Comitato per il sì. <span>Foto Anna Lops</span>
Comitato per il sì. Foto Anna Lops
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Referendum Giustizia 2026 e le ragioni del Sì

Ieri un incontro per discutere sulla nuova riforma costituzionale

A meno di due mesi dal referendum giustizia 2026 che chiamerà gli italiani alle urne il 22 e il 23 marzo per decidere sulla separazione delle carriere, si è tenuto a Corato un incontro per discutere le ragioni del sì: ieri 6 febbraio, presso la Biblioteca Comunale, il comitato per il sì ha presentato le proprie argomentazioni di fronte a una sala gremita e curiosa.

Presenti Francesco De Robertis, l'On. La Salandra Giandonato della Commissione Parlamentare Giustizia, l'Avv. Gagliardi Luca, Presidente Camera Penale di Trani, l'Avv. Tato' Filippo e l'On. Picaro Michele, europarlamentare.

La riforma agisce su diversi punti come la separazione delle carriere dei magistrati, secondo cui giudici e pubblici ministeri avrebbero percorsi professionali distinti sin dall'inizio, e la separazione di due Consigli Superiori della Magistratura, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica. A questi elementi si aggiunge il sorteggio al posto dell'elezione e l'istituzione di un'Alta Corte disciplinare per la valutazione di eventuali scorrettezze disciplinari dei magistrati.

Secondo i relatori questa riforma ha l'obiettivo di cambiare radicalmente il sistema giudiziario rendendolo imparziale e libero da qualsiasi tipo di condizionamento: la separazione delle carriere metterebbe il giudice in una posizione di effettivo distacco rispetto a chi viene giudicato, rendendo evidente l'equidistanza tra accusa e difesa e garantendo un confronto equo tra le parti. Il pubblico ministero avrebbe una formazione specifica per le indagini, il giudice subirebbe minori condizionamenti dalla pubblica accusa.
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Inoltre, con l'istituzione di un'Alta Corte disciplinare la responsabilità del magistrato verrebbe verificata più attentamente con maggiore professionalità e correttezza.

Altro punto discusso è quello del sorteggio che non abbandonerebbe tutto al caso, ma avverrebbe per un terzo utilizzando un elenco di avvocati e professori creato dal Parlamento in seduta comune, e per i due terzi da un elenco di magistrati di competenza e rettitudine verificate.

Attraverso questa riforma l'Italia si allineerebbe agli standard di altre democrazie europee e occidentali come quella francese, tedesca o americana. Infatti, in alcuni Paesi europei le carriere tra giudici e pubblici ministeri sono già separate e ciò non intacca la democraticità di quegli ordinamenti.

La riforma, dunque, non comprometterebbe l'equilibrio dei poteri ma conferirebbe piena attuazione all'articolo 111 della Costituzione sul giusto processo e sulla terzietà del giudice, mantenendo valido l'articolo 104 sull'autonomia e indipendenza della magistratura su qualsiasi altro potere.
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