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Editoriale

All'appello di Massimo risponde soltanto Fabrizio

Per la serie "In politica nulla è scontato"

L'ultimo capitolo sin ora scritto relativo alla crisi amministrativa, diventata nel frattempo una vera e propria saga dai contorni continuamente soggetti a deformazioni, si chiudeva con l'appello lanciato dal sindaco Massimo Mazzilli alle "persone di buona volontà" affinché rivedessero la loro posizione in merito alla mozione di sfiducia (firmata o da votarsi in consiglio comunale) che avrebbe interrotto prematuramente il percorso amministrativo dell'attuale primo cittadino.

Eravamo tuttavia certi che la soap opera non potesse terminare senza un colpo di scena ed il colpo di scena effettivamente c'è stato. Imprevisto, forse anche imprevedibile, giacché l'attore protagonista di questa nuova scena è un consigliere "insospettabile", silenzioso, tra l'altro addirittura tra i firmatari di quella mozione di sfiducia per la quale il sindaco stesso e le forze politiche a lui vicine avevano provato a trovare un toppa, attraverso la ricerca di un dialogo con gli oppositori non firmatari, Di Tria, Roselli e Caputo. Insomma: il protagonista di oggi è il consigliere "pentito" di opposizione Fabrizio Ventura che sinora aveva occupato le pagine dei giornali più spesso per le sue indiscutibili doti canore che per la sua azione politica.

Con una nota stampa Fabrizio Ventura, oltre che a dichiararsi indipendente dal gruppo politico cui faceva riferimento in consiglio comunale, ha fornito anche un'importante notizia della quale sinora, forse colpevolmente, non eravamo a conoscenza: anche tra i firmatari della mozione di sfiducia c'erano perplessità circa la mozione stessa. «Ho sempre avuto una posizione critica relativamente alla sfiducia, prediligendo degli accordi di programma (si badi bene, non alleanze) per realizzare e portare a termine punti ben precisi ed imprescindibili» ha scritto Ventura.

La domanda è d'obbligo: qualcuno ha forse costretto con la forza Fabrizio Ventura a firmare quell'atto di sfiducia? Se no, perché lo ha fatto?

Se non ci fosse stata la sua firma su quella mozione il sindaco Mazzilli avrebbe potuto amministrare serenamente la città e dedicare il tempo prezioso impiegato per la ricucitura di strappi e strappetti nello svolgimento delle sue funzioni. Di quella mozione non avrebbe parlato nessuno, non sarebbe stata affatto considerata. O forse non ci sarebbe mai stata. Avremmo parlato della seppur intensa dialettica politica in altri termini. Ci hanno insegnato che un tempo persino la stretta di mano era un impegno; poi, con la crisi dei valori di lealtà, gli impegni si sottoscrivevano mediante una firma, sigillo per eccellenza della "parola data". Oggi il consigliere Ventura ci insegna che anche per un atto politico firmato c'è il diritto di recesso.

Fuor di ironia, siamo certi che la scelta del consigliere Ventura di defilarsi dal suo storico gruppo e di affermare pubblicamente che «lasciare il paese nelle mani di un commissario prefettizio ad un anno circa dalla fine del mandato, sia una cosa sbagliata e deleteria per la Città» sia stata ponderata e sofferta e che il suo sia stato un atto di coraggio il quale avrebbe potuto essere sigillato da un atto di responsabilità politica: le dimissioni da consigliere comunale. L'operoso ravvedimento tuttavia non può essere letto come un atto di responsabilità, bensì marca, sottolinea ed evidenzia una precedente irresponsabilità nel sottoscrivere un documento talmente importante per la vita di una città di cinquantamila abitanti senza esserne fermamente convinto. Non ce ne voglia il consigliere Ventura se lo invitiamo ad essere più prudente, nel futuro, nell'apporre qualsiasi firma. Ci sono atti dai quali non si può più recedere.

Un capitolo a parte merita il valore politico della posizione del consigliere Ventura. Da quanto riusciamo ad apprendere mediante i social network, la clamorosa uscita dal Cantiere ha fatto infuriare e non poco i suoi (sino a stamattina) compagni di avventura, in particolare Renato Bucci e Valeria Mazzone. «La dignità,la libertà, l'orgoglio... noi lo pensavamo e lo dicevamo, forse tu lo dicevi e basta» scrive Valeria Mazzone rivolgendosi al collega e amico Ventura. Più amara la reazione di Renato Bucci che, commentando il comunicato stampa diffuso da Ventura scrive: «Difficile compendiare così tante falsità in così brevi righe. Prendo atto che tutto ha un prezzo, a volte anche basso. A noi resta il fallimento di un percorso condiviso. A lui, spero, almeno il ricordo di quei valori presi a calci nel sedere, e magari anche quello di chi per quei valori ha speso tanta energia, fino all'ultimo giorno».

Il ravvedimento di Ventura può forse salvare l'amministrazione di Massimo Mazzilli, ma di certo non ricuce la crisi amministrativa che, rimanendo inalterate le posizioni degli altri, non farebbe altro che trascinare sino a scadenza naturale l'amministrazione in carica.

Non si può negare che la maggioranza, così come uscita dalle urne, non c'è più: sino allo "scacco" del consigliere Ventura, il consiglieri Di Tria e Roselli avevano confermato la loro scelta di votare per la sfiducia di sindaco e giunta mentre il consigliere Caputo avrebbe optato per l'astensione. Vero è che, come Ventura insegna, neanche i documenti firmati sono vincolanti, ma è anche vero che l'inaffidabilità politica di chi cambia idea dalla sera alla mattina non fa bene alla gestione di una città importante qual è Corato. E su questo, siamo certi, il sindaco Mazzilli ha riflettuto.
Come siamo certi che Mazzilli abbia riflettuto sul fatto che all'appello da lui lanciato non ha risposto chi lo ha sostenuto nella sua elezione a sindaco, ma chi gli era avversario e, forse, continuerà ad esserlo.

Né è da tralasciare un altro aspetto: nella conferenza stampa nel corso della quale il sindaco ha dato notizia delle sue dimissioni, egli si è rivolto anche ai consiglieri di amministrazione delle aziende comunali invitandoli a dimettersi. Nessuno di loro lo ha fatto. Eppure tutti i consiglieri di amministrazione sono stati indicati e votati dai gruppi consiliari di maggioranza (eccezion fatta per i consiglieri del Movimento Schittulli, ancora sulla barca di Mazzilli all'epoca dell'attribuzione degli incarichi).

«Il sindaco ci deve dire chi sta con lui» disse Franco Caputo durante uno degli ultimi consigli comunali.

Domani, forse, Caputo riceverà la sua risposta. Ed anche la città.
  • Crisi amministrativa
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