, nessuno interviene. Il Teatro osserva, muto, come un vecchio attore costretto a recitare in una tragedia che non ha scritto. Le auto si parcheggiano con la stessa fiducia con cui si lasciano le chiavi a uno sconosciuto. E i pali? Lì, pronti, come strumenti di una sinfonia urbana stonata.
Ironia a parte, questo "gioco" ha un nome: vandalismo. E come ogni atto vandalico, lascia dietro di sé non solo vetri rotti, ma anche una crepa nel senso civico, nella fiducia reciproca, nella convivenza. Corato merita di meglio. I suoi giovani anche.
Forse è tempo di riscrivere il copione. Magari con una scena in cui il Teatro torna a essere luogo di cultura, e non di distruzione. Dove i pali servono a proteggere, non a colpire. Dove il "gioco" è quello della creatività, non della devastazione.


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