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«La mafia si può sconfiggere»: Giovanni Impastato racconta la storia del fratello Peppino

La testimonianza di Giovanni Impastato a Corato

Nato a Cinisi, in provincia di Palermo, in una famiglia legata a Cosa Nostra, Peppino Impastato prese subito le distanze attraverso una militanza politico-culturale che lo condusse alla morte il 9 maggio 1978. La sua storia continua ad essere trasmessa da chi lo ha conosciuto attraverso i racconti e da chi la sua storia l'ha vissuta in prima persona, come il fratello Giovanni.

Ospite a Corato, ieri 11 marzo, Giovanni ha portato la sua testimonianza diretta a un pubblico che si è lasciato travolgere dalle sue parole e dai suoi racconti.

Organizzato dalla libreria "Olivieri - I piccoli Chi" con il patrocinio morale del Comune di Corato, nell'auditorium del liceo artistico "Federico II – Stupor Mundi", e moderato da Giuseppe Cantatore, l'incontro ha accolto i saluti del sindaco, dell'assessore Felice Addario, di Claudia Leo, referente locale dell'associazione "Libera contro le mafie - Sezione Vincenzo Grasso" e di Savino Lastella della sezione ANPI di Corato.

Il racconto intimo, personale e confidenziale di Giovanni ha abbracciato l'intera vita di Peppino, dalla nascita, all'impegno, all'uccisione, richiamando alla memoria non l'eroe, ma la persona che si celava dietro il "personaggio".

La storia di Peppino è stata resa nota grazie al capolavoro cinematografico "I Cento passi" che, esattamente dopo 22 anni dal tragico evento, ha riportato in vita la sua figura, la sua storia, le sue ambizioni e la sua lotta gridata soprattutto attraverso radio Aut, la sua radio libera autofinanziata.

Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica in cui Peppino derideva mafiosi e politici: tra i tanti Gaetano Badalamenti, successore di suo zio Cesare Manzella come capomafia locale, che aveva un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell'Aeroporto di Palermo-Punta Raisi.

Quello di Peppino è stato il primo caso di lotta alla mafia attraverso l'ironia, lo sberleffo e che in due anni riuscì a svelare i movimenti mafiosi di quel territorio.
7 fotoGiovanni Impastato
Giovanni ImpastatoGiovanni ImpastatoGiovanni ImpastatoGiovanni ImpastatoGiovanni ImpastatoGiovanni ImpastatoGiovanni Impastato
Il coraggio di Peppino è stato raccolto anche da chi, dal 9 maggio 1978, si è ritrovato a fare i conti con la ricerca di una verità nascosta e affossata. Sulla sua morte, inizialmente si pensò alla volontà di compiere un attentato in cui, poi, lui stesso sarebbe rimasto ucciso. Successivamente si parlò di suicidio a causa di una lettera ritrovata in casa della zia che però non rivelava pensieri suicidi.

A queste ipotesi non cedettero Giovanni e la mamma Felicia che compresero sin da subito la matrice mafiosa del delitto, rompendo pubblicamente con la parentela mafiosa e adoperandosi per la ricerca della verità.

Una storia trasmessa e raccontata a gran voce. Ciò che però non sempre viene a galla è il profilo umano e quotidiano di Peppino: una grande passione per lo studio, una forte carica umana, sempre presente nelle battaglie sociali e amante del divertimento.

Ed è stato proprio questo che Giovanni ha raccontato. Ha messo in evidenza la storia del grande punto di riferimento che Peppino continua ad essere e la quotidianità della sua persona.

La testimonianza di Giovanni Impastato riporta alla memoria la figura di Peppino che, ancora oggi, continua ad ispirare intere generazioni per l'impegno civile, la partecipazione, la ricerca della verità e il coraggio.
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