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Cronaca

La criminalità organizzata si affaccia a Corato, lo rileva la DIA

A dirlo l'Antimafia nella consueta relazione semestrale relativa al primo semestre 2020

A Corato «si rileva la presenza di gruppi criminali riconducibili agli alleati clan Capriati e Mercante-Diomede», dediti principalmente al traffico di sostanze stupefacenti, alle estorsioni ed al gioco d'azzardo. Ecco la foto della Direzione Investigativa Antimafia relativa al primo semestre 2020, in piena pandemia.

«In provincia di Bari - si legge sul dossier - la stretta contiguità territoriale e la comunanza d'interessi con le grandi consorterie mafiose del capoluogo continuano a caratterizzare le vicende criminali dei gruppi operanti in provincia, dove il controllo, a cura delle maggiori strutture mafiose del capoluogo, si esercita attraverso fidati referenti e riti di affiliazione: i clan dimostrano una forte propensione a rigenerarsi continuamente nonostante l'incessante azione repressiva dello Stato».

L'Antimafia, nei territori a nord del capoluogo, fra cui anche Corato, «rileva la presenza di gruppi criminali riconducibili agli alleati clan Capriati e Mercante-Diomede, proiettati anche nelle aree a sud di Bari», particolarmente attivi nelle estorsioni e nel traffico di sostanze stupefacenti, così come nel gioco d'azzardo, e con diverse aree di influenza sia a Bari, sia nell'immediato hinterland: non solo Corato, ma anche Molfetta, Giovinazzo, Terlizzi, Triggiano, Ruvo e Palo del Colle.

A fattor comune, come ampiamente illustrato nella relazione, «i traffici di droga - è scritto a pagina 262 - continuano a costituire la principale fonte di introiti per i clan della provincia (molteplici, anche a Ruvo, sono stati i sequestri di stupefacenti e gli arresti per detenzione ai fini di spaccio, nda) nel cui ambito dimostrano particolare spregiudicatezza ed efferatezza. Nel contesto diverse sono le modalità operative che confermano la capacità dei clan di conseguire i propri scopi».

Il territorio della terra di Bari, e quindi anche Corato, continua a essere interessato da «rapine riconducibili tanto a eventi isolati quanto a un vero e proprio metodo di approvvigionamento di liquidità ben collaudato - si legge a pagina 262 -. Tuttavia, in un momento storico connotato dall'emergenza pandemica, che ha visto la chiusura quasi totale di tutte le attività commerciali, il fenomeno ha subito una rilevante flessione come accaduto anche per gli altri reati predatori».

E infatti, «da una siffatta situazione - continua l'Antimafia - è emersa la tendenza della locale criminalità a fronteggiare le criticità del periodo storico indirizzando la propria azione prevalentemente nei confronti dei settori esclusi dal lockdown, in particolare quello della filiera agroalimentare, compresa la distribuzione ed il trasporto». E nel futuro non è possibile escludere che la criminalità possa temporaneamente cercare di valorizzare maggiormente anche altre aree d'interesse.

«Settori - si legge ancora a pagina 255 - non rientranti nelle sue mire espansionistiche prioritarie, come quello dei furti e delle rapine in danno di autotrasportatori per lo più di generi alimentari, soprattutto nelle zone periferiche dell'hinterland a nord del capoluogo, lungo le arterie di comunicazione principalmente percorse da tali veicoli». E il riferimento, fra le zone a nord, è proprio alle strade di comunicazione principalmente percorse da tali mezzi, fra cui la strada provinciale 231.

Per concludere in tema di direttrici illecite, nel semestre a Bari e in provincia «si è continuato - è scritto a pagina 256 - a rilevare una considerevole disponibilità di armi, così come dimostrato dai numerosi sequestri eseguiti a carico di affiliati ai clan ma anche di incensurati». Insomma, un quadro non del tutto positivo.
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